Lavori Pubblici

Rilanciare gli investimenti, giusta la sfida di semplificare

Giorgio Santilli

I due successi che incassano il premier Matteo Renzi e il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio sulla Salerno-Reggio Calabria e sulla Napoli-Bari (si vedano i servizi in pagina) sono il frutto di un’attenzione costante che il governo sta dedicando al problema infrastrutturale. E, al tempo stesso, serviranno nei prossimi giorni per dare spinta a un altro pezzo di semplificazione che Renzi ha fortemente voluto contro molte resistenze arrivate soprattutto dalle Regioni: il regolamento, attuativo, della legge Madia che comporta una drastica riduzione dei tempi di approvazione delle «opere strategiche» pubbliche e private e la possibilità per il Presidente del Consiglio di intervenire con i commissariamenti qualora queste opere incontrassero sul proprio cammino veti espliciti o resistenze.

Il regolamento - che dovrebbe andare al prossimo Consiglio dei ministri per il sì definitivo - è stato ribattezzato «le opere del Presidente» e prevede una corsia preferenziale che Palazzo Chigi può usare per un numero ristretto di interventi scelti come prioritari. Il “soprannome” che gli è stato dato indica, da una parte, una certa solennità dello strumento, dall’altra è anche il frutto della lunga battaglia che su questo tema si è tenuta con i Governatori che hanno opposto in Conferenza Stato-Regioni un parere a lungo negativo. Le «opere del Presidente» in qualche modo circoscrive l’ambito della semplificazione a un certo numero di opere elette, appunto, lasciando invece nelle condizioni ordinarie tutte le altre.

Il segno che sul territorio si continua a considerare l’armamentario di autorizzazione, poteri di blocco, poteri di veto fondamentale per esercitare il proprio potere. «L’Italia del no» - come la chiama lo stesso Renzi - che proprio non riesce a lasciare spazio alla «Italia del sì».

Ora più che mai l’Italia ha bisogno di correre, di fare in un anno ciò che prima faceva in dieci o venti anni (e la Salerno-Reggio Calabria è l’esempio più emblematico di quella stagione).

C’è da recuperare il tempo perduto. Se il superamento del patto di stabilità interno, la clausola di flessibilità strappata alla Ue sugli investimenti, il ruolo dell’Anac di Raffaele Cantone in funzione anticorruzione hanno fatto molto per rimettere in moto la macchina degli investimenti pubblici in questo difficilissimo 2016, quello che ancora bisogna cambiare per cominciare a correre (ed evitare di marciare ancora come tartarughe) è proprio quel cambio di cultura che porta ad andare tutti insieme nella stessa direzione, per il bene superiore del Paese.


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