Lavori Pubblici

Bene l'ok al decreto terremoto, ora dare continuità anche al lavoro degli imprenditori

Giorgio Santilli

È una buona notizia che il Senato abbia approvato in un colpo solo i due decreti terremoto che accelerano le procedure per la ricostruzione. Prima ancora di ricostruire, però, è necessario dare rapidamente certezze a quelle imprese che vogliono restare sul territorio per produrre. Il testo approvato a Palazzo Madama costituirà un punto di riferimento per la ricostruzione che potrà essere finanziata e anche semplificata grazie a molte delle norme contenute nel decreto. E sarà un punto di riferimento per l'esercizio dei poteri straordinari del commissario Vasco Errani.

Non è però soltanto la velocità della ricostruzione il banco di prova per garantire alle popolazioni e alle imprese dei territori terremotati il ritorno a una vita normale. Ancora più urgente è oggi - e questa è stata la testimonianza di molte imprese localizzate in quei territori nei giorni successivi ai terremoti - garantire la «continuità» delle attività umane e delle attività produttive in particolare. La ricostruzione - che ha bisogno comunque di tempo per attivare fondi e progetti, per fare scelte urbanistiche importanti, per fare un censimento della situazione - partirà fra qualche mese e porterà risultati concreti in un tempo più lungo. Governare la transizione oggi è fondamentale anzitutto per tenere accesa la voglia di combattere ancora. E la transizione non è soltanto garantita dall'arrivo dei container o dal trasferimento negli alberghi sul mare di molte persone. Non si deve spezzare il filo fra il presente e il futuro e questo è possibile soltanto garantendo continuità in questi giorni e in questi mesi.

Bisogna dare alla passione di tanti imprenditori - che restano nelle imprese per non perdere manodopera, commesse, impianti - gli strumenti giusti, magari temporanei e transitori, per andare avanti.Il riferimento non può che essere quel «modello Emilia-Romagna» che ha garantito la celerità e la qualità della ricostruzione proprio in virtù dell'affermazione dei principi della continuità. Rispetto a quel modello il decreto qualche carenza la presenta anche dopo il primo passaggio parlamentare. Per favorire la continuità produttiva può essere utile, per esempio, autorizzare la delocalizzazione temporanea, totale o parziale, delle attività produttive in strutture che non hanno subito danni e si trovano in zone contigue a quelle colpite.

Ci vuole un procedimento semplificato che consenta decisioni rapide.Un altro esempio è quello della «agibilità sismica temporanea» che potrebbe essere data a edifici produttivi per consentire la prosecuzione dell'attività di impresa o anche per la sua ripresa, in attesa che le strutture pubbliche svolgano le verifiche sulla sicurezza. Una norma era stata approvata, in questo senso, in commissione Bilancio, con la previsione di un certificato rilasciato da un professionista abilitato in assenza di danni gravi o dopo un intervento fatto per riparare eventuali danni. Purtroppo l'Aula del Senato ha deciso di trasformare questo emendamento in un ordine del giorno. Un passo indietro che non aiuta.


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