Lavori Pubblici

Inchiesta Anas, Cantone boccia il maxiappalto per la variante di Morbegno: illegittima la cessione Tecnis-Cossi

Giuseppe Latour

Nella delibera appena firmata dal numero 1 dell'Anticorruzione l'appalto da 145 milioni finito al centro dell'inchiesta Dama Nera

I sospetti degli inquirenti vengono confermati dall'Anac: il contratto per la realizzazione della variante di Morbegno, in provincia di Sondrio, è stato ceduto in maniera illegittima, simulando un trasferimento di ramo d'azienda. È questo il clamoroso contenuto della delibera appena firmata dal presidente dell'Anticorruzione, Raffaele Cantone (n. 295 del 9 marzo 2016). La commessa per un appalto integrato da 145 milioni di euro, affidata dall'Anas in prima battuta a un'Ati guidata da Tecnis, secondo la ricostruzione dell'Authority è stata girata alla Cossi costruzioni dribblando le regole di evidenza pubblica.

Si tratta di un'operazione che lo scorso ottobre era finita sotto i fari della procura della Repubblica di Roma nel quadro dell'inchiesta sulla Dama Nera, perché dietro la transazione si nasconderebbe una tangente. Ora l'Anac conferma quella ipotesi. Ma non solo: Cantone bacchetta anche l'Anas, colpevole di non avere verificato a dovere la sostenibilità economica del contratto, dopo avere ricevuto notizia della cessione. Per l'Authority, allo stato attuale e considerando il costo sostenuto per acquisire il ramo, il quadro finanziario della variante potrebbe saltare.

L'esposto all'Anac
L'approfondimento dell'Anac è partito in seguito a un esposto dello studio legale Mariani per conto della società Costruzioni romane. E ha messo sotto la lente l'operazione con la quale il 30 marzo del 2015 la Tecnis ha ceduto alla Cossi costruzioni un suo ramo d'azienda chiamato "Ramo Lombardia". Quel trasferimento ha comportato, principalmente, il passaggio di due contratti: il più importante di questi era la progettazione ed esecuzione della variante di Morbegno, dallo svincolo di Fuentes allo svincolo del Tartano. La stazione appaltante era l'Anas.
Nello specifico l'aggiudicazione definitiva del contratto era stata deliberata l'11 dicembre del 2013 a un'associazione temporanea di imprese composta da Tecnis, Cogip infrastrutture e Ing. Pavesi spa. Il ribasso d'asta offerto era pari al 31,18% per un prezzo complessivo offerto di 145,3 milioni di euro. In seguito alla compravendita di marzo 2015, però, era avvenuta la cessione del ramo e, quindi, del relativo contratto.

La cessione di ramo d'azienda
Si tratta di una pratica al limite, dal momento che, secondo l'articolo 118, comma 1 del Codice appalti «il contratto non può essere ceduto». Quindi, per capire se l'operazione ha dribblato le regole sull'evidenza pubblica bisogna verificare che ci sia stato il trasferimento effettivo di un complesso aziendale e non solo la cessione di un contratto. Secondo la dottrina e la giurisprudenza, «l'oggetto della cessione deve essere tale da comprendere il trasferimento del complesso di beni, persone e "know-how», in grado di consentire effettivamente l'esercizio dell'impresa da parte del cessionario. Sul punto, spiega l'Autorità, è la stazione appaltante ad essere «onerata di acquisire l'atto di cessione di ramo d'azienda e tutti gli atti che hanno portato alla variazione dell'assetto aziendale dell'esecutore del contratto, in quanto si tratta di documentazione necessaria per accertare se si sia in presenza di un'effettiva cessione del complesso aziendale». Questo «al fine di non consentire, da parte delle stazioni appaltanti, l'elusione del divieto di cessione del contratto ex articolo 118, per il tramite di accurate verifiche circa il ricorrere delle condizioni previste per la cessione del ramo d'azienda».

Cessione fittizia
Precisati, quindi, «gli elementi costituenti una cessione di ramo d'azienda, si ritiene che il contratto di cessione Tecnis a favore di Cossi costruzioni non contenga i suddetti elementi; detto contratto, invece, si ritiene presenti peculiarità tali da essere ricondotto ad una mera cessione di contratto d'appalto». I motivi sono molteplici. Il fatto che il «Ramo Lombardia» fosse un'articolazione funzionale autonoma della Tecnis è smentito dalla circostanza che i due contratti ceduti erano a uno stato di avanzamento minimo. Per la variante era stata completata la progettazione esecutiva e l'attività di cantiere era iniziata appena due mesi prima della cessione. «Deve, inoltre, rilevarsi che dai dati contabili dell'impresa Tecnis spa precedenti la cessione non emerge alcuna struttura produttiva indentificata quale Ramo Lombardia».

Le responsabilità di Anas
Ma non è tutto. Anche l'Anas avrebbe dovuto vigilare meglio. Guardando alle cifre del contratto di cessione, infatti, emergono dubbi sulla sua sostenibilità economica. Il corrispettivo della cessione di ramo è stato pari a 18 milioni di euro. Questo denaro, in sostanza, andrebbe ulteriormente scontato dal ribasso percentuale del 31,18% offerto dalla Tecnis per vincere la gara. E, secondo i calcoli dell'Anticorruzione, vale altri 8 punti rispetto all'importo a base d'asta. Il ribasso totale, allora, sfiora il 40 per cento. «Se da un lato l'offerta formulata da Tecnis, risultata anomala, è stata sottoposta a verifica di congruità con esito positivo, di contro le nuove condizioni economiche che si vengono a determinare per la società Cossi non sono state sottoposte da parte della stazione appaltante ad alcuna verifica circa la loro sostenibilità economica». Questa omessa valutazione «potrebbe rappresentare un grave vulnus per un regolare svolgimento delle prestazioni contrattuali, non garantendo la qualità attesa ed esponendo l'Anas a prevedibili azioni dell'appaltatore finalizzate ad incrementi di costi del progetto».


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