Lavori Pubblici

Per gli appalti completare subito pulizia e regole, serve discontinuità

Giorgio Santilli

I vizi del sistema evidenziati dalle inchieste: troppe variabili in corso d’opera e valutazioni troppo discrezionali sulle varianti, gare al massimo ribasso truccate o falsate

Uuna fase difficile quella che tocca il mondo degli appalti. Una transizione appena cominciata, insidiosa e dall’esito tutt’altro che scontato. La conferma viene dall’inchiesta Anas-2 della Procura di Roma che ha svelato quanto fosse profondo e «marcio» il sistema messo in piedi dalla «Dama nera» e dalla sua cricca di dirigenti, funzionari, imprenditori e politici. Inquietante il rapporto descritto dalla stessa Antonella Accroglianò fra la sua cricca e i politici (prevalentemente del Pdl) che - a suo dire - si facevano sponsor di questa o di quella impresa. Se questi rapporti saranno confermati dalle indagini (per ora sotto inchiesta è finito solo il deputato pdl Martinelli) si svelerà un marciume ancora più grave di quello emerso finora.

Perché, allora, parlare di transizione, se la fotografia che ci rimanda l’inchiesta della Procura di Roma è, ancora una volta, come per Mafia Capitale, quella di un sistema chiuso, asfittico e senza speranza?

Perché non si devono sottovalutare elementi positivi, esterni all’inchiesta che tuttavia proprio l’inchiesta contribuisce a evidenziare. Il primo è che sei dei sette dirigenti e funzionari Anas implicati nell’inchiesta sono, in realtà, ex dirigenti ed ex funzionari Anas. Cinque sono stati licenziati dalla nuova gestione dell’azienda guidata da Gianni Armani. Uno ha lasciato comunque l’azienda. Solo una di questi, Elisabetta Parise, continuava a lavorare in Anas anche se era stata trasferita in una posizione marginale.

È un dato importante, anche se non va enfatizzato troppo perché i dipendenti cacciati dall’Anas erano stati già coinvolti nell’inchiesta Anas-1 e l’azienda ha quindi fatto rapidamente e rigorosamente quello che un’azienda deve fare: cacciare le mele marce. Però non è escluso che il marcio in Anas fosse anche più diffuso di quello che l’inchiesta evidenzia fin qui e l’espressione usata dal Gip fa pensare a questo. Vedremo negli sviluppi dell’indagine. Quello che però va evidenziato - in questo complesso gioco di luci e ombre - è che il ricambio all’Anas è andato avanti anche oltre le inchieste e ha riguardato tutta la prima linea della vecchia gestione, dove il cambiamento è stato totale e radicale. La pulizia è stata avviata in modo energico, ora va certamente completata. Aggiungiamo che nel vasto mondo degli appalti, la situazione è quasi ovunque peggio che all’Anas perché in tante aziende la pulizia non è neanche cominciata.

Ma c’è un altro punto di vista dal quale si può parlare di transizione: quello delle regole. Il governo sta tenendo fede all’impegno di varare entro il 18 aprile il nuovo codice degli appalti che impone una rivoluzione ed elimina molti dei vizi evidenziati dalle stesse inchieste: troppe variabili in corso d’opera, leva portante del «marciume», e valutazioni troppo discrezionali su quelle varianti; troppe gare al massimo ribasso truccate o falsate. Il nuovo codice getta le basi per chiudere con tutto questo. Soprattutto, con la vigilanza dell’Autorità anticorruzione guidata da Raffaele Cantone, i comportamenti anomali dovranno essere motivati e spiegati. A maggior ragione, allora, è necessario fare in fretta, accorciare la transizione, garantire risorse e strutture per “regolare” il settore in modo nuovo. Se la pulizia nelle singole aziende è la politica “micro” da perseguire e incoraggiare, le nuove regole sono la politica “macro” che potrà bonificare anche le aree oggi lontante dai riflettori.


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