Lavori Pubblici

Edoardo Bianchi (Acer): «Da rifare il bando del Ponte dei Congressi. A Roma blocco prolungato di nuove gare»

Massimo Frontera

Il presidente dei costruttori romani (e vicepresidente Ance) prevede una lunga pausa nella pubblicazione dei bandi, per effetto del nuovo codice

Nelle prime ore di vigenza del Nuovo codice appalti, pubblicato ieri in «Gazzetta», le imprese cominciano a misurare gli effetti delle nuove regole e il loro impatto sulla macchina della Pa. Le antenne sono puntate soprattutto sulle amministrazioni locali, per capire se, e in che misura, sapranno adeguarsi alle nuove regole. A Roma il "sentiment" di queste prime ore non è affatto positivo. A farsi interprete del malessere delle imprese è il presidente dell'Acer, Edoardo Bianchi, che è anche vicepresidente dell'Ance per le opere pubbliche.

Presidente Bianchi, sulle «Gazzette» del 19 e del 20 aprile si trova un gran numero di bandi di lavori, in particolare appalti integrati, che sono stati banditi dal Nuovo Codice...
Che ci sia stata una corsa a pubblicare quanti più bandi possibile prima che entri in vigore il nuovo Codice significa una sola cosa: che le amministrazioni pubbliche sapevano che si sarebbero trovate in difficoltà con le nuove regole. È innegabile che questo codice - che è stato pubblicato ieri sera (martedì 19, ndr) determinerà un periodo di grande incertezza e di grande indeterminazione, perché c'è un periodo transitorio molto lungo e laborioso. Rispetto a tutte le novità di cui si è parlato, e che erano in arrivo, le stazioni appaltanti hanno preferito andare con le vecchie regole. Come presidente dei costruttori di Roma posso dire questo: conoscendo la situazione di questa città, temo che sul territorio ci sarà un blocco immediato e prolungato.

Cosa glielo fa pensare?
Un esempio. Sopra il milione di euro si deve applicare il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa. Questo significa che per una gara di 1,1 milione di euro magari si presentano 200 imprese. Bene, posso dire che il Comune di Roma non è attrezzato a gestire queste situazioni: né la struttura di Roma Capitale, né a maggior ragione le strutture dei Municipi. Se poi vogliamo dirla tutta, il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa si giustifica per una gara di 100 milioni, ma su una gara poco sopra il milione di euro è demagogia pura.

Sulla «Gazzetta Europea» del 20 aprile, un giorno dopo la pubblicazione e l'entrata in vigore del nuovo codice, c'è ilbando del Ponte dei Congressi. Si tratta di una gara, appaltata dal Provveditorato, che vale 123 milioni e che la citt√† aspetta da anni.Però è un appalto integrato, sul definitivo, una tipologia che il nuovo codice ha vietato...
È un gran pasticcio. Ci risulta che il bando sia stato inserito sul servizio pubblicazioni del ministero il 15 aprile, sulla «Gazzetta Europea» il 20 aprile e sul sito del Provveditorato il 20 aprile, mentre sulla «Gazzetta Italiana» ancora non è uscito. Se si volesse attribuire valore ufficiale alla pubblicazione sul profilo del servizio pubblicazioni del Mit saremmo salvi, ma non sono certo che questo sia possibile. Non mi pare neanche possibile fare riferimento alla data di trasmissione del bando all'ufficio pubblicazione della «Gazzetta Europea», che è sempre il 15 aprile, perché il nuovo Codice parla di applicazione ai bandi "pubblicati" dopo l'entrata in vigore.
Detto questo, il bando nascerebbe comunque morto, per una serie di ragioni, oltre a quella dell'impossibilità dell'appalto integrato. C'è per esempio una violazione dei limiti quantitativi del subappalto: infatti, oltre ad ammettere la subappaltabilità del 30% della categoria prevalente, cosa che il nuovo codice consente, si prevede la subappaltabilità del 100% delle categorie scorporabili, cosa che, invece, il nuovo codice non consente. Stessa cosa per la mancata indicazione della terna dei subappaltatori, prevista dal nuovo codice. Ed è illegittima, secondo le nuove norme, anche la richiesta del fatturato pari a 2,5 volte nei migliori cinque anni dell'ultimo decennio...

Tornando invece in generale alle difficoltà per le stazioni appaltanti, e di Roma in particolare?
C'è la questione dei commissari, che per bandi di importo fino a cinque milioni di euro sono interni, cioè vengono sorteggiati dalla stazione appaltante. Ora, non mi sembra che gli Enti locali, soprattutto a Roma, abbiano dato prova di grande serietà. Vorrei ricordare anche il presidente dell'Anac, Raffaele Cantone, quando è venuto all'Ance un mese fa era assolutamente d'accordo con noi sul fatto di includere anche bandi di importo più basso nel sistema dei commissari esterni qualificati. Poi c'è la questione della procedura negoziata, su cui l'Ance è contraria, semplicemente perché - diciamo così - la Pa non sempre riesce a gestire questa procedura in modo ortodosso. A Roma abbiamo anche visto che il sistema automatico (Siproneg, ndr) - che avrebbe dovuto assicurare trasparenza della procedura e una corretta rotazione delle imprese per gli appalti sotto il milione di euro - non ha funzionato come avrebbe dovuto: alcune imprese venivano invitate più spesso di altre, alcune venivano invitate solo per appalti di basso importo e altre solo per importi elevati.


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