Lavori Pubblici

Dopo le dimissioni arriva l'ok del Csm: entro metà ottobre l'addio definitivo di Cantone all'Anac

Q.E.T.

Rientro nell'ufficio della Cassazione in attesa della risposta alla candidature per le Procure di Perugia, Frosinone e Torre Annunziata

Spazi per un ripensamento non ce ne sono più. Diventa definitivo l'addio di Raffaele Cantone all'Anac, annunciato in pieno luglio con una lettera pubblicata sul sito dell'Autorità anticorruzione, con 9 mesi di anticipo rispetto alla scadenza del suo mandato. Il plenum del Csm con una delibera approvata all'unanimità ha accolto la sua richiesta di tornare a indossare la toga e di rientrare alla Corte di Cassazione, l'ufficio in cui lavorava prima che il Parlamento all'unanimità gli assegnasse la guida dell'Anac su proposta
dell'allora presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Sarà probabilmente una collocazione temporanea per Cantone che aspira
a un incarico più operativo, tant'è che nei mesi scorsi si è candidato per tre posti da capo di procura: a Perugia, Frosinone e Torre Annunziata. Nomine su cui il Csm si deve ancora
esprimere.

Il magistrato napoletano - sotto scorta dal 2003 quando fu scoperto che era l'obiettivo di un progetto di attentato del clan dei Casalesi - non ha nascosto intanto la sua soddisfazione. «Sono molto contento perché con questo primo passo si avvia l'iter per rientrare al più presto in magistratura» ha commentato, assicurando però che il suo impegno all'Anac resterà «massimo fino all'ultimo giorno, in modo da portare a termine tutte le principali attività tuttora in corso». Il suo infatti non sarà un addio immediato: resterà all'Anticorruzione presumibilmente sino a ottobre. Ma solo per una questione di tempi tecnici, necessari perché la delibera del Csm diventi esecutiva.

Nessun accenno invece alle ragioni per le quali ha deciso di terminare quell'esperienza, che restano affidate alla lettera di due mesi fa. «Sento che un ciclo si è definitivamente concluso
anche per il manifestarsi di un diverso approccio culturale nei confronti dell'Anac e del suo ruolo», aveva scritto allora Cantone con una vena di amarezza. Impossibile non sentire l'eco in quelle parole delle polemiche politiche sulla sua "creatura", il codice degli appalti, definito da Matteo Salvini «un delirio» e un atto da «Medioevo», e messo nel mirino anche da altri ministri del precedente governo.

Ora toccherà al Conte bis indicare il successore di Cantone all'Anac. La proposta di nomina è di competenza del presidente del Consiglio sentiti i ministri della Giustizia, dell'Interno e della Pubblica amministrazione. Ma va approvata a maggioranza qualificata da almeno due terzi dei componenti delle Commissioni Affari Costituzionali di Camera e Senato


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