Lavori Pubblici

Terremoto/2. De Albertis: «Piano anti-rischi che sfrutti anche la leva fiscale»

Massimo Frontera

Il presidente dell'Ance aderisce alla proposta di varare un piano nazionale per la cura del territorio

«Condivido l'idea che ho letto nell'analisi di Giorgio Santilli di un piano complessivo per la cura del territorio, cercando di evitare alcuni errori del passato. E condividiamo in pieno l'idea del presidente della Camera, Ermete Realacci, di adottare a inizio settembre una risoluzione che impegni il governo per potenziare il bonus del 65% per gli interventi antisismici».Il presidente dell'Associazione nazionale dei costruttori, Claudio De Albertis, aderisce alle proposte formulate ieri su questo giornale, a poche ore dall'ultima tragedia nazionale nei territori di Lazio e Marche.

Presidente De Albertis, quali sono secondo lei le priorità e quali le vostre proposte?
Occorre veramente un piano nazione le prevenzione dei rischio. Su questo come Ance abbiamo messo insieme delle proposte, come per le scuole e il dissesto idrogeologico. Il governo ha creato due strutture di missione per dare organicità a interventi che erano un po' scollegati tra loro. Mi sembra una cosa molto importante.

Ma abbiamo dimenticato i terremoti, come ci ha ricordato Amatrice.
Esattamente. E oggi è necessario usare lo stesso passo da parte del governo per avviare una politica organica di tutela del territorio e dei cittadini, che preveda l'attivazione di strumenti sia pubblici che privati.

Per esempio?
Io credo molto nella leva fiscale, come l'estensione del bonus antisismico del 65% per i lavori di prevenzione e messa in sicurezza statica, ma che non sia limitata all'abitazione principale. Questo è fondamentale.

E poi?
Bisogna avviare un grande piano di investimenti pubblici da mettere in campo subito, soprattutto per la manutenzione di infrastrutture pubbliche, a cominciare da scuole e ospedali. E occorre un piano di prevenzione dei rischi, e di quelli sismici in particolare, come ulteriore tassello di politica di rilancio degli investimenti. E questo credo sia anche nelle intenzioni del governo, alla luce dei deludenti risultati del Pil del secondo trimestre 2016.

C'è un problema costi...
I costi sono enormi. Bisogna valutare l'opportunità di incardinare il piano di prevenzione dei rischi nel piano delle autorità europee». In che senso? «Bisogna superare il paradosso per cui l'Italia è attivo solo nella fase emergenziale e poco in quella della prevenzione. L'Italia è anche il Paese maggiore beneficiario del fondo europeo di solidarietà per le calamità naturali. Fino a oggi, l'Italia non ha ricevuto nessuno sconto per la fase della prevenzione».

I costi della mancata prevenzione?
Anche questi sono enormi. Il costo complessivo dei danni per calamità naturali dal dopoguerra a oggi è stato di 3,5 miliardi all'anno. Solo per i terremoti, stiamo parlando di 180 miliardi di costi per i danni. Quindi, rendere gli edifici più sicuri è l'unica strada da percorre.


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