Lavori Pubblici

Dissesto idrogeologico, sempre più tecnologia al servizio della prevenzione

Giuseppe Latour

Al convegno promosso dal Centro elettrotecnico sperimentale italiano, il punto sulle risorse contro il dissesto e sul contributo dell'hi-tech al monitoraggio del territorio

Sistemi di monitoraggio intelligente integrati nelle infrastrutture, nei monumenti, nelle aree a rischio. Che, nei prossimi anni, potranno dare vita a una banca dati comune, creando sinergie in grado di aiutare l'attività di messa in sicurezza del territorio, svolta a livello nazionale dal Governo. È questo il futuro verso il quale ci stiamo muovendo, secondo quanto è emerso ieri mattina nel corso di un convegno organizzato dal Cesi, Centro elettrotecnico sperimentale italiano per raccontare in che modo le nuove tecnologie, come l'internet delle cose, stanno iniziando a interagire con il monitoraggio del dissesto idrogeologico.

Dal punto di vista delle risorse dedicate a questo tema, la situazione è stata ricostruita dal capo dell'Unità di missione di Palazzo Chigi, Italia Sicura, Mauro Grassi. Ad oggi, con le somme recuperate tra le pieghe dei bilanci dello Stato, sono in corso d'opera oltre 1.500 interventi per 2 miliardi e 100 milioni di euro. «Tra il 2015 e il 2020 - ha detto Grassi - sono in programma interventi per almeno 7 miliardi di euro. Anzitutto, ci occuperemo delle città metropolitane, per le quali è già stato stanziato 1 miliardo e 300 milioni di euro, di cui 400 milioni solo per Genova. Sono stati assegnati lavori per 750 milioni e andranno in cantiere opere per 250 milioni entro l'estate che arriveranno a 400 milioni a fine anno. Il resto del piano sarà cantierato al 90% entro metà 2017».

In questo contesto, le infrastrutture possono diventare il telaio diagnostico per tenere sotto controllo il dissesto e individuare le situazioni di maggiore vulnerabilità in tempi rapidi. Tutte le aziende del settore infrastrutturale, infatti, hanno a disposizione milioni di dati elaborati ogni giorno grazie all'utilizzo di fibre ottiche, telecamere, sensori elettrici e rilievi satellitari. Le maggiori società di ricerca sostengono che si arriverà a oltre 25 miliardi di apparati "Internet of things" entro il 2020. Al momento tutti i record raccolti vengono utilizzati dalle aziende in maniera separata, ma già si stanno attivando sinergie per creare una grande banca dati al servizio del paese, utile per intervenire con tempestività alla risoluzione di eventi inaspettati.

Cesi, ad esempio, opera già in questa direzione su più fronti. C'è il monitoraggio dei fulmini: ogni anno vengono gestiti più di 3 milioni di record relativi alla caduta dei fulmini con diffusione territoriale capillare. C'è quello di neve e valanghe: il centro di monitoraggio e teleassistenza di Cesi collabora con Meteomont, il servizio nazionale di previsione neve e valanghe, elaborando ogni giorno oltre 98mila dati grazie ai 920 sensori delle stazioni meteo. C'è il monitoraggio frane: Cesi collabora con la Regione Valle d'Aosta per garantire la sicurezza degli insediamenti valdostani e dei collegamenti transfrontalieri di rilevanza strategica per il paese, grazie a 20.542 dati acquisiti e analizzati quotidianamente. C'è il monitoraggio dei monumenti: la divisione Engineering & Environment Ismes, monitora da anni i più importanti siti, come la Torre di Pisa o il Campanile di San Marco a Venezia, valutando gli impatti che i fenomeni metereologici, come quelli sismici, hanno sul patrimonio artistico.

«Le grandi infrastrutture - ha commentato Matteo Codazzi, amministratore delegato di Cesi - risultano di fondamentale importanza anche per il monitoraggio del territorio, soprattutto se accompagnate, nell'evoluzione dei loro processi e nell'implementazione di moderne soluzioni tecnologiche, da partner specialistici come Cesi, capaci di innestare una nuova vision tecnico-operativa, nella tradizione di solide esperienze applicative. Cesi sta già contribuendo concretamente a questa positiva evoluzione attraverso soluzioni già implementate con diversi clienti per il monitoraggio e la difesa dai rischi idrogeologici di numerose opere civili».


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