Lavori Pubblici

Ponte Genova, sono 19 i «campioni nazionali» in grado di ricostruirlo, 26 se prevale l’acciaio

Alessandro Arona

Consulenti di «Edilizia e Territorio» hanno passato al setaccio qualifiche e requisiti di fatturato, facendo due ipotesi sul progetto

Sono 19 le imprese di costruzione operanti in Italia in possesso di tutte le qualifiche necessarie per ricostruire il Ponte di Genova, e cioè quella per la categoria OG3 generale “infrastrutture e ponti” e per la specialistica OS18-A “produzione e posa in opera di carpenteria metallica”, e con fatturato cumulato negli ultimi cinque anni tali da garantirgli i requisiti, nell’ipotesi che il ponte costi 250 milioni di euro. Nell’elenco troviamo molti dei big nazionali delle costruzioni, come Astaldi, Cmc Ravenna, Cmb Carpi, Pizzarotti, Rizzani de Eccher, oltre a società di costruzione straniere attive in Italia, come i colossi austriaco Strabag e spagnolo Sacyr e imprese spcializzate nella carpenteria metallica ma comunque dotate della qualifica generale OG3, quali Cimolai, o specializzate nell’impiantistica come Saipem, ma sempre dotata di OG3.. Non troviamo invece Salini Impregilo, numero uno tra i gruppi italiani di costruzione ma privo della qualifica specialistica OS18.

Se nel progetto del ponte prevarrà (dal punto di vista dei costi) la lavorazione di carpenteria metallica, e cioè la produzione delle componenti in acciaio da montare sul ponte, un’ipotesi non remota (anche se al momento non esistono ancora progetti veri e propri per la ricostruzione del ponte Morandi), allora basterà avere la qualifica specialistica OS18-A, aggregando poi un’impresa con OG3 in associazione temporanea o anche come sub-appaltatore, e in questo caso la lista si amplierebbe a 26 imprese, comprendendo anche Fincantieri, Ansaldo Energia e le più piccole Conpat scarl di Roma, Stahlbau Pichler di Bolzano, Walter Tosto di Chieti.

Se invece la prevalenza economica sarà nelle lavorazioni in calcestruzzo, o comunque con acciaio non prevalente. allora capogruppo potrebbero essere anche big come Salini Impregilo e Ghella, prive di OS18-A, lavorazione specialistica che potrebbero subappaltare o affidare ad impresa associata in raggrupamento.

In base al Codice appalti (articolo 84 comma 7) per realizzare un’opera da 250 milioni serve un fatturato in lavori, realizzato nei migliori cinque anni dei dieci anni antecedenti l'avvio della procedura di affidamento, per un importo pari a due volte quello posto a base di gara, dunque 500 milioni.

Questi elenchi di imprese qualificate (e con i requisiti di fatturato) sono stati elaborati per «Edilizia e Territorio» da Claudio Lucidi e Fabio Rocchi, collaboratori della testata ed esperti nella pubblica amministrazione in materia di lavori pubblici, il primo in ruoli dirigenziali giuridico-programmatori, il secondo come dirigente tecnico. Hanno attinto come fonti dal casellario Anac sulla qualificazione delle imprese e da fonti vari per i bilanci degli ultimi cinque anni.

Il commissario per Genova Marco Bucci, nello scegliere l’impresa a cui affidare la ricostruzione del ponte, dovrà partire da un lavoro simile: la mappa delle qualifiche. Quasi sicuramente il ponte avrà una forte componente in acciaio , ritenuta la soluzione tecnica migliore per “fare presto”; ma sempre nell’ottica della semplicità realizzativa i piloni verticali saranno probabilmente in calcestruzzo (in acciaio, dunque, sarebbero gli impalcati orizzontali e gli stralli). Sarà il progetto (che ancora non c'è) a indicare ilpeso relativo delle diverse lavorazioni (la "prevalenza" va calcolata in senso economico relativo, cioè la qualifica che costa più delle altre, anche sotto il 50%).

Una possibile scelta potrebbe dunque essere quella di affidarsi a un’impresa che sappia fare bene sia la costruzione generale di ponti (OG3) ma che abbia nell’impresa la produzione (in fabbrica) e il montaggio di prefabbricati in acciaio. Ecco la lista delle imprese con entrambe le qualifiche. Tra i nomi spiccano, per la loro esperienza in ponti in acciaoio di grandi dimensioni, Astaldi, Cimolai, Pizzarotti, Cmc, Rizzani, Sacyr, Strabag.

Naturalmente la lista si allungherebbe (con decine di imprese in più) se nel progetto la carpenteria metallica non fosse economicamente prevalente, e in questo caso la capogruppo potrebbe essere un’impresa generale OG3 priva di OS18A, qualifica che potrebbe ottenere associando come mandante o in subappalto un’impresa specializzata in carpenteria. Potrebbe così tornare in ballo Salini Impregilo, o un altro big come Ghella, entrambi privi di OS18A.

Se invece nel progetto prevalesse la carpenteria metallica, allora non servirebbe più la OG3 (associabile in Ati o in subappalto) e la lista dei 19 si allungherebbe a 26 imprese.

In ogni caso un bel rebus per il commissario. Che sicuramente dovrà partire dal progetto, e poi in base alle quote di lavorazione prevalente regolarsi con gli inviti alla gara.


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