Lavori Pubblici

La regolarità contributiva è un requisito per l'ammissione alle gare d'appalto

Luigi Caiazza

L'ultima sentenza del Consiglio di Stato sul Durc stabilisce che la correntezza contributiva va posseduta fin dalla presentazione della domanda ed esclude il ricorso al ravvedimento operoso che era stato invece ammesso dalla sezione V di Palazzo Spada.

Il Consiglio di Stato, torna sul Durc, e questa volta seguendo una linea del rigore. Con la sentenza n. 2580 depositata il 2 maggio scorso i giudici di Palazzo Spada respingono l'appello e confermano l'esclusione di una impresa dall'aggiudicazione dell'appalto a causa del Documento unico di regolarità contributiva (Durc) non regolare, confermando la sentenza del Tar Campania 976/2010.

Il fatto

La vicenda si fonda sull'accoglimento da parte di una Società di gestione del servizio idrico, della domanda di iscrizione nell'albo dei fornitori per la categoria di costruzione, manutenzione e pronto intervento, recante la «dichiarazione requisiti di carattere generale», datata 24 settembre 2008, con la quale il rappresentante di quest'ultima attestava di non trovarsi nelle condizioni di esclusione dalla partecipazione alle procedure di affidamento di appalti e di stipula dei relativi contratti previste dall'articolo 38, comma 1, lettere da a) a m-bis), del Dlgs 12 aprile 2006, n. 163 – Codice dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture – e al punto 6, lettera g), di «non aver reso nell'anno antecedente l'ultima pubblicazione sulla Guue dell'avviso di istituzione del Sistema di qualificazione degli imprenditori, fornitori e prestatori di servizi, false dichiarazioni in merito ai requisiti e alle condizioni rilevanti per la partecipazione alle procedure di gara e per l'affidamento dei subappalti, risultanti dai dati in possesso dell'Osservatorio dei contratti pubblici relativi ai lavori, servizi e forniture».
Con lettera di invito del 14 ottobre 2008, la società di gestione ha indetto una procedura negoziata per l'affidamento dei lavori di manutenzione, pronto intervento ecc., suddivisa in 15 lotti. La società ricorrente ha chiesto di essere ammessa per 13 lotti dichiarando «di non essere incorsa nelle cause di esclusione di cui al richiamato articolo 38 del Codice e, in particolare, di non aver reso, nell'anno antecedente la data di invio della lettera di invito, false dichiarazioni in merito ai requisiti e alle condizioni rilevanti per la partecipazione alle procedure di gara».
A seguito della verifica, da parte della società di gestione, presso il Casellario informatico delle imprese, era però emerso che a carico della Società in questione figurava l'annotazione in data 23 aprile 2008 dall'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, su segnalazione disposta dal Comune relativa al provvedimento di esclusione adottato nei confronti del ricorrente nell'ambito di una precedente, distinta gara di appalto.
Tale provvedimento era stato adottato dal Comune poiché, contrariamente a quanto dichiarato dall'impresa circa l'insussistenza di «violazioni gravi, definitivamente accertate, alle norme in materia di contributi previdenziali e assistenziali», era emerso che detta impresa non risultava in regola con i versamenti di contributi nei confronti della Cassa edile alla data dell'11 ottobre 2007, giusta Durc del 24 ottobre 2007 rilasciato dallo sportello unico.
Per tale motivo il Comune segnalava che «le autodichiarazioni rilasciate dall'impresa per la partecipazione alla gara erano state rese scientemente false e di aver presentato denuncia all'Autorità giudiziaria».
Da qui l'esclusione dell'impresa dalla procedura negoziata da parte della società di gestione a motivo di aver reso false dichiarazioni in merito ai requisiti e alle condizioni rilevanti per la partecipazione alle procedure di gara, che avrebbero dovuto sussistere nell'anno antecedente la data di invio della lettera di invito. Conseguiva altresì la cancellazione dall'albo dei propri fornitori e la segnalazione all'Autorità del provvedimento di esclusione per false dichiarazioni e, pertanto, in data 20 marzo 2009 veniva formalmente iscritta nel casellario informatico ai sensi del Dpr 25 gennaio, n. 34 (Regolamento recante l'istituzione del sistema di qualificazione per gli esecutori di lavori pubblici e, quindi, l'Osservatorio dei lavori pubblici).


