Lavori Pubblici

Banca d'Italia/1. «Investire in costruzioni, pubbliche e private, per sostenere la (debole) ripresa»

Alessandro Arona

Il governatore di Bankitalia sollecita il governo a spendere di più in opere pubbliche e ad incentivare la riqualificazione urbana - Sofferenze record per le imprese di costruzioni

Rilancio degli investimenti in costruzioni come strumento chiave per rafforzare la debole ripresa in corso nell'economia italiana. Con più opere pubbliche, da una parte, ma anche con incentivi e normative che spingano l'edilizia privata, dall'altra. E puntando, sia per il pubblico che per il privato, soprattutto sulla riqualificazione dell'esistente.

Queste le indicazioni del governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, nelleConsiderazioni finali lette ieri, di interesse per il settore «Edilizia e Territorio».

Indicazioni utili vengono anche dalla Relazione annuale 2015della Banca d'Italia, pubblicata ieri, e dall'Appendice: investimenti fissi lordi della Pa in lieve ripresa, soprattutto grazie alla spesa degli enti locali, e crediti deteriorati e sofferenze a livelli record per le imprese delle costruzioni.

LE CONSIDERAZIONI DI VISCO
«Nel 2015 l'economia italiana è tornata a crescere per la prima volta dall'avvio della crisi del debito sovrano. Vi sono chiari segnali positivi, soprattutto per la domanda interna», ha detto il governatore Ignazio Visco.
«L'attività economica - ha aggiunto - rimane però lontana dai livelli precedenti la crisi; è soggetta alle stesse incognite che gravano sull'economia globale ed europea ».
«La ripresa, inizialmente concentrata nell'industria manifatturiera, si è poi estesa ai servizi e, pur con qualche incertezza, al settore delle costruzioni». «La contrazione dei prestiti alle imprese si è pressoché arrestata».

«In rapporto al Pil - ha osservato il governatore - gli investimenti restano però ancora molto al di sotto dei valori osservati prima della crisi, su livelli minimi nel confronto storico». E il riferimento di Visco qui è soprattutto agli investimenti privati, delle imprese.

Da qui la sollecitazione a spingere sulle costruzioni, intese sia come lavori pubblici sia come edilizia privata. «Come più volte e da più parti osservato, un rilancio degli investimenti
in costruzioni, indirizzato soprattutto alla ristrutturazione del patrimonio esistente, alla valorizzazione delle strutture pubbliche e alla prevenzione dei rischi idro-geologici, avrebbe effetti importanti sull'occupazione e sull'attività economica».

Visco insiste molto sul concetto di riuso dell'esistente, sulla manutenzione, sulla riqualificazione urbana; e sugli incentivi, finanziari e normativi, agli investimenti privati.
«Nel nostro paese è elevata la quota di territorio destinata a urbanizzazione, ma è ampia la presenza di immobili e infrastrutture degradati, così come modesti sono i progressi sinora conseguiti nella tutela dell'ambiente e nell'efficienza energetica. L'ammodernamento del patrimonio urbanistico passa anche attraverso iniziative legislative, che puntino a un più efficace raccordo tra il quadro normativo nazionale e quello locale e alla creazione di condizioni più favorevoli per gli investimenti di operatori privati. La sua realizzazione richiede una condivisione diffusa, al pari di quella necessaria per preservare e valorizzare la straordinaria ricchezza naturale e artistica di cui l'Italia è dotata».

«Per le aree in ritardo di sviluppo - chiede inoltre Visco - è essenziale sfruttare appieno le opportunità di finanziamento degli investimenti fornite dall'Unione europea». «L'impatto di questi finanziamenti sulla crescita economica potrà essere rafforzato migliorando la fase di progettazione e con una selezione degli interventi da parte delle autorità centrali e locali che privilegi gli investimenti diretti rispetto ai sussidi alle imprese, di cui più volte abbiamo documentato la scarsa efficacia».

Visco insiste sulle ricette pro sviluppo. «Per sostenere una ripresa più rapida e duratura è necessario il rilancio di investimenti pubblici mirati, anche in infrastrutture immateriali, a lungo differiti; sono importanti un'ulteriore riduzione del cuneo fiscale gravante sul lavoro, il rafforzamento di incentivi per l'innovazione, il sostegno ai redditi dei meno abbienti, particolarmente colpiti dalla crisi».

INVESTIMENTI FISSI LORDI PUBBLICI
In lievissima ripresa, di fatto stabili dopo anni di crollo, gli investimenti fissi lordi della Pubblica amministrazione. Si legge nella Relazione annuale della Banca d'Italia, a pagina 122: «Gli investimenti fissi lordi – non considerando le dismissioni immobiliari –
sono rimasti sostanzialmente stabili, interrompendo una forte contrazione che durava
dal 2010».
Leggendo le tabelle, in appendice (pagina 93) emerge che nel Conto consolidato delle Amministrazioni pubbliche gli Investimenti fissi lordi, rispetto ai 46,791 miliardi di euro del 2010, sono scesi progressivamente ai 36,871 miliardi del 2014, per poi risalire gradualmente a 37,256 miliardi nel 2015. La crescita è data interamente dalla ripresa della componente degli enti locali (da 20,022 a 21,619 miliardi), mentre gli investimenti fissi lordi delle Pa centrali sono continuati ad arretrare, da 16,76 miliardi nel 2014 a 15,364 miliardi.
Da questi dati, evidentemente, è partita la sollecitazione di Visco a fare di più sul fronte degli investimenti pubblici.

INVESTIMENTI FISSI LORDI PRIVATI
La Relazione di Bankitalia segnala che «Lo scorso anno si è interrotta la prolungata contrazione dell'accumulazione di capitale, in atto dall'avvio della crisi finanziaria globale. Gli investimenti fissi lordi, che non includono le scorte, sono aumentati dello 0,8 per
cento; in quota del PIL – anch'esso in crescita di analogo ammontare (cfr. il capitolo 5:
Il quadro di insieme) – si sono stabilizzati al valore minimo storico del 16,6 per cento».
Sugli investimenti fissi lordi privati le costruzioni pesano per il 50,4% (nel 2015), incidenza che con la crisi si è ridotta. Nel 2013, infatti, il calo degli investimenti in costruzioni (dati Istat citati da Bankitalia) è stato dell'8,0%, contro il -6,6% degli investimenti fissi lordi privati totali; nel 2014 -5,0%, contro una media del -3,4; nel 2015 le costruzioni hanno continuato a scendere (-0,5%), mentre nella media gli investimenti fissi lordi hanno cominciato a risalire (+0,8%).

PRESTITI E SOFFERENZE
Lo stock totale dei prestiti al settore delle costruzioni è continuato a scendere, anche nel 2015: 144,2 miliardi di euro nel 2013, 137,4 mld nel 2014, 134,37 miliardi nel 2015. Mentre nel manifatturiero la ripresa è cominciata già nel 2014: da 202,7 miliardi nel 2013 a 203,88 nel 2014 e infine a 204,859 miliardi nel 2015.
Pesante il quadro delle costruzioni anche sul fronte "non performing loans" (Npl). I prestiti alle imprese di costruzione deteriorati hanno raggiunto il livello record de l 12,72% del totale, contro la media del 3,65% in tutte le imprese.
In particolare, le sofferenze nei prestiti alle imprese di costruzione sono pari, sempre nel 2015, al livello record dell'8,36%, contro la media del 2,58% di tutte le imprese.


© RIPRODUZIONE RISERVATA