Lavori Pubblici

Lavori all'estero/2. Salini: l’estensione del canale di Panama raddoppia il traffico

R.Fi.

Il Ceo, dopo aver ricordato i tanti successi all’estero, ha sottolineato: l’Italia rimane il Paese di riferimento dove c’è ancora molto da fare

Panama: un successo da portare in tutto il mondo. L’estero: una dimensione sempre più naturale per l’azienda. L’Italia: il Paese di riferimento dove c’è ancora molto da fare. È questo il senso dell’intervista rilasciata da Pietro Salini, Ceo del Gruppo Salini Impregilo, a Mix 24, il programma di Giovanni Minoli su Radio24.

A due giorni dall’inaugurazione del Nuovo Canale di Panama, salutato dal Presidente del Paese controamericano Juan Carlos Valera come un’opera che «avvicina il mondo», e realizzato da un consorzio internazionale guidato da Salini Impregilo, l’amministratore delegato del Gruppo commenta il risultato raggiunto e annuncia i piani per il futuro. «Abbiamo vinto a Panama perché il nostro progetto aveva un’idea, un’intuizione, quella di riutilizzare l’acqua dolce del Canale riducendone al massimo la dispersione. Il nostro Canale ricicla il 60% delle acque e questo lo rende un progetto ecologicamente molto più interessante degli altri».

Ma il vero asset dell’ampliamento del Canale è il suo impatto sul commercio mondiale. «Attraverso il vecchio Canale – spiega Pietro Salini – transitava il 3% del traffico mondiale, per un valore di circa 270 miliardi di dollari all’anno. Con il nuovo raddoppiamo e passiamo al 6%, un cambiamento epocale garantito da una delle opere ingegneristiche più complesse al mondo».

Non basta però questo per fermarsi e anche di fronte all’annuncio dell’ennesima gara vinta (un progetto da 900 milioni di dollari in Kuwait), l’ad di Salini Impregilo guarda al futuro: «Il nostro lavoro vive sul lungo termine, su progetti che durano in media 4 o 5 anni. Ecco perché la nostra testa è già oltre questo periodo e questi successi».

Si spiega così l’importante campagna internazionale, che si è conclusa con l’ultima operazione di acquisizione della statunitense Lane, uno dei leader nella costruzione di strade e autostrade negli Usa. «La dimensione in questo mestiere è indispensabile – commenta Salini – perché i nostri progetti sono sempre più grandi, e per poter gestire i rischi e investire in tecnologie e competenze, è necessario essere grandi. Quindi fare acquisizioni è necessario per lavorare».

E per crescere nel presidio dei mercati internazionali, che oggi valgono oltre il 90% del fatturato del Gruppo, partendo dall’Africa – dove Salini Impregilo sta realizzando le più grandi dighe al mondo – fino al Medio Oriente, al Sud America e all’Australia.

«In Africa – dichiara Pietro Salini – abbiamo terminato e consegnato Gibe III, e adesso stiamo lavorando a Gerd, la diga sul Nilo che è la più grande del mondo attualmente in costruzione e, una volta terminata, sarà la più grande d’Africa».

Una visione internazionale che però non dimentica l’Italia, «il Paese dove abbiamo il cuore – come dice l’ad di Salini Impregilo – e dove speriamo di rimanere a lungo».

In Italia, tra le altre opere, Salini Impregilo è impegnata nella realizzazione della Tav e nel progetto del ponte sullo Stretto di Messina. «La Tav si farà – dichiara con sicurezza commentando le dichiarazioni critiche della neo-sindaca di Torino, Chiara Appendino – perché serve all’Italia e serve all’Europa. E mi auguro che il sindaco cambierà idea».

Lo stesso ottimismo riposto sulla realizzazione del Ponte sullo Stretto, «un’opera strategica per il Sud» secondo Pietro Salini che spiega: «Il Ponte collegherà la Sicilia non solo con l’Italia ma con l’Europa. La sua realizzazione garantirà ritorni economici importanti, ma soprattutto servirà per rilanciare un progetto di vita per il futuro del nostro Paese»


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