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Movimento terra, macchine a -38%. Assobeton: «Calcestruzzo, settore al tracollo».

Alessia Tripodi

Il 2012 sempre più nero per le costruzioni: secondo i dati Ascomac e Assobeton crollano le vendite di macchine per il movimento terra (-38%) e gli ordini per il calcestruzzo prefabbricato (-43%)

Costruzioni, la crisi morde ancora: dall'inizio del 2012 i settori più colpiti sono quelli delle macchine per il movimento terra e del calcestruzzo prefabbricato, che hanno subìto perdite fino a oltre il 40 per cento. Il preoccupante quadro è disegnato dalle recenti rilevazioni di Ascomac Cantiermacchine - associazione aderente a Confcommercio e a Federcostruzioni che rappresenta le aziende di importazione e distribuzione di macchine da cantiere - e da Assobeton, sigla aderente a Confindustria che raccoglie i produttori italiani di manufatti cementizi.

Movimento terra, perdite fino al 75 per cento. Nel secondo trimestre 2012 il mercato delle macchine per il movimento terra registra un ulteriore calo delle vendite. Secondo i dati di Ascomac Cantiermacchine, l'andamento del secondo trimestre dell'anno risulta peggiore del primo: nei primi sei mesi del 2012, infatti, si registra mediamente una contrazione delle vendite di macchine movimento terra pari a circa il 38% nel segmento «tradizionale», mentre il calo è del 30% per quanto riguarda il mercato delle macchine compatte (1° semestre 2012 vs 1° semestre 2011). (vedi tabella ). A questo bisogna aggiungere il trend negativo che ha colpito il comparto dal 2007 al 2011 registrando una contrazione complessiva della domanda di questi macchinari nell'ordine del 75%.
Alla luce di questo trend negativo, secondo l'associazione, è molto difficile prevedere una rapida inversione di tendenza a breve termine nel mercato interno e occorre riattivare e qualificare la domanda interna. In questo senso «Sono essenziali - afferma il presidente di Ascomac Cantiermacchine, Marco Bersellini - il pagamento dei debiti da parte delle amministrazioni pubbliche in tempi certi, consentendo così alle Imprese di reperire le risorse necessarie per il loro sviluppo e la loro sostenibilità; il qualificare gli investimenti nella sicurezza del territorio e nel riassesto idrogeologico, azione questa che, nel rispetto delle risorse disponibili, può rappresentare da subito una importante leva per la riattivazione della domanda».

«In base ai numeri che ormai si susseguono negativi da quattro anni, si rischia che la crisi divenga strutturale per un settore che rappresenta il motore di sviluppo per tutto il comparto delle costruzioni» ha dichiarato la presidente di Ascomac Elisa Cesaretti, aggiungendo che "un patrimonio delle nostre imprese costituito da innovazione tecnologica, alta efficienza, formazione, professionalità degli operatori che, in assenza di liquidità ed in presenza di burocrazia e extra costi, rischia di non trovare più collocazione nel mercato interno, ormai fermo da tanto se non troppo tempo».
Le Aziende associate a Cantiermacchine rappresentano oltre il 60% del mercato delle macchine movimento terra e da cantiere vendute in Italia.

Calcestruzzo «al tracollo». «Il comparto della prefabbricazione registra numero drammatici, che stanno cambiando in modo strutturale l'offerta produttiva nazionale». È l'allarme lanciato da Assobeton: se a fine anno la perdita in valore del mercato della prefabbricazione era giunta ad un -47% sul 2008, il primo trimestre 2012 - dice l'associazione - ha segnato un ulteriore crollo dei fatturati del 19% e, un ben più consistente e preoccupante crollo degli ordini acquisiti, 43 per cento. «Siamo in una situazione incredibilmente drammatica -spiega Renzo Bullo, presidente di Assobeton- in cui le nostre imprese versano in uno stato di profonda agonia. Non abbiamo mai assistito a nulla del genere in oltre 56 anni di vita della nostra Associazione. Registriamo un calo verticale del volume d'affari, anche per la situazione del ritardo degli incassi, da clienti pubblici o privati, che impedisce a chiunque di lavorare quando ci sono commesse da portare a termine».

Secondo i dati, Assobeton ha perso in due anni il 30% degli associati (80 imprese su 240) per fallimenti, concordati o chiusure spontanee, una «catena perversa» che si inserisce nel quadro delle 27.000 imprese di costruzione anch'esse gia' scomparse insieme a 500.000 posti di lavoro ad esse correlati. Ma le preoccupazioni per il futuro, aggiunge Bullo, »non si fermano qui visto che stiamo assistendo ad incredibili comportamenti delle Amministrazioni Locali che si dimostrano anch'esse, come il Governo centrale, estranee ed indifferenti all'importanza, per l'Italia, del settore manifatturiero».
Recentemente alcuni associati, rileva il presidente «mi hanno presentato un paio di casi in cui, a fronte della necessità di ampliamento di un edificio industriale esistente, esempi di questo genere dovrebbero suscitare il plauso dell'intera collettività, il cui valore di costruzione ammonta a circa 180.000 euro, un'Amministrazione locale del Nord Italia ha chiesto oneri di urbanizzazione primari e secondari di quasi 85.000 euro. Un importo spropositato ed irrazionale anche in considerazione del fatto che l'area e' gia' industrializzata e servita».


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