Lavori Pubblici

Roma-Latina, altro stop: niente contratto fino all'udienza Tar del 19 ottobre

Alessandro Arona

L'Ati Salini Impregilo contesta l'offerta di Sis (contributo pubblico "restituito"): impegno inaffidabile e contra legem

Ancora un rinvio nella tormentata vicenda della gara dell'autostrada Roma-Latina in project financing. Ci eravamo lasciati il 6 luglio scorso, con l'aggiudicazione definitiva decretata a favore del Consorzio Sis (Fininc-Sacyr) dal concedente Autostrade del Lazio Spa, AdL in sigla (composta al 50% ciascuno da Anas e Regione Lazio), ma la procedura si è di nuovo bloccata a seguito del ricorso presentato dalla cordata perdente, l'Ati dei colossi italiani delle costruzioni guidata da Salini Impregilo insieme con Astaldi, Pizzarotti e Ghella. Il 2 agosto era prevista l'udienza al Tar Lazio per decidere sulla sospensiva, chiesta dai ricorrenti, ma è stata la stessa AdL (nella memoria difensiva) a dichiarare di non voler firmare il contratto fino all'udienza di merito al Tar, fissata al 19 ottobre. Una scelta prudenziale, per evitare di creare obbligazioni giuridiche vincolanti.

Il principale punto contestato dai ricorrenti è il mega-ribasso di Sis sul contributo pubblico, presentato in forma "originale": subito un finanziamento più o meno corrispondente alla base di gara attualizzata - per il 1° stralcio 461 milioni offerti da Sis, che attualizzati equivalgono più o meno ai 396 (attualizzati) a base di gara, mentre l'Ati Salini Impregilo offriva 367 milioni (attualizzati a 323) - soldi che però sarebbero solo un "prestito", con l'impegno dunque di Sis di restituirli interamente a fine concessione (massimo 50 anni a base di gara). «Quella del prestito – sostengono i ricorrenti – è una fattispecie non prevista né dal Codice appalti né dai documenti di gara, dunque illegittima; il suo adempimento è legato a fattori incerti; e l'averlo accettato ha creato disparità tra i concorrenti in gara».

Dunque gli orologi tornano a fermarsi, dopo una procedura dai tempi già record: il bando fu lanciato dall'Anas nel dicembre 2011, ma la procedura è rimasta bloccata fino al 10 aprile 2014 (data delle lettere di invito alle imprese) per i contenziosi della Regione Lazio con i soci della precedente società concessionaria (revocata) Arcea Lazio e poi per una bocciatura da parte della Corte dei Conti di una delibera Cipe (si veda il servizio 1 e anche la vicenda fino al gennaio 2014). La scadenza per le offerte è stata varie volte rinviata dal 16 settembre 2014 fino al 18 febbraio 2015, con le due cordate citate sopra a farsi avanti.
Poi di fatto la gara è stata sospesa con l'arrivo del Ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, nel marzo 2015, per poi ripartire dopo l'estate su insistenza della Regione Lazio.
Nella valutazione della parte tecnica dell'offerta, effettuata dalla Commissione nella seduta del 29 settembre 2015, era risultata in vantaggio, anche se di poco, l'Ati italiana guidata da Salini Impregilo, con 38,46 punti contro i 34,41 di Sis.
Con le offerte sulla parte economica, invece (il 18 dicembre 2015 l'apertura delle buste e il 19 febbraio 2016 la lettura dei punteggi attribuiti), il Consorzio Sis ha ribaltato la situazione con un forte ribasso sul contributo pubblico richiesto, ottenendo 30 punti contro i 5,48 della cordata Salini Impregilo (si veda il tabellino di gara). La Commissione di gara ha infatti considerato che la proposta di Sis di restituire il contributo a fine concessione equivalesse di fatto al "contributo zero", a un ribasso cioè del 100%. Valutazione che, come vedremo, è fortemente contestata dai ricorrenti.
La base di gara prevedeva come limite massimo per il contributo pubblico 711,63 milioni di euro per l'intero intervento e 396,49 milioni per il primo stralcio , con finanziamenti pubblici disponibili, peraltro, per 468 milioni.
L'Ati Salini-Impregilo ha offerto un contributo pubblico a fondo perduto per l'intero intervento pari a 635,04 milioni (attualizzato 527,65 milioni) e un contributo pubblico per il primo stralcio di 367,44 milioni (323,39 mln a valore attuale).
Il Consorzio Sis ha chiesto invece 902,3 milioni per l'intero intervento e 461,1 per il primo stralcio; valori ben superiori, che però Sis si impegna a restituire interamente a fine concessione, attualizzandoli così a "zero" nell'offerta, ai fini dell'assegnazione del punteggio.

