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Cemento, dal 1° maggio bollette alle stelle, le imprese: «Competitività a rischio»

Alessia Tripodi

Aitec: «Con gli oneri per le rinnovabili aumenti di 4 euro a tonnellata nella produzione di cemento» - Federmaco: «Il settore ha perso il 39% in sei anni, previste ulteriori flessioni»

Sulla crisi dell'industria dei cementi pesano anche i costi delle fonti energetiche rinnovabili. Un aumento delle bollette che fa lievitare di quasi 4 euro a tonnellata il costo di produzione dei materiali. La denuncia arriva dall'Aitec (Associazione italiana tecnica economica cemento), secondo la quale gli oneri energetici aggravano una situazione già critica, visto che il settore ha registrato un arretramento di quasi il 30% negli ultimi quattro anni. Il crollo nella produzione di cemento è diretta conseguenza della crisi delle costruzioni: secondo un rapporto di Federmaco (Federazione Italiana dei Materiali di Base per le Costruzioni) presentato nei giorni scorsi nel corso di un incontro con Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil nazionali, si è passati dai 47 milioni di tonnellate prodotti nel 2006 ai «prevedibili» 25 milioni del 2012.

I dati Aitec. «La bolletta elettrica si presenta per le aziende cementiere sempre più onerosa - dice Aitec in una nota - anche perchè la voce energetica è una delle più rilevanti tra i costi dei cementifici e rappresenta circa la metà del costo complessivo di produzione del prodotto cemento». E proprio recentemente si è aggiunto un nuovo aumento, spiega l'associazione: in vigore dal 1° maggio 2012, l'onere è dovuto all'adeguamento della componente tariffaria "A3" «finalizzata alla promozione della produzione di energia da fonti rinnovabili e assimilate». Un costo che pesa di più sulle imprese cementiere, perchè i loro livelli di consumi di energia non rientrano nelle categorie agevolate: «Sono previste esenzioni e agevolazioni tariffarie per le strutture che consumano meno di 200mila KW al mese e più di 1,2 GW al mese - spiega Aitec - ma la maggior parte dei nostri impianti ha valori compresi all'interno di questa forbice e per questo risulta penalizzato». Aitec fa notare che «il costo delle componenti A in un anno è più che raddoppiato, raggiungendo un valore medio di 35 euro/MWh su un totale di oneri di circa 50 euro/MWh» e che «solo questa componente si traduce in aumento di quasi 4 euro a tonnellata nel costo di produzione del cemento», un «gap di competitività - aggiunge l'associazione - insostenibile per l'industria cementiera italiana». Per salvare il settore «dalla morsa degli aumenti» secondo Aitec è necessario «sviluppare fonti e tecnologie che permettano ua produzione di energia elettrica in Italia a più basso costo» o «agire per ottenere una modulazione degli oneri che sia meno penalizzante per le industrie energivore come quella cementiera».

I numeri della crisi. In sette anni - dal 2006 al 2012 - i consumi di cemento hanno perso il 39,4% dei volumi, pari a 18,5 milioni di tonnellate. E, stando alle previsioni riferite agli investimenti fissi, si dovrebbero registrare perdite anche nel 2013-2014. È un quadro a tinte fosche quello descritto dal rapporto stilato da Federmaco (scarica il testo ), che nei giorni scorsi ha illustrato la situazione generale del comparto del cemento. Una caduta nei consumi che richiama la recessione del 1993-94 e che «è essenzialmente conseguenza - spiega Massimo Trinci, segretario nazionale responsabile del settore cemento per la Feneal Uil - della stagnazione dell'industria delle costruzioni sia nel residenziale privato che nelle infrastrutture pubbliche». I dati dicono che si è allargata la forbice tra produzione di materiali da costruzione e produzione industriale: quest'ultima, dopo aver recuperato da inizio 2009 quasi un terzo delle perdite precedenti, è tornata a contrarsi lievemente dal giugno 2011, mentre la produzione di materiali, sottolinea il rapporto, ha registrato una caduta continua ed è ormai del 35% inferiore ai livelli raggiunti nel 2007.
«Le difficoltà del settore - ha detto Trinci - hanno guidato alcuni ragionamenti di natura contrattuale e Federmaco si è impegnata a garantire che, terminata la fase di negoziato per il rinnovo del Ccnl, prenderà il via un'ulteriore fase di rinnovo degli accordi di gruppo per definire i nuovi criteri del premio di risultato». Intanto, in attesa dei nuovi accordi, già nel prossimo incontro Federmaco-sindacati, fissato per il 24 maggio, si parlerà delle modalità di erogazione del premio di risultato.


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