Innovazione e Prodotti

La nuova generazione di mosaici sfrutta le tecnologie digitali sviluppate in Italia

Mila Fiordalisi

Da Mosaic Project e Pepe&Con - due start up made in Italy - le nuove proposte software per ampliare le possibilità di utilizzo dei materiali per l'architettura

Parla il linguaggio delle tecnologie digitali il mosaico di nuova generazione. E le novità in fatto di progettazione hi-tech sono made in Italy.
Due le start up che si sono date come mission la messa a punto di software e tecniche di «lavorazione» basate sull'uso degli strumenti digitali con l'obiettivo di ampliare le possibilità di utilizzo del mosaico e di spingerne l'«industrializzazione». Mosaic Project e Pepe&Con, titolare (quest'ultima) di Mosaico Digitale, le due realtà tricolori protagoniste del «new deal» del mosaico che esce dalle botteghe d'arte e diventa un «materiale» a servizio di architetti e designer e si presta a utilizzi di grande effetto scenico a partire dal rivestimento delle facciate degli edifici, ma anche di pareti interne e di grandi pavimentazioni.

«Il nostro primo contatto col mondo del mosaico risale al 2008 – spiega a "Progetti e Concorsi" l'ingegner Giuseppe Simone Aielli, fondatore di Mosaic Project ed esperto di informatica –. Produciamo software e tecnologie per il mondo del mosaico e diamo supporto e strumenti a chi produce mosaici per decorazione, per l'architettura e per le belle arti, restauro compreso. La nostra mission è quella di produrre strumenti innovativi per la progettazione, la visualizzazione e il processo produttivo del mosaico. E i nostri strumenti permettono di progettare e visualizzare i mosaici in tempi molto rapidi con grandi vantaggi sia per il chi crea il mosaico sia per il committente». Le tecnologie utilizzate consentono ad esempio di visualizzare a video in anteprima il mosaico finale, potendo quindi apportare modifiche prima del passaggio alla creazione effettiva. E soprattutto, consentono di scegliere il soggetto a piacimento, e persino di «imprimere» fotografie e immagini.
Sono le medie aziende produttrici di mosaici a rivolgersi a Mosaic Project, prevalentemente localizzate nel Nord Italia fa sapere l'azienda. E all'appello non mancano i piccoli laboratori. «Al momento abbiamo un numero esiguo di clienti. Ma ci sentiamo pronti per allargare gli orizzonti ed espanderci anche oltreconfine», annuncia Aielli. A Ravenna l'11 aprile scorso presso l'Accademia delle Belle Arti, sono stati illustrati i risultati del progetto Sosos che ha prodotto, in Emilia Romagna, il primo software specificamente creato per disegnare mosaici.

Si dedica all'arte del mosaico anche la pugliese Pepe&Con – dalle iniziali dei fondatori Salvatore Pepe e Mario Coniglio – che ha messo a punto Mosaico Digitale, una tecnica che permette di realizzare mosaici in resina di qualunque dimensione personalizzabili al 100%, partendo da un'immagine digitale scelta dal cliente ed elaborata da un proprietario. «L'immagine digitale di partenza viene scomposta per poi essere stampata su tessere in film di resina, della dimensione minima di 2x2 cm, che, come in un gigantesco puzzle, andranno a ricomporre l'immagine iniziale – spiega l'azienda –. Ogni tessera, con la porzione di immagine corrispondente, sarà poi numerata per permettere agli installatori di disporle nella posizione corretta, in maniera semplice e veloce». La scelta della resina non è casuale: «Si adatta perfettamente alla texture della parete di destinazione, agli angoli o alle curvature, su cui il mosaico tradizionale non potrebbe essere appoggiato», puntualizza l'azienda. La personalizzazione è spinta all'estremo: oltre all'immagine è infatti possibile scegliere forme e distanze e arricchire le tessere con elementi quali Swarovski, oro, caffè, pietre decorative, minerali.
Già numerose le referenze all'attivo, in particolare portate avanti insieme con lo studio di progettazione V+T - Gianni Veneziano e Luciana Di Virgilio. La soluzione Mosaico Digitale è stata usata ad esempio nell'ambito del progetto di restauro di un edificio storico del 1850 situato a ridosso del centro storico di Molfetta e del Resort Bufi, che ha portato a nuova vita anche in questo caso un antico palazzo nel centro storico della cittadina pugliese.


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