Lavori Pubblici

Congiuntura/2. Accelerare le riforme per crescere subito

Giorgio Santilli

Le tre riforme fondamentali messe in campo dal governo fanno fatica a produrre risultati positivi

I dati previsionali per le costruzioni sono meno belli di quanto si pensasse sei mesi fa. Soffrono ancora gli investimenti pubblici che dovrebbero essere invece la leva della crescita. Le tre riforme fondamentali messe in campo dal governo - il quasi azzeramento dei vincoli del patto di stabilità sulla spesa in conto capitale, il nuovo codice degli appalti e la clausola di flessibilità ottenuta a Bruxelles - fanno fatica a produrre risultati positivi. Ribadiamo che la manovra del governo è bene impostata su questi fronti. Semmai ha bisogno di essere accelerata, in tutte e tre le partite. Quel che conta, infatti, ai fini della crescita, è ora, è il 2016: senza un buon 2016 sul fronte della spesa in conto capitale, il futuro sarà inevitabilmente piccolo e lento.

Tanto più dopo Brexit, spingere subito sulla leva pubblica e rafforzare il mercato interno è decisivo per il Paese.Bisogna fare uno sforzo tutti insieme - governo, imprese, stazioni appaltanti, regolatori - per minimizzare le difficoltà ed evitare atteggiamenti catastrofisti. Certo che gli operatori hanno bisogno di risposte certe, ma l'Anac sta facendo un buon lavoro sul fronte del codice degli appalti e anche sul fronte del patto di stabilità si sta intervenendo ulteriormente per creare nuovi spazi a fronte di risultati ancora incerti ( si veda Il sole 24 ore del 5 luglio). Quanto alla clausola di flessibilità europea, non si può che accelerare ciò che già è in cantiere senza farsi illusioni che possano arrivare alla cassa progetti ancora in fieri. Si faccia come con i vecchi progetti sponda europei: si spenda tutto ciò che è possibile, dove è possibile. Subito.

Per non limitarsi all'emergenza, però, è necessario anche affrontare i problemi strutturali: la scelta definitiva di un mercato fondato su trasparenza e concorrenza contro la corruzione, i premi a chi lavora bene e l'esclusione per chi lavora male, l'eliminazione di inutili appesantimenti burocratici, la progettazione di qualità, che passa inevitabilmente per una radicale riorganizzazione della Pa (i decreti Madia sono deludenti finora su questo) che azzeri l'in house, rafforzi le funzioni pubbliche fondamentali come la programmazione e il controllo e lasci al mercato tutto ciò che il mercato fa meglio (a partire dalla progettazione).


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