Lavori Pubblici

Toninelli al Mit/1. Subito il confronto con i «poteri forti»: Aspi, Fiat, grandi costruttori

Alessandro Arona

Sulla sua scrivania le proroghe autostradali da firmare, l'indagine Ue sulle emissioni delle auto Fca, i mega bandi della Tav in arrivo

Proroghe delle concessioni autostradali (tra le quali Autostrade per l'Italia), indagini della commissione europea sulle emissioni delle auto Fca e sulle tasse da far pagare alle autorità portuali, mega bandi della Torino-Lione in arrivo a luglio, contratto di programma Rfi da approvare, fondo investimenti da sbloccare (quota 2017) e da assegnare (quota 2018).

Questi i principali dossier che si è trovato sulla scrivania Danilo Toninelli, nuovo ministro delle Infrastrutture dopo il giuramento al Colle venerdì pomeriggio (1° giugno). Nel suo curriculum non risultano competenze specifiche sulle infrastrutture: nato a Soresina (Cremona) nel 1974 (44 anni), laureato in giurisprudenza, due anni nei carabinieri, impiegato di una compagnia assicurativa dal 2001 al 2013, quando entra alla Camera per i Cinquestelle, dove si occupa di riforme istituzionali (vice-presidente della Commissione Affari costituzionali), nel marzo 2018 eletto senatore e poi nominato capogruppo M5S.

Toninelli ha però dimostrato in questi anni doti da combattente e assoluta fedeltà alla linea del movimento e del capo politico Luigi Di Maio. Dovrà mettere in campo queste doti per occuparsi subito dei dossier caldi su Autostrade per l'Italia, Fca e Fs, tre tra i principali gruppi industriali del paese, e poi confrontarsi con grandi e piccole imprese di costruzioni, che da un anno aspettano le maxi-gare della Torino-Lione, in programma per il luglio prossimo.

Uno dei primi nodi è quello delle autostrade. Il suo predecessore Graziano Delrio ha ottenuto a fine aprile dalla Commissione europea l'ok alle mini-proroghe di 4 anni alle concessioni autostradali, che nel caso della Satap A4 (Gruppo Gavio) servono a finanziare il completamento della Asti-Cuneo (350 milioni di euro) e nel caso di Autostrade per l'Italia a realizzare la Gronda di Genova (4,3 miliardi di euro, bandi previsti dopo l'estate) con aumenti tariffari più bassi. La proroga deve essere ufficializzata con atti aggiuntivi alle convenzioni: firma con le società, parere Cipe, decreto Mit-Mef. L'Ad di Autostrade Castellucci ha spiegato nei giorni scorsi che la Gronda si farà comunque, anche senza proroga, ma in questo caso per tutti gli automobilisti e Tir della rete Aspi scatteranno aumenti dell'1,8% più inflazione all'anno, per dieci anni, che la proroga ridurrebbero a 0,5% più inflazione.

Secondo nodo quello delle emissioni delle auto diesel. La Commissione Ue ha avviato nei mesi scorsi un'indagine per sforamento delle regole europee a carico delle auto Fiat Chrisler, a breve il ministero delle Infrastrutture dovrà preparare una risposta, in accordo con Fca.

La Tav Torino-Lione, tratta internazionale da 8,6 miliardi di euro tra Italia e Francia, teoricamente non è un dossier sul tavolo del Ministro delle Infrastrutture: il trattato internazionale è stato ratificato dai parlamenti italiani e francese, la società Telt è al lavoro da un anno sui bandi di gara per far partire i cantieri principali, il cronoprogramma dei bandi e dei lavori è stato presentato nel luglio scorso alle imprese italiane e francesi. Da allora Telt ha pubblicato bandi per 800 milioni di euro (lavori preparatori e incarichi progettuali per direzione lavori), di cui 300 milioni aggiudicati e 500 milioni in gara. La tabella di marcia di Telt prevede per il luglio prossimo, fra un mese, la pubblicazione dei bandi per la costruzione della galleria di base, oltre 4 miliardi di euro con lotti di diverso importo, studiati per grandi, medie e piccole imprese. L'attesa nel settore dei lavori pubblici è alta da mesi, a Torino si sono susseguiti seminari tecnici con Pmi per prepararsi all'appuntamento.
Tutto è pronto, ma il Contratto di governo prevede: «Con riguardo alla Linea ad Alta Velocità Torino-Lione, ci impegniamo a ridiscuterne integralmente il progetto nell'applicazione dell'accordo tra Italia e Francia». Staremo a vedere.

Altro dossier urgente per il neo-ministro Toninelli è il Contratto di programma Rfi 2017-2021, che dovrebbe sbloccare nuovi fondi per 13,2 miliardi per investimenti sulla rete ferroviaria. L'ok del Cipe è andato in Gazzetta ad aprile, ma tutto si è bloccato perché prima del decreto di approvazione dei ministri Infrastrutture-Economia serviva un parere delle commissioni parlamentari ai Trasporti, mai costituite. Il Gruppo Fs sperava di sbloccare il programma già a primavera, lo stallo attuale rischia di rallentare gli investimenti in corso e i nuovi bandi, e gli investimenti ferroviari sono uno dei pochi comparti in forte crescita in un quadro generale di lavori e investimenti pubblici che faticano a riprendersi. Rfi (Fs) spera dunque in una spinta per dare subito l'ok nelle commissioni e firmare il decreto Mit-Mef. Toninelli darà corso a questa continuità amministrativa per non bloccare gli investimenti, o non resisterà alla tentazione di ridiscutere il programma con Rfi e Regioni, ad esempio per rivedere l'avvio della Tav Brescia-Verona-Padova, finanziata dal contratto di programma? La Torino-Lione, detto per inciso, non è nelprogramma Rfi, essendo regolata da trattato internazionale e finanziata con leggi e delibere Cipe ad hoc.

