Lavori Pubblici

Terremoto/2. La storia di Agim Memolla: da profugo albanese a imprenditore in prima fila nel cratere del Centro Italia

Massimo Frontera

Arrivato in Italia nel 1995 su un barcone, oggi è il titolare della prima impresa edile ad aver ottenuto l'iscrizione nell'anagrafe antimafia del Viminale

Aveva 19 anni quando è arrivato in Italia su un barcone. Oggi è il titolare di un'impresa di Nocera Umbra con 15 dipendenti ed è in prima fila per la ricostruzione dell'Italia Centrale.
Già, perché la Memolla Group srl risulta essere la prima impresa edile ad aver ottenuto l'iscrizione all'apposita anagrafe antimafia presso il Viminale affidata a Francesco Paolo Tronca.
L'iscrizione è stata verificata e concessa in un mese: «ho inviato la richiesta di iscrizione via posta certificata il 1° dicembre e il 2 gennaio mi hanno comunicato l'esito positivo». A parlare è Agim Memolla, ex migrante albanese, classe 1976. «In Italia sono arrivato alla fine del 1994 su un barcone come tanti», racconta. «Non è andata subito bene perché mi hanno beccato e mi hanno riportato in Albania, ma io sono subito ritornato. L'Italia mi ha accolto bene, con molta ospitalità. Ho cominciato a fare vari lavori, ovviamente in nero. Poi con una delle sanatorie che sono uscite ho sistemato i miei documenti e sono diventato dipendente di un'impresa artigiana edile».
Quando Agim si è ormai inserito a Nocera Umbra, arriva il terremoto del 1997. Una disgrazia per tanti, ma un'opportunità di lavoro per tanti altri. «Dopo il terremoto ho aperto una mia ditta individuale e ho cominciato a operare e mi sono ingrandito: ho assunto dei dipendenti e mi sono sposato con una ragazza italiana». «Oggi la mia azienda è una srl con 15 dipendenti e sono felice e contento dei risultati ottenuti».
L'impresa Memolla, iscritta all'Ance Perugia, ha già eseguito alcuni interventi di prima emergenza nel cratere, sistemando una scuola a Cascia, danneggiata dalle scosse del 30 ottobre; ha cantieri in corso nella ricostruzione dell'Aquila; e oggi è appunto pronta a intervenire nella ricostruzione pubblica e privata. «Abbiamo buone aspettative ma è ancora troppo presto per i cantieri», conclude Agim.


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