Lavori Pubblici

Metro C, il consorzio dei costruttori: «Certezze o pronti a sciogliere il contratto»

Giorgio Santilli

Il consorzio lamenta l'assenza di interlocutori e l'incertezza di finanziamenti e programmazione

La relazione dell'Anac «è lucida ed attenta» e ora si tratta di «individuare le reali responsabilità». Sono i costruttori del consorzio «Metro C» a tornare sulla vicenda della metropolitana romana per esprimere un forte disagio per la totale incertezza di programmazione, di indirizzi progettuali e di finanziamenti in cui versa l'opera. Il consiglio di amministrazione del consorzio (composto da Astaldi, Vianini Lavori, Cmb, Ccc e Ansaldo Sts) ha già deliberato la citazione in giudizio alla magistratura ordinaria del committente per inadempienze gravi. Si lamenta, tralaltro, il mancato pagamento di lavori per 208 milioni e ordini di servizio e disposizioni impartite tramite il resposnabile unico del procedimento (Rup) e mai contrattualizzate.

«Siamo pronti anche a sciogliere il contratto e non abbiamo nessuna contrarietà a una nuova gara», dice il presidente del consorzio, Franco Cristini, in una dichiarazione raccolta dall'Ansa a margine dell'assemblea Abi. Il consorzio lamenta l'assenza di interlocutori e di certezze nella programmazione, finanziamenti a singhiozzo. «La relazione dell'Anac - spiega Cristini - ci attribuisce delle presunte responsabilità sotto il profilo del rischio archeologico per quanto riguarda la fermata di San Giovanni; ma il progetto di quella stazione faceva parte del progetto esecutivo realizzato dalla pubblica amministrazione e messo a bando di gara per la sola costruzione». Altro paradosso evidenziato dai costruttori: la progettazione per la tratta dopo Piazza Venezia. «È paradossale - dice Cristini - ma nessuno ancora oggi sa come debba proseguire esattamente l'opera. Dopo la fermata del Colosseo gli input mancano: avevamo progettato inizialmente la stazione di Piazza Venezia, nel 2013, come stazione finale; poi l'abbiamo riprogettata un anno dopo come passante. Per questo diciamo che siamo disponibili a sederci intorno ad un tavolo e stabilire come concludere il contratto».

La relazione trasmessa la scorsa settimana dall'Anac alla procura della Corte dei conti individua un aumento dei costi dell'opera da 3.047 a 3.739 milioni di euro e una crescita dell'importo del contratto con le imprese da 2.364 a 2.899 milioni, sostenendo che molti di questi aumenti si potevano evitare, o sono stati riconosciuti illegittimamente alle imprese o senza attenta verifica delle richieste di variante. All'amministrazione committente viene inoltre rimproverato di non aver fatto rilievi archeologici sufficienti prima di mettere in gara l'opera, individuando in questa omissione una causa dell'aumento dei costi. Sui costi Cristini nega che ci sia un'anomalìa dell'opera rispetto agli standard. «Il costo della metro C - dice - è di 138 milioni al chilometro, meno della metro di Parigi che ne costa 200 e della media europea che è tra 180 e 200 milioni».


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