Innovazione e Prodotti

Il liceo-scultura con la facciata che ricorda un foglio di carta stropicciata

Mila Fiordalisi

Un edificio dei primi del Novecento è stato rinnovato in base a un progetto dall'architetto Willy Graf, che su una facciata cieca ha creato un suggestivo effetto tridimensionale

Facciate dall'effetto «tridimensionale». Lavorate a mo' di sculture per ottenere inediti effetti scenografici. È questo uno dei trend che sta prendendo piede nell'ambito dei progetti di nuova costruzione ma anche nell'ambito della riqualificazione.

La realizzazione di involucri che fanno da doppia pelle alle strutture esistenti sta diventando un must, vuoi per la velocità dei tempi di esecuzione rispetto alla demolizione e ricostruzione e vuoi anche per i risultati in termini di isolamento termico e acustico delle strutture esistenti e conseguentemente dell'impatto sulla bolletta energetica.

Per rendere più accattivanti i «cappotti» da un punto di vista estetico i progettisti si stanno orientando in direzione di pareti dall'elevata resa visiva, che fanno leva in particolare sulla tridimensionalità delle superfici frutto della lavorazione dei materiali oppure dell'effetto ottico che si viene a creare a seguito dell'impatto della luce solare sulle superfici stesse.

È ispirata a un foglio di carta stropicciato la facciata sud-est dello storico edificio – appena riportato a nuova vita – che ospita il liceo della cittadina austriaca di Kufstein. Progettata a inizio Novecento dall'architetto Willy Graf, e successivamente oggetto di un intervento di ampliamento e ristrutturazione nei primi anni Ottanta, la struttura è stata nuovamente «aggiornata».

L'intervento è stato affidato all'architetto Johannes Wiesflecker, vincitore nel 2009 del concorso indetto dall'amministrazione comunale per ampliare ulteriormente la superficie dell'edificio. E questa volta l'intervento, diversamente da quello effettuato negli anni Ottanta, è stato un'occasione per dare un tocco di contemporaneità all'intera struttura, nel rispetto però dei canoni architettonici tipici del ventesimo secolo che caratterizzano l'edificio preesistente con cui la nuova «ala» (che ospita circa la metà delle aule scolastiche) risulta pienamente integrata pur nella sua totale diversità iconica.

Vetro e calcestruzzo i materiali messi in campo dal progettista, per dare vita al corpo rettangolare dalle linee minimal che trova nella facciata «stropicciata» il suo elemento distintivo trasformando l'edificio in un'icona architettonica urbana. La parete, progettata in collaborazione con l'artista Karl-Heinz Klopf, si comporta come una doppia pelle: «avvolge» infatti la retrostante parete in vetro andando a creare una «scocca» protettiva dallo spessore di circa due metri e mezzo.
La speciale lavorazione della parete ha consentito anche di imprimere all'edificio un effetto di «leggerezza» nonostante l'ampio spessore della scocca. Il muro stropicciato fa inoltre da cornice alla zona di ingresso dove è stata realizzata un'ampia corte interna da cui si diramano le scalinate che conducono ai piani superiori.


© RIPRODUZIONE RISERVATA