Lavori Pubblici

Congiuntura, Cresme: «Niente frenata per l'edilizia nel 2016, confermiamo il +1,8%»

Alessandro Arona

Il direttore Lorenzo Bellicini: «Il rallentamento dei bandi non ha effetti su quest'anno. Bene il recupero e anche il non residenziale»

Niente paura: l'edilizia, dopo otto anni di crisi ininterrotta (-35% circa dal 2007 al 2015), si sta riprendendo, e il 2016 dovrebbe chiudersi con una crescita del valore della produzione pari all'1,8% in valori reali, circa il doppio di quanto farà il Pil.

A lanciare l'allarme sulle costruzioni era stato il 6 luglio l'ufficio studi Ance: «Le opere pubbliche non crescono quanto previsto - spiegò l'ufficio studi dell'Associazione costruttori - per cui la nostra stima di crescita dell'1,0% sul 2016, fatta a dicembre, deve essere ridimensionata allo 0,3%». Il Cresme, invece, il più noto centro di ricerca specializzato in edilizia, sede a Roma, conferma in pieno le sue previsioni di fine 2015: +1,8% il valore della produzione (investimenti e manutenzione ordinaria), trainata dalle opere pubbliche (+3,6%, dopo il +3,4% fatto segnare già lo scorso anno), recupero (+1,4% il residenziale, +2,4% il non residenziale), ma anche dall'inversione di tendenza delle nuove costruzioni non residenziali (capannoni industriali, uffici, centri commerciali), previste in crescita dell'1,7% dopo anni di pesante calo (si veda la tabella).

Eppure i bandi di gara, dopo l'entrata in vigore del Codice appalti il 18 aprile, fanno segnare a luglio un altro calo del 45% (in importo) rispetto al luglio 2015, e dall'inizio dell'anno siamo a -21,6% nel numero di avvisi e a -41% nei valori a base d'asta (si veda il servizio a destra). «C'è qualche mese di calo nei bandi, è vero - spiega Lorenzo Bellicini, direttore del Cresme - ma questo dato va letto nel modo giusto. Intanto il calo c'è rispetto al 2015, un anno record per i bandi di lavori pubblici» (30,6 miliardi di euro in gara rispetto ai 28,6 del 2014 e a una media di 24,9 miliardi all'anno tra il 2009 e il 2015). «E poi i bandi si trasformano in cantieri e spesa effettiva molti mesi dopo, anzi in più anni nel caso delle grandi opere, dunque vedremo i numeri alla fine dell'anno e casomai potremo valutarne l'impatto a partire dal 2017».

«I bandi di oggi - prosegue Bellicini - non ti raccontano del mercato di oggi. L'anno record dei bandi 2015 e le previsioni di spesa dei vari enti ci fanno dunque confermare, per quest'anno, una previsione di crescita dei lavori pubblici del 3,6% per quest'anno, mentre continua ad andare molto bene il recupero residenziale, e abbiamo segnali interessanti anche nel non residendiale: l'aumento dei prestiti alle imprese e l'aumento delle concessioni».

«Certo - ammette Bellicini - bisogna valutare nel medio periodo l'effetto della Brexit, il possibile calo di fiducia che porti alla contrazione dei consumi e della propensione all'investimento. E poi, certo, bisogna capire nei mesi come funziona il nuovo Codice appalti». «Il divieto di appalto integrato - prosegue il direttore del Cresme - impone alle stazioni appaltanti di fare i progetti esecutivi, ma vedendo la crescita dei bandi di progettazione mi pare che la reazione ci sia, e probabilmente le difficoltà saranno superate nel giro di qualche mese».


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