Altra rogna non da poco, recente, è quella dei porti. La Commissione Ue ha di recente contestato il fatto che l'Italia consideri le autorità portuali enti pubblici, dunque esentasse, o meglio Bruxelles ritiene che alcune attività degli enti portuali, come la concessione di capannoni per servizi o i dragaggi, siano di fatto attività commerciali, e dunque gli enti vadano considerati privati in concessione statale, e debbano pagare le tasse sulle imprese.

Più strategiche altre due questioni sulla scrivania di Toninelli a piazzale di Porta Pia: il fondo investimenti e il Codice appalti.
Sul fondo investimenti (comma 140 legge di bilancio 2017) ci sono in realtà due ordini di temi. Da una parte bisogna disinnescare gli effetti della sentenza della Corte costituzionale 74/2018 depositata il 13 aprile scorso: il governo uscente, nelle sttimane scorse, con riunioni dei capi di gabinetto dei Ministri uscenti, aveva definito una linea per la quale erano validi i fondi 2017 attribuiti ai Contratti Rfi e Anas, quelle con obbligazioni giuridiche già vincolanti verso terzi, e quelli già concordati con Regioni ed enti locali, prevedendo invece un nuovo passaggio in Conferenza Stato-Regioni e Unificata solo per alcuni decreti tutto sommato marginali (come entità), piste ciclabili ed edilizia residenziale ad esempio nel caso del Mit. La questione non dipende solo da Toninelli, ma in primisi dal presidente del Consiglio e dal Ministro dell'Economia.

Più strategica è invece la decisione su come ripartire i fondi 2018, 38 miliardi di euro dal 2018 al 2033. La bozza di Dpcm firmata da Gentiloni è pronta per l'invio alle Commissioni parlamentari ma è molto probabile che il nuovo premier Giuseppe Conta chieda di ridiscutere tutto con il ministro dell'Economia Giovanni Tria.
Nel Dpcm la scelta su dove destinare gli investimenti statali nei prossimi anni: infrastrutture di trasporto, difesa del suolo, armi e tecnologie per la difesa, case popolari, ricerca e innovazione, scuole, ospedali. Sono temi chiave, impensabile che non sia il nuovo governo a deciderne la ripartizione. Oppure che non abbia la tentazione di rinviarne per un po' la cassa, per finanziare altri punti del programma di governo.

Il Codice appalti dipende invece in buona parte dal Ministero delle Infrastrutture. Toninelli seguirà la spinta del presidente Anac Raffaele Cantone (appoggiato anche nei giorni scorsi dal governatore di Bankitalia Visco) di andare avanti e completare l'attuazione del Codice, approvando il decreto sui livelli di progettazione (pronto sulla sua scrivania per l'ok finale) e spingendo quello sulla qualificazione delle stazioni appaltanti, mai approvato? Oppure seguirà il suggerimento delle imprese, guidate dall'Ance, che chiedono uan revisione complessiva del Codice e il ridimensionamento dell'Anac con l'addio alle Linee guida Anac e il ritorno al regolamento unico? Sia l'anticorruzione che le Pmi sono due "totem" dell'azione dei Cinquestelle, difficile dire da che parte si orienterà Toninelli.

Un tema dell'attuazione del Codice appalti incrocia il mondo delle autostrade: le modalità di applicazione del vincolo di mandare in gara il 60% degli appalti autostradali. Il limite c'era già prima, ma si applicava (in modo blando) su base quinquennale, ora Cantone chiede (in base al Codice) vigilanza più stretta e su base annuale, ma le Linee guida sono state per ora fermare dal Consiglio di stato per chiarimenti. Questa fase di incertezza ha costretto Pavimental (gruppo Autostrade) ha chiedere la cassa integrazione straordinaria (ottenuta nei giorni scorsi dal Ministero del Lavoro) per un terzo del suo personale, per il diniego del Mit (a marzo) al rinnovo del contratto pluriennale con Aspi per la manutenzione della rete autostradale.

In materia autostradale resta aperto anche l'affidamento in house di A22 Modena-Brennero e A4 Mestre-Trieste alle società pubbliche controllate dalle Regioni (Veneto, province autonome di Trento e di Bolzano, Friuli Venezia Giulia). Se ne aprla da due anni, ma la complicazione dell'operazione l'ha resa "matura" solo adesso. Le Regioni a trazione leghista e le province autonome spingono per l'in huose, rimettere tutto in discussione sarebbe molto complesso.

Aperta anche la questione dell'autostrada Tirrenica, come per ogni governo negli ultimi venti anni. La procedura di infrazione Ue è allo stadio , tutto è fermo da un anno in attesa della sentenza della Corte di giustizia europea. Il ministro Delrio era però al lavoro, con Anas, per una soluzione che prevedesse l'adeguamento dell'Aurelia a superstrada, da part dell'Anas, con circa 350 milioni di euro di fondi pubblici, che dovevano arrivare dal Dpcm Investimenti 2018. Si era parlato di una delibera Cipe e dello sblocco di bandi per 860 milion nel 2018 (360 Anas e il resta o da Sat). Tutto resta fermo, da sbloccare.

C'è poi naturalmente, per il neo-ministro delle Infrastrutture Toninelli, il dossier sulla vendita di Alitalia, ancora del tutto aperta. Ma il nodo è strategico, per tutto quello che comporta, e la decisione dipende in primis dal "gabinetto di comando" del nuovo governo, Costa-Di Maio-Salvini-Tria.


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