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Con il «bio-cemento» facciate vegetali che abbattono consumi ed emissioni di Co2

Mila Fiordalisi

La tecnologia sviluppata da ricercatori catalani permette di aumentare l'isolamento termico e acustico degli edifici e di realizzare soluzioni molto scenografiche

È a firma di un gruppo di ricercatori dello Structural Technology Group dell'Università Politècnica de Catalunya, guidati da Antonio Aguado, l'innovativo cemento «organico» per realizzare facciate «vegetali». Ideato per adattarsi al clima Mediterraneo, il bio-cemento non solo permette di creare pareti altamente scenografiche, ma è in grado di innalzare il livello di isolamento termico e acustico degli edifici aumentando notevolmente il comfort abitativo. Il tutto a fronte del beneficio ambientale, considerando che le pareti vegetali, assorbendo anidride carbonica, abbattono i livelli di Co2 in atmosfera.

Due le tipologie di soluzioni su cui stanno lavorando i ricercatori catalani: la prima è a base di cemento Portland, la seconda di fosfato di magnesio. Entrambe consentono di generare la crescita di organismi biologici, in particolare microalghe, muschi e licheni. Al momento sono in corso sperimentazioni per accelerare la crescita dei micro-organismi con l'obiettivo di ottenere facciate «verdi» in meno di un anno, «cangianti» in base alle variazioni stagionali. Già pronto il prototipo di un primo pannello. Tre gli strati che lo compongono: il primo, quello più interno, è totalmente waterproof (per evitare infiltrazioni di acqua e umidità); lo strato centrale - costituito dalla matrice biologica che permette la colonizzazione dei micro-organismi – è in grado di accumulare la quantità d'acqua necessaria a «nutrire» la parete vegetale e al contempo di espellere sostanze inquinanti; il terzo strato, quello di rivestimento esterno, è poroso e permette di drenare l'acqua all'interno e di trattenerla.

Il bio-cemento è inoltre in grado di «catturare» le radiazioni solari e di regolare in maniera naturale la temperatura interna degli edifici che si mantiene costante garantendo quindi il minimo ricorso a fonti di riscaldamento e raffrescamento artificiali, a beneficio della bolletta energetica. Oltre che per le nuove costruzioni il nuovo materiale è stato concepito per essere utilizzato anche in interventi di recupero strutturale per ottenere facciate architettoniche dall'elevato valore estetico e al contempo ottenere risultati importanti sul fronte dell'isolamento termo-acustico.
Il progetto, già in fase avanzata, sarà completato grazie al supporto dell'Università di Ghent (in Belgio) e della consulenza di Antonio Gómez Bolea della facoltà di biologia dell'Università di Barcellona, che sta portando avanti una serie di test e studi sulla «trasformazione» in chiave bio dei materiali da costruzione. L'azienda catalana Escofet 1886, produttrice di pannelli in cemento, ha già manifestato il proprio interesse nei confronti del cemento bio e sta lavorando con il team di ricerca per prepararsi alla commercializzazione di una prima linea di pannelli.


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