Innovazione e Prodotti

Cementifici alimentati con combustibili secondari, Italia in ritardo: dai Css solo l'8% dell'energia

Mila Fiordalisi

Aitec e Unica: con i rifiuti impossibili da riciclare (ma non pericolosi) è possibile abbattere i costi di produzione di nuovi materiali, ma la filiera italiana è poco integrata - Il Minambiente corre ai ripari: al via i lavori del Comitato di vigilanza sui Css

Trasformare i combustibili solidi secondari (Css) – alias i rifiuti impossibili da riciclare ma non appartenenti alla categoria dei rifiuti pericolosi – in «energia» per alimentare i cementifici e gli impianti termoelettrici. Il tutto senza la necessità di realizzare impianti di trattamento ex novo – inceneritori o termovalorizzatori che siano – ma semplicemente sfruttando le strutture esistenti. È questa la sfida che l'Italia ha di fronte a seguito dell'entrata in vigore, il 29 marzo del 2013, del Dm 22/2013 che ha messo nero su bianco le tipologie di Css non annoverabili fra quelli «pericolosi» e pertanto utilizzabili (ai sensi del Codice ambientale) come combustibili alternativi a quelli fossili.
È sui cementifici che sono in particolare puntati i riflettori. Numerose le strutture nel nostro Paese che potrebbero abbattere, e non poco, i costi di energia per la produzione di nuovo materiale e quindi disporre di maggiori risorse da investire magari in attività di ricerca e innovazione o, in chiave anticrisi, per risanare i bilanci. Ma a un anno dall'entrata in vigore della nuova normativa poco o nulla si è fatto finora. Della questione si è dibattuto nei giorni scorsi a Roma in occasione di un convegno organizzato da Unica (Unione Italia Consulenti Ambientali) in collaborazione con Aitec (Associazione Italiana Tecnico Economica Cemento). La recente istituzione del Comitato di vigilanza e controllo sull´utilizzo del Css presso il Ministero dell'Ambiente - che proprio in questi giorni sta avviando i propri lavori – potrebbe imprimere una svolta.

«Il comitato gestirà tutte le situazioni per la vigilanza ed il controllo del Css e soprattutto dovrà gestire situazioni sul territorio che talvolta prendono strade non uniformi – ha spiegato Sebastiano Serra della Segreteria tecnica del Ministero dell'Ambiente -. Molto si dovrà fare per meglio informare nella standardizzazione dei metodi di monitoraggio e sulle procedure di controllo anche degli operatori a causa della forte disomogeneità del rifiuto». «Il comitato – ha aggiunto l'ingegner Daniele Gizzi, Environmental manager di Aitec – si occuperà anche a sottoporre eventuali proposte integrative della normativa».
La strada, per il momento, è ancora in salita: il nostro Paese è in forte ritardo rispetto al resto d'Europa. »In Italia solo l'8% dell'energia termica per la produzione di cemento deriva da Css», ha evidenziato Claudia Mensi di Fise Assoambiente. L'ostacolo maggiore sul cammino resta la mancanza di una conoscenza della materia nonché la scarsa integrazione fra tutti i soggetti della filiera. Eppure il Paese ha tutto da guadagnare. Numerosi i vantaggi: si va dalla valorizzazione del potenziale energetico di alcune tipologie di rifiuti attraverso un uso sostenibile alla riduzione del consumo delle risorse naturali e delle materie prime, dall'abbattimento delle emissioni di CO2 all'incremento dell'indice di sostituzioni verso il raggiungimento dei livelli europei. «Da non sottovalutare la sostenibilità economica – ha puntualizzato Stefano Petriglieri del Corepla -. A livello Paese ci sarebbe una riduzione della gestione dei rifiuti per le amministrazioni locali e riguardo alla filiera produttiva del Css si potrebbe remunerare l'attività di produzione dei Css stessi compreso il loro utilizzo negli impianti industriali».

Per favorire la formazione degli addetti ai lavori c'è il consorzio Ecocarbon di filiera per la valorizzazione del Css combustibile. «Lo scopo è quello di costruire un punto di incontro e confronto fra domanda e offerta, promuoverne lo sviluppo e l'impiego, creare tutte le condizioni per dar vita al mercato del Css Combustibile – ha spiegato il presidente Camillo Piazza -. Obiettivo è raggiungere le performance di recupero indicate dall'Unione europea: la politica dei rifiuti zero intesa come zero discariche».


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