Lavori Pubblici

Cantone: corruzione sottovalutata, nel libro di Corradino (Anac) il racconto «vivo» del fenomeno e le strategie per reagire

Mauro Salerno

«È la "tesi del fare" che giustificava la corruzione in nome della pragmaticità. Ora per fortuna il vento sta cambiando»

Ci sono le opere pubbliche, raccontate attraverso le gare truccate o l'intercettazione ormai famosa dell'imprenditore che all'indomani del terremoto dell'Aquila si fregava le mani al pensiero delle commesse su cui avrebbe potuto mettere le mani. Ma non solo. E non potrebbe essere altrimenti. Perché la corruzione è una piaga che non lascia settori scoperti. E allora ecco la sanità, lo sport, i concorsi universitari. Con piccoli e grandi episodi di corruzione raccontati attraverso la viva voce dei protagonisti colti in fallo dalle intercettazioni.

È anche per questo che il libro scritto per Chiarelettere dal consigliere dell'Anac Michele Corradino per raccontare un fenomeno di cui sì è discusso in tutte le salse, coglie nel segno, rivelando un tratto del tutto originale. Qui la corruzione è raccontata in prima persona da corrotti e corruttori. Con episodi che spesso spingono alla risata, ma che altre volte invece provocano rabbia. La novità è che i nomi non sono rivelati, perché conta raccontare il fenomeno e non dare spazio a chi ne trae guadagno.

«È normale.. Lo fanno tutti»: il titolo serve a chiarire da subito quanto la corruzione vienga spesso data per scontata. A volte come un prezzo da pagare, altre volte un "normale" scambio di favori per raggiungere l'obiettivo. «In passato la corruzione è stata spesso sottovalutata - ha commentato il numero uno dell'Anac Raffaele Cantone, autore della prefazione, durante la presentazione del libro ieri a Roma -. Anzi è stata fatta passare come uno strumento comodo per superare la burocrazia. È la "tesi del fare" che giustificava la corruzione in nome della pragmaticità. Ora per fortuna il vento sta cambiando».

Il libro non si ferma al racconto (spassoso) per intercettazioni. Non è, come dice Cantone «un libro disperante». Tutt'altro. Il capitolo finale è tutto dedicato alle strategie che sono state messe in campo per reagire e agli altri passi che si possono compiere per non rimanere passivi e fermare l'andazzo imperante. Oltre alla rappresentazione, c'è la proposta: l'indicazione delle strade per guadagnare terreno sul fronte delle trasparenza. Ne avrebbe da guadagnare anche il mercato, sempre penalizzato da fenomeni che mettono ai margini le forme di sana competizione.

Non a caso Corradino spiega che l'idea del libro è nata durante i percorsi educativi nelle scuole. «Anche tra i ragazzi è diffusa l'opinione che la corruzione è in fondo un male minore - dice - ma quando gli si fa vedere le conseguenze che la corruzione ha sulle loro vite allora l'opinione cambia» . Esempi? «Dati alla mano - risponde Corradino - si dimostra che i Paesi con più alto tasso di corruzione sono quelli in cui di fa meno ricerca, quelli in cui si verifica la fuga insieme all' incapacità di attrazione di cervelli, quelli in cui il merito conta sempre di meno. Allora lì scatta la rabbia e la voglia di reagire». È questa reazione, allora, «che dobbiamo far scattare anche nella società».


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