Lavori Pubblici

Infrastrutture/2. Parte in Italia la stagione dell'«analisi costi-benefici» di programmi e progetti

Alessandro Arona

Osservatorio del Non fare: «Finalmente anche in Italia, con Codice appalti e ruolo CdP, quello che all'estero è regola da anni»

Parte una nuova stagione in Italia in materia di programmazione e progettazione di infrastrutture, basata su un generale impiego dell'analisi costi-benefici (metodo base a livello internazionale, da noi finora sconosciuto) e su un più attivo ruolo di Cassa depositi e prestiti non solo come finanziatore (24 miliardi di euro messi a budget nel Programma 2016-2020) ma anche come "promotore" e "facilitatore" di progetti bancabili, a supporto delle pubbliche amministrazioni, in particolare nell'ambito del Piano Juncker.

Sono i due principali punti emersi dal convegno «Finanziare bene le infrastrutture. L'analisi costi benefici e i progetti di qualità» organizzato ieri a Roma dall'«Osservatorio i costi del Non fare» (CNF), centro di ricerca indipendente (composto da docenti universitari e professionisti della società di ricerca e consulenza Agici Finanza d'Impresa) noto soprattutto per i periodici Rapporti sui "costi del non fare" in materia infrastrutturale.

Le premesse per lo sviluppo in Italia dell'analisi costi-benefici (ACB), "rivoluzione" rispetto alle scelte solo "politiche" dei progetti pubblici da finanziare o alle liste lenzuolo della legge obiettivo, sono nel nuovo Codice appalti (Dlgs 50/2016, in vigore dal 18 aprile), con l'analisi ACB alla base del Documento di programmazione del Mit (Dpp) e con il nuovo «Progetto di fattibilità» che prevede l'analisi di fattibilità tecnico- economiche, ambientali e territoriali e il confronto tra varie soluzioni progettuali in base all'ACB. Ma sono abbracciate convintamente anche dalla presidenza del Consiglio e dal Ministero dell'Economia, almeno stando agli interventi nel convegno di Roma (Stefano Scalera, dirigente del Mef, consulente del Ministro per l'attrazione degli investimenti dall'estero, e Raffaele Tiscar, vice-segretario generale della presidenza del Consiglio).
A illustrare le novità del Codice appalti e dell'azione del Ministero delle Infrastrutture c'era Ennio Cascetta, docente alla Federico II e al Mit di Boston e capo della struttura tecnica infrastrutture a Porta Pia (scarica la sua relazione).

Sul fronte Cassa Depositi, invece, le novità derivano dal ruolo di «Istituto nazionale di promozione», nell'ambito del Piano europeo Juncker , assegnato a CdP dall'articolo 41 dell'ultima legge di stabilità e articolato nel Piano industriale 2016-2020 approvato il 16 dicembre scorso. A illustrare i nuovi compiti di CdP Antonella Baldino, da gennaio direttrice della nuova area Development Finance.

Il convegno, guidato dal presidente dell'Osservatorio CNF Andrea Gilardoni, è stato anche l'occasione per illustrare gli obiettivi 2016 del think tank con sede a Milano. Stefano Clerici, direttore di CNF, ha annunciato, oltre al consueto Rapporto sul Non fare (presentazione prevista a dicembre 2016 a Roma), la novità CNF del 2016, e cioè la creazione del Quality project lab (QpL), con seminari a porte chiuse per la presentazione di «Linee-Guida per la qualità dei progetti» e «Il Rating Sociale delle infrastrutture».

ANALISI COSTI BENEFICI
I vertici di CNF erano ovviamente soddisfatti per questa inedita "scoperta" in Italia dell'analisi costi-benefici (ACB), sempreché naturalmente si passi davvero dalle parole ai fatti. «Sarà comunque un processo graduale - ha ammesso Cascetta - sia perché bisogna tenere conto delle obbligazioni giuridicamente vincolanti sia perché altrimenti si bloccherebbero le opere pubbliche in Italia».

Gilardoni (si veda la sua relazione) ha spiegato che l'analisi costi-benefici è la «Tecnica (o complesso di tecniche) di valutazione dei progetti di investimento basata sulla misurazione e comparazione di costi e benefici - in un dato arco di tempo - ad essi direttamente e indirettamente ricollegabili». «Stima la variazione netta del benessere generato dal progetto misurato in termini monetari attualizzati».
Questa metodologia ha un'amplissima diffusione nel mondo grazie anche a manuali diffusi dai maggiori organismi internazionali (World Bank, Ocse, Bei) e all'adozione di linee-guida per un corretto utilizzo nei principali paesi europei (Francia, Regno Unito, Germania). In Italia, invece, è stata tuttavia fin qui sostanzialmente disattesa.
Gli obiettivi di fondo sono la valutazione di: 1) validità del progetto in assoluto (ad es: confronto con status quo); 2) preferibilità tra alternative di progetto con medesimi obiettivi specifici (ad es: diversi tracciati); 3) priorità tra progetti con medesimi obiettivi di policy (ad es: alternative per la mobilità) ; 4) profili economico, finanziario e sociale.


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