Innovazione e Prodotti

Cemento, produzione in calo del 40% in sei anni

Dall'architetto Pier Paolo Maggiora i casi delle smart city. In Cina la «città del terzo millennio»

Rilancio delle infrastrutture, riqualificazione edilizia, città intelligenti ed efficienza energetica: è questa la ricetta contro la crisi, sostenuta dal Presidente di Aitec, l'Associazione italiana tecnico economica del cemento, Alvise Zillo, in occasione dell'Assemblea annuale, che si è svolta a Roma il 21 giugno.
I dati presentati dal rapporto di Aitec rivelano che in Italia, il settore delle costruzioni è uno dei più colpiti dalla congiuntura in corso, come dimostra il calo, negli ultimi 5 anni, del 40% degli investimenti in nuova edilizia residenziale e di oltre il 37% di quelli in opere pubbliche.
La crisi nel mercato delle costruzioni, le difficoltà di accesso al credito e i pagamenti ritardati o mancanti della pubblica amministrazione, hanno già costretto a far chiudere i battenti all'8% della filiera di calcestruzzo, laterizio, ceramica e vetro.

A picco, di conseguenza, la produzione del cemento: «Dal 2006 - ha spiegato Zillo - i volumi si sono ridotti del 40%, ma nel solo primo semestre di quest'anno, i consumi di cemento sono crollati di oltre il 20%, superando le più pessimistiche previsioni. Per rilanciare la crescita dobbiamo riattivare i nostri cantieri, con vantaggi per la modernizzazione del Paese, l'aumento del Pil e l'occupazione».
Il presidente Zillo ha anche ricordato che «centrale è il nodo del finanziamento delle opere pubbliche, che in futuro non potrà non prevedere un maggiore coinvolgimento del settore privato. Il recente decreto sviluppo, che stiamo valutando con grande attenzione, va in questa direzione».
La soluzione proposta da Aitec per rilanciare la crescita si sviluppa su diverse direttrici: puntare sulla riqualificazione edilizia senza creare nuovi quartieri; migliorare i centri urbani e ampliare le reti infrastrutturali di collegamento e comunicazione, per renderli più sicuri e vivibili; mettere in cantiere la realizzazione delle grandi infrastrutture di cui il Paese ha bisogno.

A incoraggiare la proposta ci sono i dati poco rassicuranti emersi dal rapporto: oltre il 20% del nostro patrimonio immobiliare è in pessimo o mediocre stato di conservazione, ed è sovente privo delle necessarie prescrizioni antisismiche. Inoltre, per circa 2/3 è stato costruito prima degli attuali standard di efficienza energetica.
Sfruttare le potenzialità dei prodotti a base cementizia, in grado di adattarsi con flessibilità alle nuove tecniche costruttive, orientate a realizzare edifici e infrastrutture sempre più sostenibili e con basso impatto ambientale, è quanto suggerito anche dal Piano nazionale per l'efficienza energetica, che attribuisce al settore residenziale un alto valore, quasi doppio rispetto all'industria tout court e ai trasporti.

Edilizia e infrastrutture sostenibili hanno incontrato, all'assemblea, la creatività e praticità dei progetti di smart city, le città del futuro.
Per l'occasione uno dei massimi esperti del settore, l'architetto torinese Pier Paolo Maggiora, ha presentato i casi delle città intelligenti, nate dalla riqualificazione degli spazi urbani già esistenti.
In Cina, Maggiora ha già vinto due grandi progetti di urbanistica e ottenuto l'incarico per la realizzazione della «prima città del Terzo Millennio», funzionale, innovativa ed eco sostenibile. «Se il made in Italy è sempre richiesto, anche da molto lontano, è perché la qualità italiana viene riconosciuta e valorizzata – ha sostenuto Maggiora -. In Cina sono state le situazioni più drammatiche ad aprirsi per interventi di alta innovazione e ora anche in Italia, da Nord a Sud, questo settore può aprire nuovi mercati e nuove reti».


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