Lavori Pubblici

Federcasa: servono 200mila case popolari, fallito il piano di social housing di Cdp

Massimo Frontera

Gli ex Iacp chiedono una tassa di scopo per finanziare la produzione edilizia e chiede di riassegnare la competenza allo Stato

Torna alla ribalta l'emergenza abitativa. A squarciare il velo dell'illusione che il sistema dei fondi immobiliari risolvesse il problema casa sono i numeri - impietosi - che Nomisma e Federcasa hanno presentato la scorsa settimana.
I numeri si leggono nella ricerca "Dimensione e caratteristiche del disagio abitativo in Italia e ruolo delle Aziende Casa" realizzato da Nomisma con dati forniti in parte dall'associazione degli ex Iacp italiani.

Da un parte ci sono i numeri del disagio abitativo. Il primo numero è quello di 1,7 milioni circa di famiglie che vivono in una casa in affitto ma sono gravati da un canone che assorbe oltre il 30% del reddito familiare. Il disagio si può tradurre in vera e propria emergenza: se si comincia a non pagare le rate prima o poi arriva lo sfratto. Stando agli ultimi numeri citati da Nomisma, relativi al 2014, sono stati emessi 77.278 procedimenti esecutivi, di cui 69.015 per morosità. Quelli eseguiti sono stati 36.083. Il fenomeno è in crescita costante, al ritmo dell'8% l'anno, dice la ricerca.

La bancarotta delle famiglie si riflette sulla proprietà edilizia. «Il nostro principale problema non sono le occupazioni abusive - riferisce il presidente di Federcasa, Luca Telluri - ma la morosità: l'abusivismo riguarda il 5% del patrimonio, ma la morosità riguarda il 22% e il 37% del patrimonio, rispettivamente riferito alla morosità sull'affitto e sul condominio».
Il patrimonio degli enti conta 758.516 alloggi, ma solo 652mila circa sono quelli assegnati perché il 14% circa è sfitto, inagibile oppure occupato abusivamente.
Per il ripristino del patrimonio il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, ha dato un grosso contributo concentrando nelle annualità 2016-2017 gran parte dei 478 milioni stanziati complessivamente per il programma partito mesi fa (e di cui ancora non si conosce lo stato di avanzamento).

Ma il piano di recupero degli alloggi riguarda circa 25mila unità. Il fabbisogno complessivo è molto maggiore. «Le famiglie che vivono in una situazione disagio abitativo, cioè pagano un canone di affitto superiore al 30% del reddito, sono salite da 650mila degli anni '90 a oltre 1,7 milioni: per invertire questo trend serve un piano Casa da 1,3-1,4 miliardi per creare 150-200 mila alloggi di edilizia residenziale pubblica», spara Talluri.
E non è tutto. A distanza di quasi 20 anni dalla "devolution" che ha assegnato l'edilizia pubblica alle competenze - programmatorie - regionali ora gli ex Iacp chiedono di invertire la rotta e di tornare tra le braccia dello Stato. «Sulla questione normativa, noi vogliamo che la competenza sull'edilizia pubblica torni allo Stato, visto che le Regioni ci dicono che non hanno risorse».

La soluzione non potrà neanche arrivare dalla finanza immobiliare, che nel 2008, ha ideato il sistema dei fondi immobiliari di social housing incardinati sul maxi fondo di Cassa depositi e prestiti. «Ad oggi il fondo ha prodotto poco più di tremila alloggi su quasi 17mila deliberati. «È una goccia nel mare», dice Talluri. «Quel sistema non ha funzionato, è stato un fallimento - rincara Luca Dondi, direttore di Nomisma - e comunque si rivolge a una utenza di fascia di reddito superiore rispetto all'edilizia popolare».
E dove trovare i soldi per realizzare 200mila alloggi? «Qualche idea ce l'abbiamo», dice Talluri. In particolare Federcasa propone una tassa di scopo per alimentare il sistema Erp. Si prepara il grande ritorno della Gescal.


© RIPRODUZIONE RISERVATA