Lavori Pubblici

Intervento. Troppe obiezioni sul nuovo codice: serve uno spirito più costruttivo

Federico Titomanlio*

Per il segretario generale dell'Igi è già possibile trovare delle soluzioni alle criticità evidenziate da operatori e Pa in questa primissima fase di attuazione

A proposito delle reazioni suscitate dall'entrata in vigore del nuovo Codice dei contratti, sono convinto che, se prevale lo spirito costruttivo, le soluzioni si trovano.

Per quanto attiene alla manutenzione e alla difficoltà di completare in tempi brevi il processo progettuale, la questione potrebbe non porsi se consideriamo la manutenzione come un servizio e non come un lavoro.

Il fatto che le manutenzioni siano contenute nelle declaratorie Soa non significa modifica della natura giuridica del contratto ed è a questo aspetto che si riferisce l'art. 21, che per i servizi prevede un sistema semplificato di progettazione.

Quanto all'altra preoccupazione costituita dal fatto che non possono mettersi in gara lavori con progetti allo stadio definitivo perché altrimenti si viola il divieto di appalto integrato, l'ostacolo potrebbe essere superato chiedendo ai concorrenti di offrire un prezzo accompagnato da un progetto esecutivo e, a questo punto, l'impresa aggiudicataria sarà tenuta alla sola esecuzione.

Per quanto riguarda il massimo ribasso, una via d'uscita potrebbe essere rappresentata dal «prezzo o costo seguendo un criterio di comparazione costo/efficacia quale il ciclo di vita». Non è il criterio qualità/prezzo, ma non è nemmeno quello del minor prezzo. È una via di mezzo tra meno discrezionalità ma anche meno automatismo.

Con riferimento all'utilizzo della trattativa privata fino ad un milione di euro, non bisogna dimenticare che non si tratta della procedura negoziata con inviti diramati discrezionalmente dalle Stazioni appaltanti, ma di quella preceduta da un bando regolarmente pubblicizzato.

Quanto al subappalto, il problema riguarda sia le percentuali di lavori subappaltabili, sia il fatto, che a stabilire che cosa subappaltare, sia ciascuna Stazione appaltante, per cui non si può fare affidamento su comportamenti uniformi, anche quando le tipologie di lavori sono identiche.

In merito alla terna da indicare, essa è circoscritta (si fa per dire) alle sole lavorazioni subappaltabili stabilite dalla Stazione appaltante, e non anche alle prestazioni che non costituiscono subappalto in quanto non superano i livelli stabiliti nell'art. 106.

Non sembra invece avere fondamento la tesi, secondo cui "tale facoltà" da prevedere espressamente nel bando riguardi l'autorizzazione della Stazione appaltante e non invece la possibilità dell'operatore economico di optare per il subappalto, anche se non si capisce la frase di chiusura della lett. a) del comma 4 («Tutte le prestazioni, nonché le lavorazioni, a qualsiasi categoria appartengono, sono subappaltabili»), che sembrerebbe giustificare la suddetta tesi.

*Segretario generale Isitituto grandi infrastrutture (Igi)


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