Lavori Pubblici

Piano Fs: con Anas investimenti per 94 miliardi in dieci anni, 58 disponibili

Alessandro Arona

Spesa già in crescita (dai 4,4 del 2014 ai 6,1 previsti quest'anno) - Treni per 14 miliardi, tecnologia per 7, il resto (73) per infrastrutture

Investimenti per 94 miliardi di euro in dieci anni, di cui 73 in infrastrutture, 14 per nuovi treni e 7 per tecnologia, come strumento chiave (insieme alla strategia per la "mobilità integrata" e l'estero) per lo sviluppo del Gruppo Fs e il raddoppio di fatturato da 9 a 17,6 miliardi.

Nel piano decennale di Fs Italiane illustrato ieri dall'Ad Renato Mazzoncini, c'è la conferma del gruppo come primo investitore pubblico in Italia (con l'aumento del 50% della quota annua di investimenti rispetto agli anni scorsi), ma ci sono altre due notizie: la conferma che l'acquisizione di Anas nel Gruppo Fs è ormai una decisione presa, e sarà resa operativa nei prossimi mesi (e i dati sugli investimenti comprendono anche l'Anas). E che tra gli investimenti ci sarà anche il Ponte sullo Stretto.

Già negli ultimi due anni il Gruppo Fs ha aumentato la sua capacità di investimento di quasi il 50%. Dai 4,4 miliardi di euro del 2014 (di cui 2,9 di infrastrutture Rfi) la spesa effettiva è salita a 5,7 miliardi nel 2015 e «per quest'anno - spiega l'Ad Renato Mazzoncini - la previsione è di 6,1 miliardi, di cui 4,2 infrastruttura».

Già dal 2017 Fs conta di salire a 8 miliardi di investimenti l'anno (compresi quelli Anas, oggi poco meno di due miliardi all'anno), per poi salire a una media di 9,4 miliardi all'anno.

Mazzoncini ha spiegato che «58 miliardi sui 94 previsti sono già individuati: 35 già stanziati nei contratti di programma» (risorse statali) «e 23 in autofinanziamento», cioè prestiti che Fs ha ottenuto o otterrà tramite emissione di obbligazioni o prestiti bancari, ripagati con il proprio bilancio.

Oltre agli investimenti infrastrutturali, nuove tratte e ammodernamenti (73 miliardi su 94, ne parleremo tra poco), Mazzoncini ha sottolineato l'importanza di treni (14 miliardi) e tecnologia (7). «Il miglioramento del trasporto regionale è la grande sfida» ha detto l'amministratore delegato, ricordando i tre accordi quadro per quattro miliardi di euro per 450 treni regionali, i primi due già firmati il 3 agosto con Hitachi Rail Italia (300 treni a due piani) e Alstom (100 treni a piano unico), mentre è sospesa la terza gara per 50 treni diesel. «Avremo quasi il 50% della flotta del tutto nuova, e con il revamping in corso sui vecchi treni il 70% di flotta rinnovata».

Nel Piano decennale presentato ieri c'è anche l'obiettivo di integrazione della rete nazionale Rfi (16.700 km) con quella regionale delle ferrovie ex concesse (2.500 km), con acquisizioni concordate caso per caso («l'Umbria ha già deliberato» ha ricordato Mazzonicini).

«Fondamentale la tecnologia - ha spiegato l'Ad di Fs - perché consente di potenziare il servizio ferroviario senza costruire nuove infrastrutture, senza cemento». Previsti cinque miliardi in dieci anni per le ferrovie, più due miliardi Anas.

Mazzoncini ha spiegato che la società strade passerà dal Tesoro (che oggi la detiene al 100%) alla holding Fs, dunque si collocherà "sullo stesso piano" di Rfi (Rete ferroviaria italiana). Ha confermato che prima (nei prossimi mesi) ci sarà il nuovo contratto Anas-Ministero basato sul "corrispettivo di servizio" (pedaggio ombra, qualità, investimenti), in grado di dare autonomia finanziaria, poi il passaggio a Fs.

Il PIano decennale Fs prevede investimenti sull'infrastruttura ferroviaria per 62,5 miliardi (che insieme a 14 per i treni e 17,5 Anas porta ai 94 miliardi totali). Oltre ai 5 miliardi per "tecnologia" ci saranno 33 miliardi per lo sviluppo e potenziamento della rete convenzionale (ad esempio l'upgrading della Salerno-Reggio Calabria e della direttrice Adriatica) e 24 miliardi per la rete ad alata capacità (Terzo Valico di Genova, Torino-Lione, Brennero, Brescia-Padova, Napoli-Bari, Catania-Palermo).

E ci sarà anche il Ponte sullo Stretto. «Non ha più senso pensare a un project financing - ha detto Mazzoncini - che si ripagava con il traffico stradale, che sarà sempre molto basso. Su 8 miliardi di euro quasi tre erano di oneri finanziari. Se inseriamo invece l'opera nel nostro piano di investimenti, gli oneri finanziari sono quasi zero, i nostri bond sono allo 0,5%». «L'opera in sè costava 3,9 miliardi» ha detto Mazzoncini, riferendosi però al valore di aggiudicazione 2006, già aggiornato a 5,2 miliardi nel 2009.


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