Appalti

In vigore il fondo "salva-opere" (ma manca ancora il decreto attuativo Mit-Mef)

di Massimo Frontera

Con la pubblicazione in Gazzetta del decreto legge sulle crisi aziendali sono entrate in vigore - dal 5 settembre scorso - le modifiche al cosiddetto fondo salva opere introdotte dall'articolo 15 del Dl n. 101/2019 . Sul provvedimento il Senato ha anche avviato l'iter per la conversione in legge, con l'esame in sede referente da parte delle commissioni riunite X (Industria) e XI (Lavoro).

Si tratta del fondo istituito dal decreto legge crescita (n.34/2019) con una misura inserita nel corso dell'iter di conversione in legge. Misura che è entrata in vigore il 30 giugno scorso. Come è noto, il fondo salva opere (e salva imprese) prevede una tutela economica a favore delle imprese fornitrici o subappaltatrici con crediti insoddisfatti a causa di procedure di crisi aziendali delle imprese contraenti. Il fondo dispone di 12 milioni di euro per l'anno 2019 e 33,5 milioni di euro per l'anno 2020.

Con le recenti modifiche vengono introdotti alcuni chiarimenti e precisazioni, allo scopo di non depotenziare la portata del provvedimento, ma anzi di estenderla il più possibile alle situazioni di crisi. La prima modifica va proprio incontro a questo obiettivo, prevedendo l'estensione dell'ambito soggettivo, non solo agli affidatari ma a tutti i «subfornitori, subappaltatori e subaffidatari» di imprese contraenti generali, al fine di evitare - come precisa la relazione tecnica - «che vengano esclusi dall'accesso alle risorse del Fondo soggetti come i fornitori nelle ipotesi di affidamenti da parte del contraente generale per i quali si pongono le medesime esigenze di tutela che riguardano gli altri soggetti beneficiari delle risorse». Di conseguenza, con la seconda modifica si chiarisce che la surroga del ministero delle Infrastrutture verso il debitore si estende «a tutti i beneficiari del fondo verso l'appaltatore, il contraente generale o l'affidatario del contraente generale».

Viene inoltre previsto che le eventuali contenziosi amministrativi aperti sui crediti coperti dal Fondo non impediscono l'erogazione delle risorse. Importante anche l'ultima modifica introdotta dal Dl 101/2019, che condiziona l'erogazione diretta delle somme al beneficiario richiedente alla situazione di regolarità contributiva di quest'ultimo (da verificare attraverso il Durc) e alla regolarità fiscale. In caso di situazione irregolare, il Mit provvede a erogare direttamente le somme dovute a Inps, Inail e Cassa edile e a regolarizzare anche le eventuali cartelle esattoriali contestate al richiedente. Il beneficiario riceverà pertanto solo la somma che residua dopo la sistemazione di queste "pendenze". La relazione tecnica precisa che resta comunque possibile, per il beneficiario, «regolarizzare la propria posizione contributiva e previdenziale accedendo a forme di pagamento con modalità rateale» e che sarà possibile ricevere le somme del Fondo «anche ove abbia presentato istanza di regolarizzazione del Durc mediante pagamento della prima rata».

Va infine ricordato che il Fondo salva opere richiede un decreto attuativo Mit-Mef per individuare i criteri di assegnazione delle risorse. Provvedimento che ancora non si è visto, nonostante il termine per la pubblicazione - fissato alla fine di luglio - sia ormai stato superato da un mese e mezzo circa .

Il decreto 101/2019 sulle crisi aziendale (in corso di conversione in legge al Senato)

Il decreto legge 101/2019 pubblicato in Gazzetta

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