Lavori Pubblici

L'intervento. Buia: investimenti e lavoro priorità per le costruzioni

Gabriele Buia*

Il 2017 non deve essere un altro anno perso. Servono politiche di sviluppo, semplificando le regole del codice appalti

Caro Direttore,

come giustamente rilevava Giorgio Santilli nell’editoriale, pubblicato martedì 28 marzo sul suo giornale, la politica economica che il Governo deve perseguire con costanza e efficacia nei prossimi mesi, per accelerare una ripresa ancora poco percepibile, passa necessariamente da un rilancio degli investimenti e del lavoro. Due fattori inscindibili che sono parte integrante dell’industria delle costruzioni che con la lunga filiera, la diffusa manodopera e la capillare distribuzione sul territorio nazionale è uno dei principali motori del mercato interno, senza il quale difficilmente si potrà tornare a crescere al pari degli altri partner europei (secondo la Commissione europea, saremo il paese Ue con la più bassa crescita nel 2017). Gli ultimi dati dell’Istat su produzione e fiducia lo dicono chiaramente: il settore non è ancora uscito dalla crisi (-5,2% a gennaio) e le aspettative degli imprenditori peggiorano in termini di occupazione.

Eppure negli ultimi anni si sono fatti grandi sforzi per rilanciare gli investimenti pubblici (più 10% di risorse nel bilancio dello stato nel 2016 e più 23% nel 2017) e per superare vincoli di bilancio che rendevano difficile, se non impossibile in anni di crisi, promuovere le spese in conto capitale invece di quelle correnti. Questi interventi non sono bastati a invertire la rotta e le grandi opportunità che intravedevamo già nel 2016 si sono arenate contro l’incapacità della nostra macchina amministrativa di tradurre i buoni propositi in realtà.

Ancora oggi molti strumenti indispensabili per dare attuazione a decisioni assunte mesi fa risultano in stand by. È il caso, per esempio, del contratto di programma Anas che è ancora in attesa dell'approvazione necessaria per spendere i quasi 7 miliardi di euro, stanziati da più di sedici mesi.

Il rischio che intravediamo è che nonostante l’attenzione e la volontà politica di rimuovere i mille ostacoli e l’eccessiva burocrazia che impediscono agli investimenti di concretizzarsi, il 2017 sia un altro anno perso.

Sono anni ormai, infatti, che vengono smentite le previsioni contenute nel Def, a causa dell’incapacità di realizzare le misure messe in campo per gli investimenti. Basti pensare, infatti, che gli investimenti fissi lordi, stimati in occasione del Def per il 2016 a +2%, a settembre con la nota di aggiornamento sono stati ridimensionati a +0.9%, mentre gli ultimi dati Istat segnano un preoccupante -5,4%!

Non si può nascondere che su questi risultati ha certamente influito anche il nuovo Codice dei contratti pubblici. Una riforma che come Ance abbiamo sostenuto con forza per promuovere trasparenza e efficienza in un sistema fin troppo logoro e a rischio di corruzione. Nonostante le lodevoli intenzioni del legislatore, il Codice ha centrato, però, solo in parte questo obiettivo. Il forte rallentamento dei lavori pubblici degli ultimi mesi ha messo in ginocchio numerose imprese strutturate che già faticavano a rialzarsi dopo quasi 9 anni di contrazione del mercato. È quindi indispensabile e non prematuro pensare a correggere norme che dovevano assicurare efficienza e che invece rischiano di imbrigliare ancor di più il settore.

Il sistema di aggiudicazione delle gare deve consentire alle risorse di trasformarsi rapidamente in cantieri, cosa che finora avviene troppo di rado e in tempi lunghissimi. Servono perciò modalità snelle che il metodo dell’esclusione automatica delle offerte anomale, cosiddetto antiturbativa, può assicurare. E non si può pensare di attribuire alle stazioni appaltanti la facoltà di concedere in subappalto una parte dei lavori, decidendolo gara per gara, perché in questo modo si impedisce alle imprese di dotarsi di un’adeguata struttura aziendale. Così come resta da sciogliere il nodo del sorteggio delle imprese da invitare alle procedure negoziate senza bando, che svilisce la qualificazione e lesperienza degli operatori e rende impossibile la programmazione di qualsiasi attività di impresa. Per non parlare poi delle norme sulla responsabilità solidale, ora in discussione, che rischiano di penalizzare ulteriormente le imprese corrette a favore di chi gioca fuori dalle regole, solo perché non si è in grado di assicurare controlli efficienti.

Per ripartire, dunque, le risorse da sole non possono bastare. Occorre una politica industriale orientata allo sviluppo, fondata su regole certe e un processo decisionale snello e efficace. Nello stesso tempo è indispensabile innovare il modo di fare impresa, tema sul quale come Ance siamo fortemente impegnati, per affrontare al meglio le sfide che il nuovo mercato impone.

Un salto di qualità che siamo pronti a fare ma che necessita del contributo di tutti. Nessuno escluso.

*Presidente Associazione nazionale costruttori (Ance)


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