Lavori Pubblici

Case popolari: aziende casa e sindacati chiedono risorse, certe e costanti

Massimo Frontera

I gestori delle case popolari chiedono a governo e Parlamento anche strumenti per fare operazioni di mercato e accelerare i programmi di manutenzione

Un flusso di finanziamenti costante per la gestione del patrimonio di edilizia popolare in Italia. La richiesta - non nuova - all'indirizzo del governo è stata ribadita con forza da Federcasa (che riunisce le circa cento aziende casa) e dai principali sindacati degli inquilini (Sunia, Sicet, Uniat e Unione Inquilini). Le risorse servono sia per rinnovare il patrimonio di edilizia pubblica, sia per ripristinare una gran numero di alloggi esistenti ma che per vari motivi sono inutilizzabili.

L'appello - che è stato reso pubblico venerdì scorso - sarà sottoposto anche all'attenzione del Parlamento perché, come ha spiegato il presidente di Federcasa, Luca Telluri, c'è la necessità di una serie di interventi anche legislativi per «rispondere ai cambiamenti sociali in atto e ai nuovi bisogni emergenti che interessano il comparto abitativo».

Sul fronte delle risorse Federcasa chiede di ripristinare un flusso di finanziamenti certi (il famoso gettito "Gescal" è cessato dopo la riforma del Titolo V della Costituzione che ha trasferito la gestione dell'edilizia popolare alle regioni): «in parte - propone l'associazione - provenienti dalla fiscalità generale e in parte dalla lotta all'evasione, che nel settore dell'affitto rappresenta una quota rilevante e per la quale si rendono indispensabili azioni di contrasto attuate sia dall'Agenzia delle Entrate, sia dalle Amministrazioni locali, che permetterebbero di reperire risorse consistenti». Tuttavia, sottolinea Federcasa, «è essenziale che queste risorse siano concentrate sull'edilizia residenziale pubblica e non su progetti alternativi, fino ad oggi rivelatisi fallimentari». Il riferimento è al programma nazionale di social housing strutturato sul sistema dei fondi immobiliari, partecipati dal "fondo dei fondi" di Cassa depositi e prestiti.

Si chiede anche di «completare urgentemente il programma di interventi per il recupero e la razionalizzazione degli immobili di edilizia residenziale pubblica, risolvendo le criticità emerse sui ritardi, e aumentando così il numero degli alloggi disponibili». Il programma per il recupero degli alloggi inagibili, effettivamente, marcia a fatica. È strutturato in due canali, con risultati apprezzabili solo nel canale che riguarda la riparazione di appartamenti meno danneggiati. Alla data del 17 novembre, in base al conteggio in tempo reale a disposizione sul sito del ministero delle Infrastrutture, sono stati ripristinati 3.159 rispetto ai 6.675 che rappresentano l'"obiettivo 2017".

Le Aziende casa vogliono anche «la possibilità di concorrere, a parità con gli altri soggetti imprenditoriali, ad attività di produzione e di gestione immobiliare a rendimento, prevedendo che le risorse ricavate da questa attività siano utilizzate nella manutenzione e nella valorizzazione del patrimonio pubblico».

«Il documento che abbiamo sottoscritto - sottolinea il presidente delle Aziende casa Luca Talluri - nasce per proporre soluzioni che diano risposte efficaci al problema abitativo ed alla marginalità. È evidente che, con oltre 1 milione e 600mila nuclei familiari che vivono in una situazione di disagio abitativo, non basta mettere in campo interventi di manutenzione sul patrimonio esistente. Ci vogliono soluzioni più strutturate e di lunga durata, perché il sistema attuale è in una situazione cristallizzata».


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