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«Dal riciclo dell'asfalto 500 milioni di risparmio, ma in Italia non si può»

Mau.S.

L'associazione dei produttori di bitume chiede al ministero dell'Ambiente di semplificare le norme per incentivare il riuso del manto stradale usurato

Un risparmio di 500milioni all'anno equivalente in termini ambientali alle emissioni generate da 300mila autocarri o tre raffineria di medie dimensioni. È quanto si potrebbe ottenere imparando semplicemente a riutilizzare l'asfalto "fresato" dalle strade interessate da interventi di rifacimento della pavimentazione. Un'opportunità del tutto snobbata in Italia che non a caso si ritrova all'ultimo posto in Europa per capacità di riciclaggio del manto stradale.

I risultati emergono da condotta dal Siteb - l'Associazione italiana bitume e asfalto stradale - che ha elaborato e confrontato i dati nazionali relativi al riciclo delle pavimentazioni stradali con quelli dei principali paesi europei.
Lo studio sottolinea come l'Italia (un tempo il secondo mercato in Europa dietro alla Germania per le attività connesse alla realizzazione e manutenzione di strade) pur rendendo posizioni, resta ai primissimi posti per la produzione di conglomerato bituminoso con 22,3 milioni di tonnellate; la precedono solo Turchia (46,2 mln), Germania (41 mln) e Francia (35,4 mln). In compenso il nostro Paese è in coda (terz'ultimo posto) nella speciale classifica dei Paesi che riciclano maggiormente questo materiale seguito solo da Repubblica Ceca (18%) e Turchia (3%). A differenza di ciò che avviene in Paesi come Germania (90% di recupero), Francia (64%), Regno Unito (80%) e anche nel piccolo Belgio (61%), in Ungheria (90%), in Svizzera (48%) e nella Slovenia (26%), in Italia si recupera solo il 20% del fresato disponibile, con grave spreco di risorse economiche.

Questo materiale, oltre a possedere elevate caratteristiche tecniche e ad essere totalmente riutilizzabile nelle costruzioni stradali, possiede infatti un notevole valore economico. Secondo le stime del Siteb «il totale recupero del fresato d'asfalto (10 mln di tonnellate) prodotto annualmente genererebbe un risparmio economico di risorse pari a 500 milioni di euro (valore della sola materia prima sostituita, senza contare i costi dell'eventuale smaltimento in discarica), evitando la produzione di bitume di tre raffinerie di medie dimensioni e il depauperamento di alcuni milioni di metri cubi di terreno dalle cave di prestito sul territorio nazionale. Recuperare il fresato significa, infatti, ridurre le importazioni di petrolio e salvaguardare l'aspetto paesaggistico del territorio evitando l'apertura di cave».

Il Siteb sottolinea che «in Francia vige il "divieto" di portare in discarica il fresato d'asfalto, considerato "prodotto primario", da riutilizzare nel ciclo produttivo. La Germania, che ha perso quest'anno il primato europeo nella produzione di asfalto a vantaggio della Turchia, giudica il fresato d'asfalto (11,5 mln di tonnellate) come il miglior materiale costituente e lo recupera al 90%. In Olanda, Paese notoriamente povero di terra, sono attivi impianti che eliminano l'eventuale presenza di catrame nel materiale raccolto e consentono di recuperare totalmente l'inerte. In Inghilterra, Giappone e Stati Uniti gli studi di settore si concentrano sul numero di volte in cui si può riciclare il fresato».

In Italia invece questo prodotto viene giudicato «come un rifiuto speciale». Per questo, dice il direttore dell'associazione Stefano Ravaioli «chiediamo al Ministero dell'Ambiente di esprimersi con un decreto o con una circolare di chiarimento che semplifichi le cose e che ci riporti al livello degli altri Paesi europei».


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