Secondo i ricorrenti Ati Salini già a questo punto l'offerta di Sis doveva essere esclusa, perché non prevista né nella vigente normativa sugli appalti né nella lex specialis del bando d gara.
Invece la Commissione di gara, il 19 febbraio, non solo non esclude l'offerta di Sis, ma gli attribuisce tutti e 30 i punti previsti per il "contributo pubblico a fondo perduto a carico del Concedente" (nell'ipotesi di contributo zero), mentre per il medesimo elemento all'ATI Salini-Impregilo sono stati attribuiti soli 5,48 punti.

Il primo ricorso (curato come i successivi dall'avvocato Giuseppe Giuffré) è del 23 marzo. La Commissione dichiara nel frattempo anomala l'offerta di Sis, con il conseguente procedimento di verifica previsto dalla legge e la società AdL chiede un parere all'Anac, "prima di assumere qualsivoglia decisione sull'esito della procedura". In una memoria firmata dall'amministratore delegato, peraltro, AdL manifestava dubbi gravi sull'ammissibilità, legittimità e convenienza dell'offerta di Sis".

Tuttavia il 16 giugno la Commissione di gara valuta positivamente i giustificativi presentati da Sis, e aggiudica provvisoriamente la gara al consorzio italo-spagnolo.


Il 6 luglio AdL emana la determina di aggiudicazione definitiva della nuova autostrada.

Poi però, in vista dell'udienza del 2 agosto sulla sospensiva, la stessa società concedente dichiara di volere rinviare comunque la firma del contratto in attesa dell'udienza di merito del Tar, il 19 ottobre.

I MOTIVI DEL RICORSO
I ricorrenti contestano in particolare che la Commissione di gara abbia accettato come valido, nell'offerta di Sis, anziché il ribasso sul contributo pubblico a fondo perduto, come previsto dal bando, la trasformazione di questo in un finanziamento restituibile nel tempo (a fine concessione). Tale offerta sarebbe contraria sia alla normativa sui lavori pubblici (che nel vecchio ma anche nuovo Codice parla di "prezzo", inteso come contributo a fondo perduto, e mai di prestito) sia alla lex specialis del bando di gara.
Il Tar tuttavia si troverà a valutare il recente caso della delibera Cipe del 1° maggio scorso sulla Campogalliano-Sassuolo, che ha ammesso la trasformazione del contributo pubblico a base di gara in finanziamento (la delibera è ancora all'esame della Corte dei Conti). Tuttavia l'Anas, che gestiva la gara, comunicò questa decisione prima della scadenza per le offerte, rispondendo pubblicamente a un quesito. Inoltre il Cipe ha poi imposto la restituzione del contributo nei primi anni di gestione dell'opera e non alla fine.

I ricorrenti (Ati Salini Impregilo) contestano infatti anche la mancanza di par condicio: se davvero AdL voleva ammettere il prestito, avrebbe dovuto dirlo chiaramente nella lettera di invito, e soprattutto nello schema di contratto, che secondo i ricorrenti non prevedeva la restituzione e non era modificabile.

Nel ricorso si contesta anche l'assegnazione del punteggio, che è stato per Sis il massimo possibile (30 punti) per il contributo pubblico. In pratica la Commissione ha valutato che restituire a fine concessione il contributo equivalesse a chiedere zero oggi. Ma non è così, spiegano gli avvocati di Salini, Astaldi, Pizzarotti e Ghella: innanzitutto è evidente la differenza (in negativo) per lo Stato, che deve anticipare una cifra che rivedrà fra 30-40 anni; e poi l'ipotesi (per Sis) di incassare e poi restituire il contributo fa diminuire le imposte a favore dell'erario nell'ordine del 30% del contributo da restituire.

