Lavori Pubblici

Infrastrutture, sul tavolo del governo Conte l'equilibrio di poteri tra Mit e Cipe

Alessandro Arona

Toninelli (come l'Ance) chiede "semplificazioni" nelle procedure Cipe, ma è probabile invece un rafforzamento di Palazzo Chigi

Non c'è solo il nodo della delega al Cipe sul tavolo del governo in questi giorni in materia di infrastrutture, ma anche l'equilibrio di ruoli e poteri tra Palazzo Chigi e il Ministero delle Infrastrutture (Mit). Tema ricorrente negli ultimi 15 anni, da quando il ruolo del Cipe e della presidenza del Consiglio sono stati rilanciati dalla legge obiettivo, e che dal 2016 a oggi, con il nuovo Codice appalti, non hanno ancora raggiunto un assetto stabile. Doveva rafforzarsi il ruolo del Mit nelle conferenze dei servizi lasciando al Cipe solo la programmazione (con l'approvazione del Dpp sulle opere prioritarie) e il finanziamento, ma il primo Dpp non è mai stato approvato e di fatto il Cipe conserva ancora un ruolo chiave.

Il ministro delle Infrastrutture Toninelli e il suo capo di gabinetto Gino Scaccia chiedono "semplificazioni" e snellimenti nelle procedure del Cipe, un modo in sostanza per alleggerire il ruolo alla presidenza del Consiglio, mentre il senso della delega del Cipe a Giancarlo Giorgetti sarebbe proprio il contrario, cioè rafforzare Palazzo Chigi. A chiedere semplificazioni era stato anche l'Ance in audizione alle commissioni speciali il 15 maggio, proponendo che il ruolo del Cipe fosse limitato alla programmazione e al controllo, senza più esame, approvazione e finanziamento delle singole opere (prioritarie statali). Sicuramente non è quello che ha in mente Giorgetti, e comunque anche le strutture tecniche di Palazzo Chigi e del Mef stanno difendendo il ruolo chiave del Comitato come struttura di coordinamento delle decisioni del governo in materia di investimenti pubblici.

La terza gamba delle procedure approvative delle infrastrutture è il ministero dell'Economia, che ha un ruolo chiave nell'istruttoria delle delibere Cipe e che le approva (bollinatura) anche dopo la seduta per verificare la compatibilità dei finanziamenti (competenza) e delle previsioni di spesa (cassa) con i conti pubblici. Ci aveva provato anche l'allora premier Matteo Renzi a eliminare questa doppia verifica del Mef, ma il Consiglio di Stato ha confermato che la "bollinatura" della Ragioneria ha un valore costituzionale, non può essere aggirata.

Un fronte di semplificazione procedurale interno al Ministero delle Infrastrutture è invece quello della verifica tecnica dei progetti infrastrutturali. Il Codice appalti ha rafforzato il ruolo del Consiglio superiore dei lavori pubblici, prevedendo il parere obbligatorio su tutte le opere sopra i 50 milioni di euro. Le procedure e i tempi del "parlamentino" di Porta Pia si sono rivelate lunghe e poco flessibili, c'è chi propone di circoscriverne il ruolo alle grandi opere tecnicamente complesse, e invece rivitalizzare il ruolo dei provveditorati ai lavori pubblici, organi sempre del Mit articolati sul territorio nazionale.


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