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Fias: sbloccare il miliardo destinato ai lavori nelle aree dissestate

Ad un anno e mezzo dalla riapprovazione (i fondi erano stati già stanziati nel 2010) da parte del Cipe dei finanziamenti per oltre un miliardo di euro da destinare a circa un migliaio di interventi già programmati sull'intero territorio nazionale nelle aree dissestate e a rischio idrogeologico, la gran parte dei fondi e, in particolare quelli destinati alle regioni del centro-nord, non sono stati ancora messi a disposizione degli enti locali.
Gli eventi calamitosi che colpiscono tutte le regioni italiane rendono urgente e necessario lo sblocco di questi finanziamenti, che avrebbero un'immediata ricaduta positiva in termini occupazionali anche sulla filiera delle costruzioni, in un momento drammatico per tutto il comparto, alle prese con una crisi strutturale senza precedenti, come testimoniano i dati diffusi dall'Ance.

Per questa ragione la Fias, la Federazione italiana delle Associazione Specialistiche, a firma del presidente Poggio e dei vice Buzio e Guareschi, lo scorso 16 maggio ha scritto una lettera al Ministro dell'Ambiente Andrea Orlando, per chiedere l'intervento del titolare del dicastero per sbloccare le risorse ferme da alcuni anni, e bloccate dalla burocrazia ministeriale.
"Senza entrare nella valutazione economica e sociale che la mancata azione di prevenzione determina sui territori colpiti dai disastri naturali - afferma il presidente della Fias, Massimo Poggio - è assolutamente prioritario far decollare il programma di interventi fortemente voluto dal Ministero dell'Ambiente in coordinamento con le Regioni, le cui risorse destinate, dopo un indecoroso balletto di tagli e riassegnazioni, rimangono ancora inspiegabilmente inattivate.
L'accelerazione nella realizzazione degli interventi già previsti servirebbe da una parte a dare avvio ad un'azione di sistemazione programmata del territorio; dall'altra riporterebbe un po' di fiducia ad un intero comparto e ridurrebbe oltretutto massicciamente il ricorso alla cassa integrazione straordinaria che attualmente falcidia i conti dello Stato e non consente peraltro alle maestranze coinvolte una sopravvivenza dignitosa. Lo sblocco delle risorse ridarebbe impulso all'indotto dell'edilizia e ottimismo alla forza lavoro impiegata con risvolti positivi su consumi e gettito fiscale".

Va ricordato, inoltre, che nonostante le emergenze che si susseguono in Italia, in questo momento nessuna legge organica di governo del territorio vige sul territorio italiano, eppure dal solo 1996 al 2008 sono stati spesi 27 miliardi di euro per dissesto idrogeologico e terremoti.
6 milioni di italiani abitano nei 29.500 chilometri quadrati del territorio considerati ad elevato rischio idrogeologico e ben 1.260.000 sono gli edifici a rischio frane e alluvioni. Di questi sono 6000 le scuole e 531 gli ospedali.
"Ormai è evidente - conclude Poggio - come il costo di una mancata programmazione di finanziamenti di interventi di manutenzione coordinati e preventivi sull'intero territorio nazionale stia diventando insostenibile ed è gravissimo che, ogni qualvolta si parli di tagli alla spesa pubblica, si faccia riferimento prioritario a quelli per l'ambiente ben conoscendo invece tutte le situazioni di privilegio e spreco di risorsa pubblica annidate altrove".


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