I ricorrenti fanno poi notare che l'impegno a restituire il prestito non è assistito da alcuna garanzia, dunque certamente condizionato da eventi futuri e incerti ( in effetti, solo dalla entità dei ricavi per pedaggi), mentre in base agli stessi atti di gara le offerte condizionate e/o indeterminate sono inammissibili.
Inoltre - sempre secondo i ricorrenti - la verifica di anomalia della offerta non sarebbe stata compiuta correttamente, avendo la Commissione ignorato il fatto che la offerta SIS prevede un pedaggio iniziale del 50% superiore a quello del gruppo Salini, che sarebbe poco sostenibile dall'utenza e renderebbe non credibili i ricavi indicati dall'aggiudicatario, sui quali si basa la restituzione del contibuto.

Infine si contesta il fatto che nonostante le perplessità messe nero su bianco nella memoria all'Anac i vertici di AdL abbiano alla fine accettato le risultanze della commissione, cosa che non è affatto obbligata.

SCHEDA SULLA ROMA-LATINA
Il costo dell'opera è pari a 2,8 miliardi di euro, anche se la parte al momento finanziata è solo di 2.063 milioni (al lordo del ribasso di gara, vedremo chi vincerà) con i 468 milioni di contributo pubblico (idem) e il resto dai privati, con durata massima della concessione di 50 anni. Resta fuori la bretella con la A1 (la Cisterna-Valmontone, per la cui realizzazione servirebbero altri 500 milioni di finanziamenti pubblici.
Il progetto prevede in particolare la realizzazione di 186 km di infrastrutture: l'asse autostradale Roma-Latina per complessivi 68,3 km, l'asse autostradale Cisterna-Valmontone per 31,5 km e altre opere per la connessione con la viabilità locale per un totale di 46,2 km, oltre alla realizzazione di due viabilità complanari gratuite all'autostrada nel tratto tra Aprilia Sud e Latina, per complessivi 18,2 km per ciascun senso di marcia, e all'adeguamento per il traffico locale dell'attuale Pontina, tra Pomezia Nord ed Aprilia Sud (circa 22 km).
L'asse autostradale Roma-Latina prevede la realizzazione di un'infrastruttura a 2 corsie per senso di marcia oltre alla corsia di emergenza, dallo svincolo tra la A12 "Roma-Civitavecchia" e la "Roma-Fiumicino" fino a Latina nord (località Borgo Piave). Nel tratto più densamente trafficato compreso tra la località Tor de' Cenci e Aprilia Nord, è prevista la realizzazione di una terza corsia per senso di marcia.
L'asse autostradale Cisterna-Valmontone si connette al corridoio Roma-Latina in località Campoverde di Aprilia e prosegue fino all'innesto con l'autostrada A1 "Roma–Napoli" presso Labico.
Tra le opere per la connessione delle infrastrutture autostradali con la viabilità esistente sono previsti interventi di adeguamento della viabilità secondaria che comprendono la realizzazione della Tangenziale Est di Latina, asse urbano di scorrimento a due corsie per senso di marcia.
La tratta di cui si garantisce la copertura del piano economico-finanziario (delibera Cipe 51/2013 , in Gazzetta il 3 gennaio 2014) è quella principale, la A12-Roma (Tor de' Cenci)-Latina e opere connesse, che costa 2.063 milioni (1.839 al netto del ribasso di gara stimato) e gode del contributo pubblico di 468 milioni a valore attuale, stanziati nel 2004.
La delibera Cipe 51/2013 ha approvato il progetto definitivo della A12-Tor de' cenci (594,4 milioni), che ancora mancava all'appello, ed espresso parere favorevole allo schema di convenzione, nel quale lo Stato non assume nessun obbligo di finanziamento delle tratte attualmente non coperte da finanziamento pubblico (la Cisterna-Valmontone), come d'altra parte stabilito dall'articolo 18 comma 4 del decreto Fare. Il Cipe 2013 (governo Letta, ministro Lupi) ha comunque confermato l'impostazione della gara Anas 2011 secondo la quale l'aggiudicazione riguarda tutta l'opera, anche la parte non finanziata (la bretella Cisterna-Valmontone, collegamento alla A1), la cui realizzazione è tuttavia condizionata allo stanziamento dei 502 milioni mancanti.


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