Lavori Pubblici

Dpr sblocca-opere, intesa con le Regioni in cambio di un coinvolgimento nelle scelte

Gianni Trovati

Ok della Conferenza Unificata: i governatori concorderanno i criteri di selezione e parteciperanno al CdM che commissaria

(nella foto Stefano Bonaccini, presidente della Conferenza delle Regioni)

Con il via libera ai decreti su semplificazioni e riforma dei servizi pubblici locali la conferenza Unificata chiude la fase di concertazione sul primo gruppo di provvedimenti attuativi della riforma Madia: «A tempo di record - rimarca Stefano Bonaccini, il presidente dell’Emilia Romagna che guida la conferenza dei governatori - perché abbiamo dimostrato che quando si vuole si può fare un efficace gioco di squadra».

A sbloccare la situazione sul Dpr semplificazioni, quello chiamato a dimezzare i tempi delle autorizzazioni per le opere giudicate strategiche (compresi insediamenti produttivi e avvio di attività economiche) anche commissariando gli enti territoriali che non rispettano il calendario abbreviato, è una mediazione che dà voce in capitolo a Regioni ed enti locali su tutte le opere da accelerare. Il provvedimento, che anche secondo il Consiglio di Stato avrebbe rischiato di incappare in problemi di costituzionalità, divide infatti in due gruppi le opere da accelerare: un primo gruppo individuato d’intesa con gli amministratori locali e un secondo, le opere di «preminente interesse nazionale», in cui il commissariamento sarebbe potuto partire anche in via unilaterale. Per superare l’ostacolo, il testo finale prevederà che la Conferenza Unificata, entro 60 giorni dalla pubblicazione del decreto, condivida i criteri per la selezione di tutti i progetti: anche per le opere di «preminente interesse nazionale», poi, i commissariamenti saranno decisi da un consiglio dei ministri a cui parteciperanno i presidenti delle Regioni interessate. L’obiettivo è quello di “sminare” in via preventiva il conflitto con i territori e i governi locali, per raggiungere davvero il taglio ai tempi delle autorizzazioni.

La riforma dei servizi pubblici locali, come previsto dal governo nonostante le obiezioni dei giudici amministrativi, va avanti senza rinunciare al capitolo dedicato al trasporto pubblico locale, che punta a far crescere la quota di costi pagata da biglietti e abbonamenti grazie al potenziamento della lotta all’evasione e introduce il biglietto trasparente, in cui deve essere indicata la parte di servizio a carico dello Stato e quella finanziata direttamente dagli utenti. «È una giornata positiva - ha commentato il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio - perché la riforma ha tra le priorità la centralità del cittadino, l’acquisto di nuovi automezzi e l’avvio di gare per migliorare la qualità del servizio». Gli emendamenti chiesti da Regioni ed enti locali sulla parte che riguarda tutti i servizi pubblici chiedono soprattutto di semplificare il ricorso all’in house, che nella riforma viene subordinato alla dimostrazione della convenienza economica rispetto alla gara e al via libera dell’Antitrust. Il punto è delicato, perché i limiti agli affidamenti diretti sono uno snodo strategico della riforma e le regioni evocano l’eccessiva somiglianza delle nuove regole a quelle bocciate con il referendum del 2011. Sul piano politico, però, al momento non c’è aria di conflitti.


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