Lavori Pubblici

Salini Impregilo, accordo quadro per diga da 4 miliardi di dollari in Tagikistan

R.F.

Contratto già firmato per il primo lotto da 1,95 miliardi - Maxi commessa anche per Saipem in Indonesia (1,2 miliardi di $)

Archiviato il raddoppio del canale di Panama, inaugurato qualche giorno fa, Salini Impregilo compie un altro passo in avanti e sigla con il governo del Tagikistan un accordo quadro da quasi 4 miliardi di dollari per la realizzazione della diga più alta del mondo. Un colpo importante e, non a caso, il titolo del general contractor fa un grande balzo in Borsa dove ieri ha chiuso a +8,27 per cento. Il gruppo guidato da Pietro Salini si è già garantito anche il primo lotto dell’opera da 1,95 miliardi di dollari, che prevede la costruzione sul fiume Vakhsh nel Pamir, una delle principali catene montuose dell’Asia centrale, di una diga in rockfill e nucleo di argilla alta 335 metri, la più alta del mondo.

L’accordo siglato dalla Salini con Ojsc “Rogun Hydropower Project” (la società controllata dal governo che coordina l’intero progetto) fissa una precisa tabella di marcia per la realizzazione di quattro lotti e prevede che, entro il prossimo 30 settembre, i 3 rimanenti siano assegnati al gruppo italiano. Una volta ultimato il progetto, la produzione energetica sarà garantita da 6 turbine da 600 megawatt ciascuna che, a piena capacità, assicureranno una potenza installata di 3600 megawatt, in pratica l’equivalente di 3 reattori nucleari.

Il progetto Rogun Hpp è molto articolato e comprende vari tasselli: sfruttare il potenziale idroelettrico del Pamir, che riunisce alcune delle montagne più maestose dell’area centroasiatica, deviare il corso del fiume Vakhsh, e, infine, costruire la diga da 355 metri. Per questo motivo, il Rogun Hpp è stato diviso in quattro lotti. I primi porteranno alla deviazione del fiume Vakhsh che sarà fatto confluire in due gallerie di deviazione realizzate sottoterra, in modo da mettere all’asciutto le fondamenta della diga. Un’operazione molto complessa che, come spiega lo stesso gruppo italiano in una nota diffusa ieri, per via della portata del fiume, potrà essere completata solo nei mesi invernali quando le montagne sono innevate e il livello dell’acqua si riduce.

L’impatto del progetto sarà assai significativo anche in termini di sviluppo economico. Ma Rogun Hpp servirà soprattutto a contrastare le carenze energetiche che si verificano ogni anno e che colpiscono migliaia di famiglie. Senza contare i risvolti positivi per l’attività agricola in un paese in cui solo il 7% del terreno è coltivabile.

Quanto al potenziale energetico, grazie a Rogun Hpp il Tagikistan è destinato a diventare un punto di riferimento regionale nel settore tanto che già Pakistan e Afghanistan si sono candidati ad acquistare parte dell’energia prodotta nell’area e altri paesi confinanti seguiranno con ogni probabilità il loro esempio. E ulteriore sostegno dovrebbe arrivare anche da un progetto parallelo, lanciato nelle scorse settimane, che prevede la modernizzazione di una rete elettrica che collega Tagikistan e Pakistan.

La produzione energetica del Tagikistan deriva quasi completamente da impianti idroelettrici, ma risulta insufficiente a soddisfare i bisogni della popolazione: quasi il 70% degli abitanti soffre dunque di mancanza di elettricità durante l’inverno. Un ammanco che, secondo le stime, ammonta ad almeno 2mila gigawattora, il 20% della domanda durante questa stagione.

Con la nuova opera in Tagikistan, il gruppo italiano conferma la sua leadership mondiale nel settore dell’acqua avendo realizzato nella sua storia più di 250 dighe nel mondo, tra cui quella costruita in Etiopia, a circa 500 chilometri a nord ovest della capitale Addis Abeba, la più grande dell’Africa con i suoi 1800 metri di lunghezza (è alta 175 metri) e un volume complessivo di 10 milioni di metri cubi d’acqua.

SAIPEM IN INDONESIA
aipem porta a casa contratti per complessivi 1,2 miliardi di dollari a seguito della decisione di Bp di espandere l’impianto di Gnl Tangguh in Indonesia. A rendere nota la scelta della major oil britannica è stata ieri l’Autorità per l’energia del paese asiatico (Skkimgas), che ha poi precisato di attendersi la piena operatività del progetto per il 2020. Bp ha affidato un contratto di ingegneria, fornitura e costruzione (Epc) da 448 milioni di dollari per la parte offshore alla controllata indonesiana di Saipem e ha poi assegnato quello di Epc da 2,43 miliardi per la parte onshore del progetto Tangguh train 3 al consorzio guidato dalla controllata di Indika Energy Group Tripatra. Il consorzio fa capo per un terzo alla società guidata da Stefano Cao, che dunque incasserà circa 800 milioni di dollari per l’aggiudicazione.

Il colosso britannico sta andando avanti con il progetto nonostante avesse annunciato nei mesi scorsi di voler ridurre l’impegno quest’anno per via della debolezza dei prezzi del petrolio. L’investimento consentirà di aumentare la capacità di produzione annuale del Gnl del 50% a 11,4 milioni di tonnellate. Il regolatore indonesiano ha spiegato che il progetto vale 8 miliardi di dollari anche se Bp ha rifiutato qualsiasi commento. «Stiamo ultimando i dettagli con i potenziali finanziatori e a questo punto nono sono in grado di rivelare chi sono», ha detto Christin Verchere, presidente Bp per la regione Asia-Pacifico.

Sempre ieri, poi, Saipem ha sottoscritto una nuova linea di credito da 554 milioni di euro, che sarà utilizzata per finanziare o rifinanziare l’acquisto, da parte della società, di apparecchiature e servizi da esportatori norvegesi. La linea sarà garantita da Garantiinstituttet for Eksportkreditt (Giek), l’agenzia norvegese per l’assicurazione dei crediti all’esportazione, e concessa principalmente da Citibank Na, London Branch (Citibank) e Eksportkreditt Norge As (Ek), in qualità di original lender. La linea di credito sarà utilizzabile nel corso dei prossimi 24 mesi e sarà suddivisa in più tranche, ciascuna della durata di 8 anni e mezzo. La prima tranche dell’importo, pari a 200 milioni di euro, sarà erogabile questo mese e sarà utilizzata dalla società di Cao per il rimborso parziale del bridge to bond da 1,6 miliardi, stipulato il 10 dicembre scorso e parte, come si ricorderà, della maxi-manovra da 4,7 miliardi di euro che, unitamente all’aumento di capitale deliberato dalla società nei mesi scorsi, hanno permesso a Saipem di conseguire l’autonomia finanziaria dall’Eni dopo la cessione, da parte di quest’ultima, di un pacchetto del 12,5% al Fondo strategico italiano di Cassa depositi e prestiti.

Ciascuna tranche, chiarisce la nota diffusa ieri da Saipem, avrà un tasso di interesse annuo legato all’Euribor o Cirr, con un costo medio previsto attorno al 2% annuo.


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