Lavori Pubblici

Proposta: introduciamo una fase transitoria di sei mesi con una norma salva-progetti

Giorgio Santilli

Che il periodo di avvio della nuova riforma degli appalti avrebbe potuto portare una frenata molto brusca del mercato dei lavori pubblici lo abbiamo scritto già da alcuni mesi (si veda ad esempio Il Sole 24 Ore del 1° e del 4 marzo): in parte questo è inevitabile quando un codice di oltre 600 articoli viene sostituito da uno di 200; in parte è attribuibile a un periodo transitorio disegnato in modo troppo rigido. Si sarebbe potuto prevedere una entrata in vigore più graduale, soprattutto per quelle grandi criticità italiane, come la qualità dei progetti delle amministrazioni, che non si affrontano di certo in poco tempo. Fatto sta che i primi dati sui bandi pubblicati a maggio (il nuovo codice è entrato in vigore il 18 aprile) confermano questa previsione. E il rischio che questa flessione dell'attività vada avanti anche nei prossimi mesi rischia di compromettere obiettivi fondamentali come l'accelerazione degli investimenti prevista dalla «flessibilità» che ci ha concesso Bruxelles, l'uscita dalla lunga fase critica del patto di stabilità per gli enti locali, più in generale il rafforzamento della crescita del Pil per mano degli investimenti pubblici.

Soprattutto, un rallentamento del mercato può creare forte malumore nelle amministrazioni pubbliche e nelle imprese che ne sono le prime vittime.
In parte la riforma ha in sé gli antidoti a questa situazione perché la flessibilità regolatoria affidata all'Anac di Raffaele Cantone consente di dettare le regole «soft» di riferimento per il settore in tempi assai più rapidi che non i vecchi regolamenti generali. Tant'è che l'Anac ha già approvato in tutta fretta le prime 10 linee guida: 7 in una prima tranche per cui si è conclusa la fase di consultazione e altre 3 avviate venerdì scorso fra cui quella fondamentale sul rating di impresa. Un po' di tempo, però, sarà necessario per portarle a regime.

Il governo si interrogherà nei prossimi giorni se sia il caso di inserire una modifica al periodo transitorio che dovrebbe toccare soprattutto il punto della progettazione: si potrebbe consentire per i primi sei mesi di portare a gara non solo i progetti esecutivi (come prevede la nuova norma) ma anche quelli definitivi che siano stati semplicemente approvati dalle stazioni appaltanti a quella data (senza arrivare alla pubblicazione del bando di lavori). In questo modo si eviterebbe il blocco dovuto dal fatto che i progetti richiesti ora sono solo quelli esecutivi. Che non ci sono e non ci saranno per imposizione della legge, ma potranno esserci solo se le stazioni appaltanti impareranno a fare progetti (o meglio a far fare progetti al mercato) di livello adeguato. E intanto si dovrebbe avviare un fondo rotativo di progettazione che consenta davvero alle Pa di avviare una nuova stagione di progetti di qualità o di trasformare gli attuali preliminari-definitivi in esecutivi quanto prima.


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