Innovazione e Prodotti

Rapporto Aitec, il cemento punta a ridurre le emissioni

Giuseppe Latour

Dal 1990 a oggi le emissioni di anidride carbonica delle aziende produttrici sono scese del 38 per cento.

Emissioni in forte calo e richiesta di rendere il ciclo produttivo ancora più pulito, attraverso un uso massiccio dei combustibili prodotti da rifiuti non pericolosi, i cosiddetti "Css". Aitec, l'associazione che riunisce le aziende produttrici di cemento, ha presentato ieri a Roma il suo primo rapporto di sostenibilità. Un lavoro corposo che scandaglia passo dopo passo gli sforzi che il settore sta facendo per ridurre il suo impatto ambientale, climatico ed energetico. «La nostra immagine è ancora legata al modello produttivo degli anni Sessanta - spiega il vicepresidente di Aitec, Carlo Colaiacovo - ma adesso siamo completamente diversi».

Anche per questo l'associazione ha scelto, tra le prime in Italia, di dotarsi di un rapporto incentrato sulla sostenibilità: «Speriamo che questo esempio possa diffondersi per contagio anche agli altri settori», dice il presidente della commissione Cultura di Confindustria, Alessandro Laterza. D'altronde, come racconta il direttore per le Politiche industriali di viale dell'Astronomia, Andrea Bianchi «oltre alla riduzione del peso del fisco, al costo dell'energia, alle semplificazioni e all'individuazione di una chiara politica industriale, in prospettiva per le imprese è centrale anche il tema della sostenibilità».

I numeri del rapporto confermano l'esistenza di un processo di trasformazione in atto. Dal 1990 ad oggi le emissioni di anidride carbonica delle aziende produttrici di cemento sono scese del 38 per cento. Questo calo, per la verità, è dovuto in buona parte alla contrazione della produzione, ridotta nello stesso lasso temporale del 36 per cento. Diminuiscono con forza molto maggiore, però, le emissioni specifiche del settore. Guardando ai dati slegati dai livelli produttivi, dal 2009 al 2012 la diffusione di azoto è stata tagliata del 7%, quella di biossido di zolfo del 15%, mentre le polveri sono in calo del 10 per cento.

Sono numeri positivi che, però, potrebbero migliorare. Ancora Colaiacovo: «Con un maggiore utilizzo dei Css nelle cementerie potremmo abbattere le emissioni ma potremmo anche ridurre la bolletta energetica, che oggi è superiore del 30% rispetto ai nostri competitor europei». Il riutilizzo dei rifiuti non pericolosi è bloccato da due grandi ostacoli: l'opposizione di alcuni territori e la complessità delle procedure. Eppure, l'apertura del Governo è massima, come testimonia il sottosegretario all'Ambiente Marco Flavio Cirillo, che proprio oggi riferirà alla Camera sul tema: «I Css possono avere una doppia funzione dall'elevato valore sociale. Dare una mano all'ambiente e portare un notevole risparmio alle imprese». Al momento l'Italia è ancora indietro: solo il 10% dell'energia necessaria per produrre cemento viene da combustibili alternativi, tra cui i Css. La media europea si attesta al 30%.


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