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La casa «green» si vende meglio, ma al centro delle grandi città l'efficienza conta poco

Maria Chiara Voci

Presentato il secondo rapporto sull'Efficienza Energetica 2011 sui risultati dell'Italia dopo l'applicazione dei principi sull'efficienza energetica

Mettere sul mercato case e alloggi efficienti che consumano meno incide sempre di più sul prezzo di vendita o di affitto. Ma la qualità energetica di un immobile ha un peso rilevante solo se si raggiunge una elevata classe di prestazione. I parametri "green" passano inoltre in secondo piano, rispetto ad altre caratteristiche, quando la costruzione è inserita nel centro storico di una grande città.

Lo spaccato, che mette in relazione il costo del mattone con l'impiego di tecniche costruttive o di tecnologie che lo rendono sostenibile, emerge da uno dei capitoli del 2° rapporto sull'Efficienza Energetica 2011 (clicca qui per scaricare tutto il rapporto) : lo studio - che più in generale esamina gli obiettivi raggiunti dal nostro Paese alla data del 2011 con l'applicazione del piano di azione per l'efficienza energetica - è stato presentato questa mattina (23 gennaio 2013), al ministero dello Sviluppo economico, dall'Enea, che ricopre anche le funzioni di Agenzia nazionale per l'efficienza energetica.

La risposta del mercato immobiliare. Nello specifico, il sondaggio sul ruolo del miglioramento energetico nel real estate è stato condotto in collaborazione con Assoimmobiliare e I-com (Istituto per la competitività), attraverso un sondaggio con questionario effettuato fra i principali fondi attivi nel settore in Italia. «Gli operatori economici – scrive l'Enea – ritengono l'efficienza energetica, oggi, uno strumento rilevante per la valorizzazione del portafoglio immobiliare. Anche se non mancano le criticità. Prima fra tutte quella relativa al finanziamento degli interventi, che per la maggior parte dei casi avviene grazie al ricorso di risorse proprie anziché il sistema del credito, che tuttavia rappresenta l'unico possibile canale per uno sviluppo vigoroso del settore».

Un dato che spicca, inoltre, è l'assenza di un ruolo di primo piano per le Esco, che invece dovrebbero essere un punto di riferimento nel fornire servizi di efficienza energetica chiavi in mano alle imprese immobiliari. Per quanto riguarda, poi, il maggiore investimento per assicurarsi una casa efficiente e il risparmio che si ottiene successivamente sulle bollette, il confronto risulta davvero vantaggioso per il consumatore solo quanto le prestazioni dell'immobile sono performanti (in grado di raggiungere una classe energetica elevata). Un peso che, peraltro, è più rilevante in provincia e nelle città medio-piccole ovvero nelle zone di periferia di una grande metropoli rispetto al centro.

Fra le questioni aperte, gli esperti mettono in luce come sia necessario, innanzitutto, studiare un sistema per rendere visibili agli acquirenti le caratteristiche energetiche di un immobile, più semplice e immediato rispetto a quello oggi in uso, che si rifà all'etichettatura in uso per gli elettrodomestici. «Inoltre – conclude il rapporto – sarebbe utile introdurre, ad esempio, forme di finanziamento per il retrofit degli edifici esistenti che tengano conto sia dell'aumento di valore dell'immobile in conseguenza della riqualificazione di sostenibilità, sia della aumentata capacità di spesa da parte dei proprietari per la diminuzione del peso della bolletta energetica». In ultimo, suggerisce ancora il Rapporto, «sarebbe di stimolo per il settore legare la rendita catastale al miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici».

Lo studio dell'Enea. L'applicazione delle misure previste dal Paee 2011 (Piano d'Azione per l'Efficienza Energetica) ha consentito, secondo l'Enea, nel corso del 2011, un risparmio complessivo di 57.595 GWh/anno, con un incremento del 17,1% rispetto al 2010. Un risparmio che si basa su diversi fattori: il clima più mite, la crisi economica che frena i consumi smodati e, anche, un cambio progressivo di mentalità con una maggiore attenzione a politiche e comportamenti "verdi".

«Si tratta - spiega Giovanni Lelli, commissario dell'Ente energetico - di risultati che hanno una significativa ricaduta per l'economia italiana e che costituiscono dei progressi effettivi in un processo di riconversione orientato alla green economy».

I risultati migliori si sono ottenuti sul fronte dei passi avanti effettuati nell'edilizia residenziale e nell'industria. In particolare, il consumo energetico delle case, nonostante un trend in crescita compensato però dal passaggio al gas naturale in sostituzione di altre fonti, è diminuito dell'8,3% nel 2010 rispetto al 2000. Anche se la situazione è, in generale, migliorata – conclude però l'agenzia nazionale – la variazione è inferiore al corrispondente valore della media Ue, che sfiora il -15,5%, e delle riduzioni ottenute da Germania, Francia e Regno Unito. L'elevato costo delle ristrutturazioni dell'esistente, unito a una scarsa consapevolezza degli abitanti sui potenziali risparmi e alle difficoltà di accesso al credito ci allontanano, infatti, ancora dallo standard di Stati più evoluti. Come dire: la strada da percorrere è ancora tutta in salita.


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