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Riuso, a Brema il vetro hi-tech trasforma l'ex deposito in un museo per auto d'epoca

Monica Zerboni

Il progetto di riconversione firmato dallo studio tedesco Westphal Architekten ha sfruttato l'altezza dell'edificio per realizzare uffici e appartamenti

Situato nel bacino del fiume Weser, il porto commerciale di Brema, in Germania, è stato considerato per molti anni il più moderno d'Europa. Dopo la sua dismissione alla fine degli anni ottanta, un piano regolatore nel 2003 ha decretato la riconversione dei depositi di stoccaggio delle merci in strutture di servizio e unità abitative, oltre alla creazione di un corridoio di verde tra il porto e la città.
Tra le opere oggetto di riuso suscita particolare attenzione il deposito denominato «Schuppen Eins», una struttura di enormi proporzioni che due investitori privati hanno salvato dal degrado offrendo alla città un insolito polo di attrazione.
Dallo scorso novembre infatti l'edificio è stato trasformato in un museo e in un centro di esposizione e manutenzione di automobili oldtimer, al di sopra dei quali è stato creato un complesso di uffici ed appartamenti.
Punto di partenza per il progetto, firmato dallo studio Westphal Architekten di Brema, è stata la straordinaria monumentalità del vecchio capannone. Lungo quattrocento metri e largo cinquanta, esso è costituito da una massiccia piastra di cemento armato sulla quale una struttura reticolare in acciaio si eleva per nove metri.
Conformi a una filosofia progettuale che privilegia semplicità di forme e sobrietà di materiali,
i progettisti hanno realizzato un intervento conservativo e innovativo al tempo stesso. In esso la struttura preesistente risulta perfettamente leggibile sia longitudinalmente che verticalmente, pur arricchendosi di finalità contemporanee.

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Al piano terreno un ampio corridoio percorre l'edificio in tutta la sua lunghezza e lo taglia idealmente in due settori orientati rispettivamente verso il fiume e verso la città. Conservando in parte l'altezza originale dell'ex-deposito, la porzione interna ospita le sale del museo, i garage e le officine di riparazione delle automobili, oltre a una serie di uffici disposti al piano ammezzato.
Sul lato opposto del corridoio, con esposizione verso il fiume, si trova invece una fila di esercizi commerciali dedicati al tema della mobilità, alcuni bar e un ristorante.
Al di sopra dei locali del piano terra il secondo livello è stato parzialmente svuotato ed è oggi caratterizzato da due blocchi edilizi, uno di abitazioni e l'altro di uffici, raggiungibili attraverso due ascensori montacarichi. Essi risultano separati fra loro da un boulevard centrale che, percorribile in automobile, dà accesso ai garage di pertinenza agli appartamenti.
Nel progetto Westphal Architekten sembrano fare propria la lezione di Le Corbusier e, considerando il vetro come elemento architettonico e funzionale, lo utilizzano in tutte le sue possibili varianti.
Predomina la trasparenza a livello strada dove il vetro caratterizza i portali d'ingresso e scherma le facciate di bar e negozi aperti verso il fiume, mentre nella versione sabbiata esso definisce e disegna il percorso del corridoio centrale. Ancora il vetro, opaco e insonorizzato, delimita gli spazi di lavoro del mezzanino e pur consentendo il passaggio della luce, ne garantisce la privacy. Infine, in versione atermica, offre scenografiche visioni del paesaggio fluviale dalle finestre a tutta altezza dei loft al primo piano.


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