Lavori Pubblici

Anas Catania, operazione «Buche d'oro»: arrestati cinque tecnici che lucravano sui costi dei lavori

Q. E. T.

In manette anche quattro imprenditori di Palermo, Caltanissetta e Agrigento. I Pm: mercimonio e dazione di tangenti in accordo con funzionari compiacenti

Lucrare sui costi del lavoro, abbassando la qualità dell'intervento, e dividere i soldi risparmiati secondo quote prestabilite: due terzi alle imprese, un terzo ai funzionari compiacenti. Era la tecnica utilizzata, secondo la Procura di Catania, da cinque dipendenti dell'Anas di Catania e quattro imprenditori di Palermo, Caltanissetta e Agrigento. Otto di loro sono stati arrestati nell'ambito di un'inchiesta che è il prosieguo dell'operazione «Buche d'oro» del nucleo Pef della guarda di finanza di Catania su quelli che la Procura definisce "rodati circuiti corruttivi" che "vedono coinvolti dirigenti e funzionari infedeli responsabili della manutenzione programmata di strade e raccordi della Sicilia Orientale e imprenditori corruttori compiacenti".

I Pm parlano di "mercimonio e dazione di tangenti" con "illegittimi risparmi di costi consentiti alle imprese" che, "in accordo con funzionari Anas compiacenti", "scovavano, tra le pieghe dei capitolati tecnici dei lavori ampi margini di manovra, individuando quelli da non effettuare o da realizzare soltanto in parte". I funzionari coinvolti, accusa la Procura di Catania, agivano "in totale dispregio dei rilevanti interessi pubblici in gioco". Il profitto conseguito era pari a circa il 20% dei lavori appaltati. Per evitare controlli e chiudere gli occhi sui "lavori svolti in economia", come il posizionamento delle guaine, la stesura dell'asfalto e lo smaltimento degli inerti in discarica i dipendenti Anas avrebbero incassato almeno 93 mila euro. Facendo diventare così, secondo la Procura di Catania, le «buche d'oro».

Il Gip ha disposto il carcere per un funzionario dell'Anas di Catania (Gaetano Trovato) e gli arresti domiciliari per tre suoi colleghi già coinvolti in un blitz anticorruzione del 20 settembre scorso (Riccardo Carmelo Contino, Giuseppe Panzica, e Giuseppe Romano) e quattro imprenditori (Salvatore Truscelli, Pietro Matteo Iacuzzo, Roberto Priolo, e Calogero Pullara). È stato invece interdetto dai pubblici uffici per un anno un ingegnere dell'Anas (Antonino Urso). Il Giudice nel provvedimento parla dell'esistenza di "un vero e proprio sistema di corruttela" all'Anas di Catania con accordi "sistematicamente ricorrenti" tra gli indagati che hanno una "logica mercantile".

E riporta anche le dichiarazioni "auto accusatorie ed etero accusatorie" di Romano e Urso, che, scrive il Gip, hanno rivelato l'esistenza di altri casi che sono adesso al centro di indagini del nucleo Pef della guardia di finanza, coordinate dalla locale Procura distrettuale.
Anas ha subito sospeso i tecnici arrestati, ha bloccato loro l'erogazione degli emolumenti mensili e avviato verifiche sui lavori appaltati alle aziende dei quattro imprenditori posti agli arresti domiciliari. La dirigenza di Anas, estranea all'inchiesta, "ha collaborato e collabora attivamente" con la magistratura e chiederà "il risarcimento dei danni" e si "costituirà parte civile" nell'eventuale processo.


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