Il Tar

La Società proponeva ricorso al Tar competente per chiedere l'annullamento della lettera del 10 novembre 2008 con la quale era stata esclusa dalla procedura negoziata e del provvedimento dell'11 novembre 2008 con cui la società di gestione ne aveva disposto la cancellazione dall'albo dei fornitori, nonché l'annotazione nel casellario informatico, con i conseguenti risarcimenti dei danni.
Il Tar dichiarava preliminarmente il ricorso inammissibile in quanto lo stesso non era stato notificato alle società controinteressate da identificarsi nelle imprese partecipanti alla gara risultate poi aggiudicatarie provvisorie dell'appalto, atteso che la decisione di esclusione dell'impresa ricorrente e quella di aggiudicazione provvisoria erano state adottate contestualmente per cui l'impresa ricorrente era a conoscenza della posizione delle altre imprese.
Nel merito, l'impugnazione del provvedimento veniva ritenuta infondata poiché a seguito della valutazione discrezionale della stazione appaltante sulla sussistenza di un'ipotesi di falsa dichiarazione, non vi è margine valutativo per la diversa amministrazione che, ai fini di una diversa gara di appalto, apprende dalla consultazione del casellario della annotazione della falsa dichiarazione, dovendo pertanto disporre l'esclusione dalla procedura ai sensi dell'articolo 38, comma 1, lettera h), del Dlgs 163/2006. Né è stato ritenuto avesse fondamento la deduzione della ricorrente per cui la società di gestione avrebbe dovuto accertare presso la precedente stazione appaltante circa l'effettiva sussistenza delle asserite violazioni in materia contributiva, poiché il citato articolo 38 prescrive che la stazione appaltante deve limitarsi alla presa d'atto di quanto risultante al casellario informatico. È vero infatti, secondo il Tar che la funzione di quest'ultimo sarebbe vanificata se ciascuna stazione appaltante dovesse sindacare le valutazioni svolte da altra amministrazione.
Infine in merito alla decorrenza della sospensione, il Tar ha ritenuto che l'anno di sospensione (adottato ai sensi dell'articolo 48, comma 1, del Dlgs 163/2006), si estende a ogni falsità comunicata all'Osservatorio, da parte delle stazioni appaltanti. Trattasi, da parte di queste ultime, di un obbligo che sussiste non soltanto in caso di difetto dei requisiti di ordine speciale in sede di controllo a campione, ma anche di riscontrato difetto dei requisiti di ordine generale.


Il Consiglio di Stato

Entrando nel merito e con riferimento al possesso dei requisiti ex articolo 38, comma 1, lettera h), la sentenza di appello ha ritenuto che la data da cui deve farsi decorrere il periodo di un anno, coincide con quella di iscrizione nel casellario delle notizie riguardanti le false dichiarazioni. Con ciò confermando la sentenza della sezione IV n. 3125 del 17 maggio 2010, secondo cui, detta esigenza di «certezza» viene sorretta dalla lettera della disposizione che, pur se in apparenza fa riferimento al mero fatto storico delle dichiarazioni mendaci, immediatamente precisa che «deve trattarsi in ogni caso di dichiarazioni risultanti dai dati in possesso dell'Osservatorio». Nella fattispecie è così risultato che all'atto della lettera di invito del 14 ottobre 2008, l'anno di interdizione non risultava trascorso, poiché l'annotazione del casellario e intervenuta il 23 aprile precedente.
In merito alla lamentata mancata verifica da parte della stazione appaltante, il Consiglio di Stato ha ritenuto che la funzione del casellario è quella di razionalizzare il sistema affinché le informazioni comunicate dalle singole stazioni appaltanti siano rese pubbliche per «consentire a tutte le stazioni appaltanti di avere conoscenza di tutti gli elementi necessari per il corretto esercizio delle procedure di affidamento, degli appalti e delle concessioni di servizi e forniture» di cui all'articolo 38. Al contrario, una continua revisione di tali informazioni, sarebbe in chiaro contrasto con la finalità del sistema.
La sentenza in esame ha altresì ritenuto che sono suscettibili di segnalazione e iscrizione nel casellario informatico non solo le false dichiarazioni relative al possesso di requisiti di carattere speciale, ma qualsivoglia falsa dichiarazione resa in gara, anche se relativa al possesso di carattere generale. Ciò lo si desume dalla lettera h) dell'articolo 38 il quale considera causa di esclusione la falsa dichiarazione sui requisiti e le condizioni rilevanti per la partecipazione alla gara senza limiti di oggetto e senza pertanto distinguere tra i requisiti generali e quelli speciali, nonché dall'articolo 27, comma 2, lettera t), del citato Dpr 34/2000 quando consente l'iscrizione di qualsivoglia danno rilevante, non escludente, pertanto, le false dichiarazioni sui requisiti di carattere, seppure non formalmente non contemplate.
In merito alla correntezza contributiva e fiscale, conformemente alla precedente sentenza n. 8215 del 27 dicembre 2004, della sezione IV, la sentenza in esame ha ritenuto che essa è richiesta come requisito non per la stipulazione del contratto, bensì per la partecipazione alla gara, con la conseguenza che l'impresa deve essere in regola con tali obblighi fin dalla presentazione della domanda e conservare la correttezza del rapporto per tutto lo svolgimento di essa restando irrilevante un eventuale adempimento tardivo dell'obbligazione, seppure ricondotto tardivamente.
Ritornando alla sentenza in esame, il Consiglio di Stato evidenzia anche che non è risultato che la società ricorrente avesse impugnato la precedente decisiva determinazione disposta a suo danno dal Comune, quale precedente stazione appaltante, né la relativa annotazione nel casellario del 23 aprile 2008, ma che i relativi motivi di impugnativa sono stati invece prospettati alla società di gestione non spettando però a quest'ultima doverli valutare.


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