Lavori Pubblici

Accordi quadro, Armani: «La colpa non è di Cantone, con lui ottimi rapporti, ma il problema va risolto»

A.A.

Dopo la lettera Anac: «Poca chiarezza nelle norme, l'accordo quadro è molto utile per sistemare i ponti, intervenga il Ministero»

«Con il presidente dell'Anac Raffaele Cantone abbiamo un ottimo rapporto. Riteniamo che in questi due anni abbia svolto un'attività davvero preziosa e importante, consentendo di semplificare e di rendere più trasparente il settore delle infrastrutture e degli appalti. La sua lettera sugli accordi quadro pone in evidenza un problema che va valutato assieme al Ministero delle Infrastrutture».
All'indomani della presentazione del Piano Investimenti, il presidente di Anas Gianni Vittorio Armani precisa il senso delle sue dichiarazioni, escludendo qualsiasi tipo di polemica personale. «Anzi – afferma -, grazie alla proficua collaborazione sviluppata con l'Anac di Cantone, sono state risolte tante questioni spinose, come per esempio la Maglie-Leuca».

Da dove nasce il problema?
Dalla poca chiarezza della norma che in passato vietava i contratti quadro e oggi non li vieta più, ma non precisa il confine di questo mancato divieto.

La lettera dell'Anac richiede progetti esecutivi per tutte le opere e quindi esclude la possibilità di accordi quadro?
«No. Sicuramente li esclude per le nuove opere. Anas riteneva che nel caso di project review, cioè di rifacimento delle strade sul medesimo tracciato, l'accordo quadro fosse possibile, ma comunque per il futuro non utilizzeremo questa tipologia di strumento per le nuove opere».

E sulle altre opere, come quelle di manutenzione programmata e di manutenzione straordinaria?
«Stiamo analizzando l'impatto. Sicuramente la lettera dell'Anac non esclude gli accordi quadro per la manutenzione programmata, cioè per tutti gli interventi ripetitivi e periodici, come la pavimentazione e corpo stradale, le barriere, la segnaletica, gli impianti tecnologici e le opere complementari. Il problema si pone invece sulle opere di messa in sicurezza dei viadotti che nella rete Anas sono 13 mila, ognuno diverso dall'altro sia nel progetto che nello stato di manutenzione, e richiedono un piano di interventi molto serrato per poterli adeguare alle esigenze di oggi e al loro stato di vetustà. Su questo è urgente aprire una discussione con il Ministero delle Infrastrutture per chiarire il confine della norma sugli accordi quadro. Se dovessimo prevedere per tutti questi interventi il progetto esecutivo prima della gara, dovremmo avviare 13 mila gare. Oggi gestiamo 200-300 gare all'anno…»

Insomma, lei difende gli accordi quadro?
«Voglio ricordare che gli accordi quadro sono ampiamente utilizzati da tutte le partecipate pubbliche, a partire da Fs, ma anche da Poste, Enel, Terna etc., oltre che in tutto il resto d'Europa. C'è una direttiva europea che espressamente li prevede. In più va detto che senza gli accordi quadro, nel biennio 2016-2017 gli investimenti di Anas sarebbero stati molto bassi e non saremo riusciti a realizzare quel grande piano di manutenzione straordinaria della rete che invece abbiamo fatto».

E la centralità del progetto, invocata da tanti, compresa Anas?
«È un principio giustissimo. Attenzione però: la centralità del progetto non viene inficiata dai contratti quadro, in quanto i singoli contratti vengono attivati sulla base di progetti esecutivi redatti da Anas. In passato invece, con il contraente generale o l'appalto integrato, la progettazione veniva delegata completamente all'impresa esecutrice».


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