Lavori Pubblici

Pedemontana veneta, per la Cassa il progetto è insostenibile. Tempi stretti per modificarlo

Franco Tanel

Primo incontro al Mit. Senza appoggio di CdP e Bei salterebbe l'operazione project bond gestita da JP Morgan, e a ottobre si fermerebbero i cantieri

E' durato poco più di un'ora l'incontro di venerdì 29 luglio a Roma tra il Commissario governativo per la Pedemontana Veneta Silvano Vernizzi, il Consorzio Sis, concessionario dell'opera, i funzionari di JP Morgan, quelli di Cassa Depositi e Prestiti e il MIT rappresentato da Mauro Coletta. Un incontro interlocutorio, quindi dove le parti si sono limitate a illustrare le proprie posizioni e che si è concluso con la decisione di rivedersi mercoledì prossimo a Mestre.

Sembra quindi che le perplessità di Cassa Depositi e Prestiti sulla sostenibilità del PEF di Pedemontana Veneta, e quindi della non opportunità di avvallare l'emissione obbligazionaria da 1,6 miliardi di euro predisposta da JP Morgan non sia cambiata. Come è emerso nei giorni scorsi, il nodo secondo CDP e i tecnici del MIT sarebbe da un lato una previsione di traffico eccessivamente ottimista, ma anche un rendimento per il concessionario superiore alla attuali condizioni di mercato e un equity troppo modesto; secondo queste valutazioni dovrebbe anche essere ridotta la garanzia della Regione sul rischio traffico.

Alla base di molte di queste considerazioni c'è un nuovo studio di traffico commissionato da CDP e BEI allo Studio Righetti & Monte Associati che abbassa del 40% la cifra di veicoli equivalenti giorno indicata nel PEF: da 29.000 a 17.400 .

Giova ricordare i dati di traffico del quarto trimestre 2015 (fonte Aiscat) per alcune autostrade del Nord Est: si va dai 10.971 veicoli della A23 Udine -Tarvisio, al massimo degli 86.437 della Brescia -Padova. La Venezia-Trieste ne registra 29.993, la Mestre-Belluno 22.650 e la A31 della Valdastico 14.431.
La strada regionale 53 Postumia, che collega Vicenza a Treviso su un tracciato più meridionale della Pedemontana viaggia sui 18.000 veicoli/giorno. Secondo la Regione Veneto le obiezioni alla sostenibilità del PEF sono frutto di una errata documentazione e di valutazioni parziali, mentre nulla può dire sul nuovo studio dei flussi di traffico che non ha ancora ricevuto. Ieri pare sia stato assicurato che verrà messo a disposizione nei prossimi giorni.

In ogni caso è molto probabile che in assenza di una qualche forma di appoggio ufficiale da parte del Governo o di Cassa Depositi e Prestiti l'operazione guidata da JP Morgan si blocchi definitivamente. Con le conseguenze che si possono immaginare: sospensioni dei lavori da ottobre-novembre con relativa necessità di messa in sicurezza, che secondo alcune stime potrebbe da sola costare fino a 200 milioni di euro. Il tempo stringe anche perché se invece, come il Governo auspica, c'è un margine per trovare una soluzione positiva all'empasse, servono poi almeno quattro settimane per l'emissione del bond.
In questo quadro è da segnalare una lettera aperta inviata l'altro ieri al premier Renzi, al ministro Delrio e al presidente della Regione Veneto Zaia di un gruppo di imprenditori veneti nella quale si chiede di assicurare un rapido completamento dell'opera. A firmare la missiva Giovanni Rana, presidente dell'omonima azienda alimentare, Enrico Zoppas, a capo del Gruppo San Benedetto, Dario Brendolan dei Supermercati Famila, Harald Antley di Aspiag Servici e ancora, Bruno Veronesi ( Aia e Negroni), Giuseppe Ramonda della catena di abbigliamento Sorelle Ramonda, fino a Alessandro Mezzalira della FIT uno dei principali produttori di tubi a livello nazionale. Tutti si dicono "sbalorditi dalla situazione" e sottolineano che la superstrada "è fondamentale per questo territorio". Ad essi ieri si è aggiunta anche Confindustria di Treviso e quella di Venezia e Rovigo.


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