Lavori Pubblici

Riforma Pa/2. Accesso agli atti pubblici più facile: ecco come fare

G.Tr.

Una volta in Gazzetta Ufficiale, il decreto sulla trasparenza creerà per i cittadini un “nuovo” diritto con possibili implicazioni a tutto campo. Ma come si farà a esercitarlo?

Una volta in Gazzetta Ufficiale, il decreto sulla trasparenza creerà per i cittadini un “nuovo” diritto con possibili implicazioni a tutto campo. Ma come si farà a esercitarlo?

Per le informazioni che la Pubblica amministrazione non è obbligata a diffondere in modo automatico, dalle indennità dei politici agli stipendi dei dirigenti (in larga parte già obbligatori per i decreti anticorruzione del 2013) il primo passo è naturalmente la domanda. Chi vuole conoscere un’informazione ha tre uffici a cui rivolgersi: quello che ha materialmente i documenti, se lo conosce, oppure l’ufficio per le relazioni con il pubblico oppure una terza struttura, che però va indicata su Internet dall’ente interessato. Se invece vuole conoscere dati che non sono pubblici nonostante gli obblighi fissati dai decreti Severino, come spesso accade, può fare richiesta al responsabile anti-corruzione. La domanda deve contenere le informazioni o i documenti richiesti, e ovviamente non ha bisogno di motivazione.

L’arrivo dell’istanza fa scattare i 30 giorni entro i quali l’ufficio pubblico interpellato deve rispondere, fornendo i dati richiesti oppure motivando la decisione di tenerseli per sé. Attenzione, però, perché i tempi possono allungarsi e il cronometro potrà fermarsi parecchie volte.

Il meccanismo scritto nell’ultimo testo, in queste ore sottoposto al coordinamento finale sotto la guida del sottosegretario di Palazzo Chigi Claudio De Vincenti, cancella infatti il silenzio-rifiuto, che avrebbe fatto decadere la richiesta dopo 30 giorni di silenzio da parte della Pa, ma al suo posto introduce un meccanismo piuttosto complicato per tutelare i «controinteressati».

Ricevuta la domanda, l’ufficio pubblico può individuare i titolari di dati personali o commerciali che potrebbero essere danneggiati dalla pubblicazione. In questo caso, la Pa avvisa questi «controinteressati», che hanno tempo 10 giorni per opporsi alla pubblicazione e la clessidra dei 30 giorni si blocca. Non è detto, però, che le obiezioni alla diffusione dei dati da parte dei soggetti “avvisati” della richiesta siano accolte dall’ufficio, che rimane il responsabile ultimo della decisione: se sceglie di rispondere nonostante l’opposizione degli altri interessati, deve comunicarlo a questi ultimi, e può effettuare la pubblicazione dopo 15 giorni dalla comunicazione. I tempi effettivi, in pratica, possono raddoppiare.

È lo stesso decreto, comunque, a fissare i criteri guida per decidere se rispondere o meno, perché le obiezioni dei «controinteressati» hanno chance di successo solo se la risposta determina un pregiudizio «concreto» alla privacy oppure a segreti commerciali, diritto d’autore e così via.

Su questi parametri andranno fondate anche le decisioni in caso di contenzioso. Il cittadino che chiede un’informazione al Comune, alla Regione o a un’altra Pa e si vede negare il dato ha infatti diverse strade da percorrere per ritentare il successo. Nella versione licenziata in prima lettura, l’unica alternativa era il Tar, con i costi e i tempi che comporta il ricorso alla giustizia amministrativa, per cui il provvedimento finale amplia parecchio il ventaglio delle opzioni. La prima porta a cui bussare è quella del responsabile anti-corruzione, che deve essere presente in ogni pubblica amministrazione, mentre nel caso di Regioni, Province, Città metropolitane e Comuni il ricorso va presentato al difensore civico.


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