Lavori Pubblici

Nuovo codice/3. Dal Consiglio di Stato ai Comuni: tutti i pareri (e le richieste di modifica)

Giuseppe Latour

Si è appena definito il quadro completo delle osservazioni al Codice appalti, prescritti dalla legge delega. Ora la parola torna al governo

Ci sono le centinaia di pagine del Consiglio di Stato: per l'esattezza 233. E la pioggia di emendamenti chiesti da Regioni, Province e Comuni nel quadro della Conferenza unificata. Oltre al variegato pacchetto di osservazioni delle commissioniAmbiente della Camerae Lavori pubblici del Senato, corredate da quelle delle commissioni Bilancio, Politiche Ue, Lavoro. Si è appena composto, in maniera definitiva, il quadro dei pareri al Codice appalti, prescritti dalla legge delega di recepimento delle direttive europee in materia di contratti pubblici. Già alla vigilia era chiaro che questo passaggio non sarebbe stato facile. Nessuno, però, pensava che il testo uscito dal Consiglio dei ministri sarebbe stato sottoposto a un fuoco incrociato di tale intensità.

SCARICA IL TESTO - IL PARERE DEL CONSIGLIO DI STATO AL CODICE APPALTI

In ordine di tempo, il parere fotocopia della commissioni Ambiente e Lavori pubblici di Camera e Senato è quello che ha richiesto più giorni: dopo settimane di audizioni, approfondimenti e analisi è stato completato soltanto giovedì pomeriggio. Si sono chiusi, così, sette giorni di fuoco che si erano aperti con le osservazioni della commissione Politiche Ue del Senato, la prima a esprimersi, il 30 marzo: da qui è arrivato soprattutto un forte richiamo sulla legittimità dell'articolo 105, in materia di subappalto. È vero che le direttive europee non parlano esplicitamente di tetti, ma è anche vero che da nessuna parte si ritrova la possibilità di subappalto totale e libero. A distanza di un giorno, poi, è arrivata la delibera della commissione Lavoro della Camera, che ha richiamato l'attenzione sulla necessità di ritoccare alcune previsioni del Codice che fanno riferimento ai contratti collettivi.

Lo stesso giorno, il 31 marzo, si è espressa la Conferenza unificata che ha, nella sostanza, approvato tre distinti pareri, provenienti da Comuni, Province e Regioni. I governatori si sono concentrati principalmente sul problema dei tempi. Il Codice è stato scritto troppo in fretta e non è ancora stato affiancato da un sistema coerente di linea guida. Per questo, «si propone la previsione di un differimento dell'entrata in vigore della nuova normativa» per un totale di 90 giorni. Tre mesi nei quali le stazioni appaltanti e le imprese avranno modo di mettersi al passo con le nuove regole.

Per l'Anci, invece, è vitale ammorbidire le norme in materia di centrali di committenza, permettendo anche ai Comuni non capoluogo di provincia di poter ricorrere a proprie centrali di committenza. Secondo la prima bozza, invece, questi devono sempre appaltare all'esterno. «Si vuole garantire la possibilità per i Comuni che, seppur non capoluogo di provincia, dispongono di strutture ed organizzazioni adeguate, di approvvigionarsi attraverso proprie centrali di committenza». Un tema condiviso dalle Province dell'Upi, che hanno sollecitato il Governo ad assecondare il processo già in atto di costituzione di soggetti aggregatori.

Il colpo più duro, però, è stato assestato dal Consiglio di Stato. Il 3 aprile è stato pubblicato un parere che, già nell'impostazione, tradiva una forte criticità verso il Codice: in 233 pagine la sezione consultiva del tribunale amministrativo smontava, di fatto, pezzo per pezzo la bozza. Soprattutto, sono finite nel mirino la semplificazione eccessiva nei piccoli appalti e le troppe deroghe concesse alla Protezione civile, facendo alcune importanti precisazioni sull'inquadramento normativo delle linee guide Anac/Mit. Senza dimenticare una conferma fondamentale: la fase transitoria rappresenta un problema da risolvere.

Mercoledì 6 aprile anche la commissione Bilancio della Camera ha licenziato il suo parere, sottolineando che «le amministrazioni interessate provvedono agli adempimenti previsti dal presente decreto con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente». Un chiaro riferimento ai nuovi compiti dell'Anac. Adesso, arrivano al traguardo anche gli ultimi due pareri delle commissioni Ambiente della Camera e Lavori pubblici del Senato. La palla passa al Governo, con l'obiettivo di andare in Gazzetta ufficiale entro il prossimo 18 aprile.


© RIPRODUZIONE RISERVATA