Lavori Pubblici

Inchiesta grandi opere/3. Vademecum per Pmi, come difendersi dalla corruzione

Marzio Bartoloni

Quali comportamenti devono far suonale un campanello d'allarme: la guida per le piccole e medie imprese di Confindustria e Tim

Come proteggo la mia impresa o come faccio a resistere ai tentativi di corruzione oggi sempre più insidiosi? Quando un regalo o un invito a cena o un conflitto di interessi diventa inappropriato? Quali comportamenti - dai pagamenti in cash alla mancanza di contratti scritti - devono far suonare un campanello d’allarme? Se è vero che il diavolo si nasconde nei dettagli anche un tentativo di corruzione molto spesso puo annidarsi in “zone grigie” difficili da valutare. Per aiutare gli imprenditori, in particolare chi guida una Pmi, ad evitare rischiosi passi falsi Confindustria in collaborazione con Tim ha messo in cantiere un vero e proprio vademecum per difendersi dalla corruzione da mettere a disposizione delle piccole e medie imprese.

L’iniziativa ha un respiro internazionale visto che tutto nasce dal G20 di novembre 2015 di Antalya in Turchia. Dove durante il «B20», il summit parallelo delle imprese (a cui ha partecipato appunto anche Tim), è stato presentato anche un «tool kit» anticorruzione, in versione internazionale, destinato proprio alle Pmi. Questo toolk-it consiste essenzialmente in un documento che contempla, oltre agli aspetti definitori di corruzione, l’indicazione dei principali strumenti per la realizzazione di un “compliance program” anti-corruzione e alcune indicazioni di natura pratica e comportamentale da adottare nella propria attività di impresa a prevenzione della commissione dell'illecito. Un vademecum appunto che sempre il B20 decise poi di far replicare in ogni Paese adeguandolo alle realtà nazionali. Da qui l’idea di una versione italiana a cui Confindustria sta lavorando con l’obiettivo di completarla entro la prossima estate. Per poi presentarla subito dopo in un evento .

Il primo step per dare vita a un «anti corruption toolkit» made in Italy comincerà nelle prossime settimane quando Confindustria e una selezione di sue associazioni territoriali, distribuirà a circa 100 piccole medie-imprese del sistema associativo un questionario ad hoc per verificare la consapevolezza degli operatori economici sul rischio di reati corruttivi, nonché sul livello di diffusione dei modelli organizzativi previsti dal Dlgs 231/2001 (il decreto che disciplina le responsabilità amministrative da reato delle imprese).

L’indagine nasce proprio dalla necessità di cucire al meglio il vademecum alle caratteristiche del nostro tessuto imprenditoriale. Il campione preso in esame è costituito da imprese distribuite in diverse Regioni - tra le più rappresentative in termini di contributo all'economia nazionale - in modo da individuare un quadro territoriale omogeneo. Sotto la lente finiranno Pmi di Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia.

Le associazioni territoriali collaboreranno con Confindustria e Tim anche nelle successive fasi dell'iniziativa, attraverso un gruppo di lavoro - «Legalità e 231» - coordinato da Confindustria. L’idea è quella di definire il vademecum secondo l'impostazione adottata per la versione internazionale (6-7 temi affrontati con consigli e strumenti pratici), con l’aggiunta di richiami sull'applicazione della norme italiane. Ma evitando di dare vita a uno strumento pesante e burocratico:  l’intenzione è quella di ricorrere a una struttura quanto più semplice possibile in termini di fruibilità, tenuto conto che le Pmi presentano strutture organizzative e sistemi di controllo meno complessi delle grandi. Per dare massima diffusione a questo nuovo strumento sarà creata un'apposita sezione nel sito di Confindustria in cui pubblicare il testo e ulteriori contenuti sul tema. Inoltre, sarà possibile prevedere una versione on-line personalizzata del vademecum per associazioni e imprese.


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