Lavori Pubblici

Audizioni Def, Ance: bene il rilancio degli investimenti, ma le previsioni 2016 deludono

Alesdsandro Arona

«Il governo calcola +2%, ma le misure della Stabilità facevano sperare di più» - No ai tagli lineari con la «tax expenditure»

L'Associazione costruttori edili (Ance), oggi in audizione alle Commissione congiunte Bilancio di Camera e Senato, promuove le linee generali del Def approvato dal governo il 9 aprile, soprattutto per l'obiettivo generale di rilancio degli investimenti pubblici dopo anni di calo. Ma fa notare che il risultato concreto previsto dai tecnici del ministero dell'Economia per il 2016 e il 2017 è in concreto (nei milioni di euro) inferiore a quanto previsto nel Def 2015 e il suo aggiornamento di settembre; e soprattutto molto inferiore a quanto le nuove misure della legge di Stabilità facessero prevedere.

«Il Documento di economia e finanza 2016 - ha scandito in Commissione il vice-direttore generale dell'Ance, Antonio Gennari - conferma l'obiettivo di rilanciare l'economia del Paese attraverso un'accelerazione degli investimenti in linea con quanto delineato con l'ultima Legge di Stabilità, che ha offerto un'importante iniezione di risorse per nuove infrastrutture (+8% in termini reali rispetto all'anno precedente), la cancellazione del Patto di stabilità interno e la clausola europea per gli investimenti, per un ammontare di 5,2 miliardi di euro».

Nel Def - sc rive l'Ance - viene indicato per il 2015 un incremento dell'1% (valori correnti) degli investimenti fissi lordi della Pa (aggregato costituito per la maggior parte da opere pubbliche). La previsione per l'anno in corso è di una ulteriore crescita del 2% rispetto al 2015. Anche per il triennio successivo il trend previsto è positivo: +1,6% nel 2017, +3% nel 2018 e +2,1% nel 2019.

Fin qui tutto bene. Tuttavia - osserva l'Ance - «questo importante cambio di segno nella dinamica di spesa, dopo anni di consistenti riduzioni, risulta, però di entità nettamente inferiore alle attese che la Legge di Stabilità 2016 lasciava prefigurare».
In particolare, la nuova stima di spesa effettiva contenuta nel Def, 36,671 miliardi di euro nel 2015 e 38,327 miliardi nel 2016, sono inferiori di 217 milioni nel 2015 e 354 milioni nel 2016 rispetto a quanto previsto nel settembre scorso. Cifre che arrivano a -675 milioni nel 2017.

Insomma, ha detto l'Ance - « I risultati sono, pertanto, deludenti se confrontati con le potenzialità di spesa aperte dalla cancellazione del patto di stabilità interno e dell'applicazione della clausola di flessibilità per gli investimenti richiesta dall'Italia per 5,2 miliardi di euro».
L'associazione dei costruttori lancia in particolare l'allarme sul rischio di fallimento stesso della clausola di flessibilità degli investimenti, che comporta la spesa di 11,3 miliardi di programmi europei co-finanziati e di 5,2 miliardi di euro in più di investimenti rispetto al 2015.

L'allarme dell'Ance è in particolare sulla spesa dei Comuni: «I Comuni - sostiene l'Ance - non sembrano aver capito le potenzialità dell'abolizione del Patto si Stabilità, decisa dalla legge di Stabilità 2016. La scadenza per approvare i bilanci è stata anticipata al 30 aprile, bisogna inserire qui le nuove opere, e se i Comuni non si svegliano, la previsione di 4 miliardi di euro in più investimenti (fatta dalla Corte dei Conti) rischia di non essere raggiunta neanche per metà».
Sia per centrare l'intero target di spesa sui programmi Ue co-finanziati sia per rilanciare davvero la spesa dei Comuni per investimenti, l'Ance chiede al governo «la costituzione di una "task force" che abbia il ruolo di monitorare regolarmente l'andamento degli investimenti e il rispetto delle condizioni di accesso alla clausola europea e comprenda i principali membri del partenariato economico e sociale coinvolti in questa sfida».

«Non può che valutarsi positivamente - ha poi proseguito Gennari in audizione - l'annunciata volontà di ridurre progressivamente la pressione fiscale sui redditi di famiglie ed imprese». Per quanto riguarda però il processo di razionalizzazione degli incentivi, la cosiddetta "tax expenditure", l'Ance ribadisce la sua contrarietà a un taglio lineare delle agevolazioni. «La tax expenditure - ha osservato Gennari - deve fondarsi su una selezione accurata dei regimi agevolativi oggetto d'intervento, con assoluta tutela di quelli connessi a beni a valenza sociale, quali la casa e la sua riqualificazione anche in termini energetici».

«In quest'ottica - osserva l'Ance - un ruolo fondamentale hanno assunto le detrazioni per il recupero delle abitazioni e per la riqualificazione energetica degli edifici che, a parere dell'Ance, dovrebbero essere confermate nei livelli "potenziati" vigenti sino al 31 dicembre 2016 (detrazione del 50% per il recupero edilizio e del 65% per la riqualificazione energetica), quantomeno limitatamente agli interventi più incisivi che comportino un effettivo miglioramento dell'efficienza energetica».

L'Ance segnala poi la mancanza di politiche mirata alla riqualificazione urbana, «tematica centrale e sempre più strategica per il Paese, in un'ottica di crescita non solo economica ma anche sociale». Vengono così riproposti gli incentivi per la sostituzione edilizia e per la permuta tra vecchi edifici e nuovi in classe energetica elevata, la proroga di un ulteriore triennio della detrazione Irpef pari al 50% dell'IVA dovuta sull'acquisto di abitazioni in classe energetica A o B, incentivi fiscali alle imprese per programmi complessi di riqualificazione urbana.


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