Lavori Pubblici

Il codice appalti divide anche il Pd: match De Luca-Delrio sull'obbligo di progetto esecutivo

G.La.-Mau.S.

Botta e risposta sul divieto di appalto integrato. Per il governatore della Campania «paralizza l'Italia». Il ministro: argine contro le lobby di varianti e riserve

Esce dalle chiuse stanze degli addetti ai lavori e arriva fino ai piani alti della politica la polemica sull'impatto prodotto da alcune novità introdotte dal nuovo codice appalti sul mercato dei bandi pubblici. Dopo la richiesta di congelare le nuove regole fino alla fine dell'anno arrivata dalle imprese, motivata anche con la necessità di permettere alle stazioni appaltanti di dotarsi dei progetti esecutivi per mettere in gara i cantieri, arriva ora la bordata del governatore della Campania Vincenzo De Luca.

DE LUCA: MERCATO PARALIZZATO
«Sono tra quelli che considerano la nuova normativa del codice degli appalti come un modo per paralizzare l'Italia e lo dico sapendo di avere una posizione minoritaria nella mia parte politica», ha detto De Luca, nel corso di un incontro a Napoli. Nel mirino di De Luca c'è la scelta del governo, messa nero su bianco all'articolo 59 del Dlgs 50/2016, di vietare l'affidamento congiunto di progetto e lavori. Dunque addio all'appalto integrato, con il conseguente obbligo per le stazioni appaltanti di mettere in gara solo progetti esecutivi. Una scelta motivata con la volontà di ridurre il fenomeno di riserve e varianti che contribuisce all'esplosione dei costi delle opere e che naturalmente cresce quando in gara si assegnano i lavori sulla base di un progetto meno definito.

Agli occhi di De Luca,«la modifica del codice ha una parte condivisibile negli sforzi per inserire elementi di trasparenza e rigore». «Ma - ha aggiunto - non possiamo decidere che anche per gli appalti di media dimensione possiamo andare a gara solo con progetti esecutivi e non ci chiediamo chi abbia le risorse per fare questi progetti. Ricordo - ha concluso - che per un'opera di venti milioni un progetto esecutivo costa due milioni e nessun soggetto pubblico può investirli. E nessun soggetto privato li investirebbe prima di una gara senza avere certezze».

«Mi è inoltre difficile capire - ha aggiunto De Luca - come ho più volte ripetuto, come rispetto a un progetto rigorosamente esecutivo ci possano essere offerte migliorative in una gara fatta secondo i criteri dell'offerta economica più vantaggiosa».. Secondo De Luca «è evidente che la generalizzazione dei progetti esecutivi, anche per opere limitate, rischia di determinare un allungamento insostenibile dei tempi di avvio delle opere». Non piace al governatore «anche l'obbligo di scegliere i commissari di gara nell'ambito di un Albo nazionale».

LA REPLICA DI DELRIO
Il tema delle prime difficoltà operative segnalate da Pa e imprese era stato anche al centro dell'audizione del presidente dell'Anac Raffaele Cantone Cantone alle Camere sull'attuazione del codice. In quella sede, ai parlamentari che riportavano le polemiche su massimo ribasso e appalto integrato, lo stesso Cantone ha invitato a non fare passi indietro sulle scelte compiute, distinguendo i rilievi fondati da quelli «strumentali».

Per rispondere a De Luca è invece sceso in campo il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio. «Stupisce che il presidente De Luca metta in discussione il fatto che siano mandati a gara i progetti esecutivi. E che lo faccia sostenendo che i costi dell'esecutivo incidono per il 10 per cento, quando è noto che al massimo incidono per il 3 per cento», ha detto Delrio. Che ha poi sposato in toto la linea di Cantone. «Mettere in dubbio la centralità del progetto esecutivo messo a gara - ha aggiunto il ministro -, significa mettere in discussione il fondamento del codice degli appalti, che vuole bloccare quel mondo e quelle lobby che vivono di riserve e di varianti e che sono una delle principali cause della mancanza di esecuzione di lavori pubblici in Italia».

L'INCIDENZA DEL PROGETTO ESECUTIVO
Almeno sulla questione dell'incidenza del costo della progettazione si può provare a fare chiarezza. Ci aiutano gli ingegneri italiani, facendo riferimento al Dm n. 143 del 2013, che serve a determinare i parametri di riferimento per gli importi da porre a base delle gare di progettazione. «In totale – spiegano dal Cni -, l'incidenza del costo di progettazione e direzione lavori sul costo totale delle opere è di circa il 15 per cento. Questo valore può essere scomposto, considerando una percentuale dell'1,5% per il preliminare, del 4% per il progetto definitivo, del 4% dell'esecutivo e del 6% per la fase di direzione lavori». Quindi, il pezzo più rilevante è la direzione lavori, che vale circa un terzo del totale.

Per chiarezza, questi valori vanno riferiti a un'opera di importo medio piccolo, di circa 2,5 milioni di euro. In caso di importi maggiori, l'incidenza della progettazione tende progressivamente a ridursi.


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